Il sangiovese spargolo di Brolio

Dannazione per i raccoglitori o per quanti cedono l’uva alle cantine, ma per chi vinifica una manna d’oro perchè quei ciantellini portano dentro di se tutta la grazia e la caparbietà del sangiovese che ne ha passate tante nel corso della stagione, ma è pronto a sprigionare tutto lo zucchero accumulato, le acidità affinate, il vinacciolo tostato che permette di fari vini raffinatissimi, ma dal carattere indomabile, a cui servono lunghi anni per potersi addocilire prima di entrare nel bicchiere, mentre le bottiglie gemelle è bene tenerle stese per le occasioni di qualche decina d’anni a venire.

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La Laurea di Bianca

E’ bello vivere in un luogo dove gioie e momenti meno lieti sono un patrimonio di tutti.

E’ bello vedere una piccola donna che cresce e raggiungere l’apice del successo dopo mesi di studio fitto e continuo, lunghe passeggiate all’alba e al tramonto, calde tisane e miele.
Oggi c’è un alloro che cinge un lungo percorso fatto di sacrificio e dedizione, oggi c’è una nuova sfida e una nuova dottoressa a cui dire brava con pubblicazione e tanta lode nel giono di uuna canzone di Lucio Battisti, l’Arcangelo patrono del Chianti, la riscossa con le “Quattro giornate di Napoli”.

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Un tavolino da degustazione e riflessione

E’ grazie a una signora che ha il cuore in questi sassi – e ha donato un tavolino retrò con le gambe fatte con un crocicchio di castagno e il piano di un vecchio barile di lamiera – se la panchina metallica messa in posizione panoramica con vista su Vertine – contempla da oggi in dotazione – un piano rialzato dove poter poggiare un libro, un paio di occhiali o due calici con bottiglia per brindare in ogni stagione ai piccoli momenti felici che la vita proprone.
Un punto privilegiato per chi qui vive, un punto privilegiato per chi qui arriva e ha modo di caricarsi di un’energia positiva da diluire lentamente nel quotidiano.

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Tris di giallarelle, porcini e gentili

In un chilometro quadrato di piccolo mondo si trova quanto serve per allestire una cena autunnale con la base dei prodotti del sottobosco, delle viti e degli ulivi, con una scorrazzata in Calabria (nella zona del Cirò) con una superba bottiglia di rosato della Fattoria San Francesco e qualche tizzolo d’ulivo e quercia accesi nel camino con qualche pina buttata giù dal vento.
Bruschetta di gentili, pasta al sugo di giallarelle, cappello di porcino su bistecchina di maiale e si finisce per bagnar parole rievocando persone belle, libri letti, film visti e rivisti.

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Il corso di strazio del leccio a Siena

Quartiere residenziale di San Prospero con edifici di un certo pregio e in stile Liberty dove ben si connotano sia gli anni di edificazione che un certo benessere dei residenti.
Alzare lo sguardo al cielo è una ferita: basta guardare la sagoma di quei lecci disegnati da un inquisitore con la motosega per avere un’idea di come il “Corso di strazio del leccio a Siena” abbia trovato dei bravi interpreti, lasciando delle nobili piante con dei tronconi ottimi per ogni tipo di malattia, riducendo così nella stessa misura l’apparato radicale e la conseguente stabilità degli alberi
Può anche darsi che essendo stato il quartiere edificato negli anni ’20 del secolo scorso, ognuno di quei lecci rappresenti un caduto senese della Prima Guerra Mondiale.

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Un acquidoccio attivo e funzionante

Canale di regimentazione delle acque dai campi costruito probabilmente in epoca Leopoldina (che per la Toscana equivalse a un salto di qualità assoluta nella vita e nella civiltà).
Di questi canali di pietra con il fondo messo in modo di rallentare lo scorrere precipitoso dell’acqua) ne sono rimasti pochi dopo il rifacimento generale delle vigne e dell’assetto dei terreni negli anni ’70, ma quei pochi rimasti (costruiti con grande rigore e maestria) continuano ancora oggi a impedire il rischio del dilavamento dei terreni e portano lentamente l’acqua piovana verso i torrenti.
Questi pochi acquidocci rimasti sono un esempio tangibile di come le cose fatte per bene non hanno mai fine e continuano – nel corso dei secoli – nella loro missione.

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Le tre Prinz di Pienza

Dura stabilire quale possa essere la macchina più brutta tra la SIMCA 1000, la Bianchina del Ragioner Ugo o la NSU Prinz (senza considerare le Trabant o le Dacia 1100 di Oltre Cortina).
Ma con il senno di poi, anche quelle “carriolette” prodotte dalla casa automobilistica NSU di Stoccarda, hanno il loro fascino perchè quando furono prodotte non c’era necessità di ostentare ciò che non si era e chi solcava le strade del mondo a bordo della sua Prinz color pastello era una persona felice.
Se è difficile incrociare una di queste macchinine, vederne tre in un sol colpo allineate e in posa, tirate a lucido e scintillanti, è cosa unica e rara.
Questo accade a Pienza, città ideale di Pio II, campagna romantica messa in versi da Mario Luzi, luogo di elezione delle Prinz più belle del mondo.

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Maya

Da oggi quella montagna di pelo bianco non scodinzolerà più a chiunque le si avvicini avida di carezze come era – dolcissima – a dispetto della sua mole e della sua origine maremmana.
Non farà più passeggiate notturne in perfetta solitudine fra le ginestre che portano al Borro di Parabuio e tra gli ulivi rinseccoliti piantati fra i sassi che neanche la terribile gelata dell’85 volle scuotere. Una bianca vertinese a quattro zampe.

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E’ attivo il nuovo sito del Dit’Unto

Saltata l’edizione 2024 del Dit’Unto per i lavori di rifacimento del manto stradale, delle fognature e delle immancabili varie ed eventuali – quando si mette mano dopo tanti anni al sottosuolo – accentua la voglia di ripartire nel migliore dei modi con il paese tirato a lucido.
Già domenica 5 ottobre (a partire dalle 16.30) ci sarà la celebrazione della fine dei lavori alla presenza del sindaco di Castelnuovo Berardenga Fabrizio Nepi, con un buffet itinerante per le vie del paese e un seminario di storia su Villa a Sesta curato da Fosco Vivi, Enrico Toti e Valentina Lusini.
Intanto è stato attivato il sito del “Dit?Unto: un’agile guida ricca di informazioni sulla decima edizione della giornata del “mangiare con le mani” dove è possibile consultare gli orari delle navette, prenotare degustazioni e assaggi preparati da cuochi stellati e prelibatezze sconosciute.
Giunti come detto alla X edizione non manca una ricca sorvolata sugli chef, gli ospiti, le storie delle edizioni passate.
Il miracolo compiuto da un paese che non arriva a cinquanta residenti, ma che ha nel Circolo una cinghia di trasmissione, una fantasia e una voglia unica di aggregare tutte le persone e le attività economiche intorno.

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Giancarlo Siani

Un giovane di 26 anni che con la sua Mehari percorreva Napoli in cerca di storie da raccontare e da scivere su “Il Mattino” da giornalista non professionista (il tesserino venne consegnato alla famiglia ad honorem dopo la sua morte).
Intrecci di malaffare, storiacce e traffici di ogni tipo quelle che pur essendo alla luce del sole, aveva il torto di mettere su carta invece di ignorare come spesso accade a chi vede i problemi a milioni di chilometri ma è cieco e sordo a quanto accade dietro la porta di casa.
Scrivere su fatti e realtà di un territorio difficile quali erano Napoli e la Campania di metà anni ’80, significava avere una passione immane per verità e giustizia, supportato da un profondo coraggio.
La storia di Giancarlo è raccontata dal film “Fortapasc” di Marco Risi con Libero De Rienzo come protagonista. Oggi sono quarant’anni che Giancarlo Siani è stato ucciso.

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