92° Battaglione Fanteria Basilicata 6° scaglione ’88

Alla mensa arrivavano inquadrati per plotoni e non vedevano l’ora di assaggiare il rancio cucinato in pentoloni dove potevano sparire alla vista un paio di persone nelle operazioni di “pulizia”.
Il tacco degli anfibi consumato per lunghe ore di marcia, la sosta sotto il sole di agosto per attendere con la gioia immaginabile, il pranzo statale offerto dal maresciallone di cucina.
Le canzoni sparate a razzo nel grande salone erano: “La mia banda suona il rock” di Ivano Fossati e quella filastrocca di Afric Simone “Ramaya” che rendeva ancora più indigeste quelle strane cose che finivano nei piatti.
La caserma di Foligno è intestata al Generale Ferrante Gonzaga del Vodice, un eroe di guerra che seppe non chinare la testa di fronte alla prepotenza.

Accoglieva le reclute imberbi o quasi del servizio di leva che poi avrebbero rifocillato le varie caserme della Terza Brigata Missili Aquileia, dislocato a protezione del confine orientale dalle ventate staliniste.
Da quando il servizio di leva è stato abolito, la caserma ospita il Centro di Selezione dell’Esercito e non conta che poche centinaia di persone di fronte al migliaio dei tempi del CAR.
Ragazzi ventenni che in libera uscita avrebbero mangiato il buio si ricordano di Antonio, l’amico dei militari, che aveva una pizzeria in via dei Franceschi, ma soprattutto un piccolo locale dove si servivano stringozzi al tartufo e salsiccia che pare scomparso anche nei ricordi degli indigeni.
Il bar che serviva frappè e granite buonissime da dove venivano scritte tonnellate di cartoline, è stato sostituito da un negozio a catena di calze, la libreria Giunti per fortuna resiste.
La stazione identica, la poca strada che la separa dalla caserma con un viale dei tigli da percorrere è lo stesso. Si erano conosciuti in treno, nella diligenza che da Siena passa fa poggi valli e buche come era nell’ottocento (Chiusi – Terontola – Foligno) vicini per finire insieme, poi il rito della vestizione, con il maresciallo che a occhio o quasi lanciava il vestiario che dopo bisognava aggiustare scambiandolo con chi era più piccino o più grosso.
Poi passo, cadenza, inquadramento, smontaggio e rimontaggio del Garand con l’asta a becco d’oca che faceva sempre bestemmiare per essere rimessa a posto.

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