Parlare di caccia al cinghiale nelle immediate vicinanze delle elezioni regionali in Toscana è voce del verbo tempo perso, come direbbe Alvaro Vitali.
Lo è sempre, ma lo è di più ogni qualvolta si scaldano le urne e il PD suona il silenzio.
Di agricoltura e qualità del mangiare si riempiono le gote, del paesaggio le giberne, perchè basta vedere come è stata Etruscanyzzata la Toscana, per capire che la bellezza di tante, troppe aree rimarrà per sempre sepolta nei cassettoni, all’interno delle scatole di latta che contengono le foto in bianco e nero dei nonni o fra le foto conservate presso l’archivio Alinari di Firenze.
Le tonnellate di pane e granturco con il quale viene condotto l’allevamento della selvaggina selvatica nei boschi ha rotto gli argini da troppe parti e straripa nelle colture agricole, nelle vigne, nelle strade, negli orti, ora fino persino nelle olivete.
Olivi amputati nei rami e nelle foglie da branchi di cervi, daini e caprioli che insieme alle marche da bollo, alla Mosca Olearia, agli agenti atmosferici, molestano il paesaggio e la voglia di andare avanti di tanti che vogliono fare agricoltura e non allevamento di cinghiale nei propri terreni. Il PD è una calamità naturale piena di conservanti e fermenti lattici.









Parole sante, però sono anni che questo problema esiste e non viene trovata una soluzione.
Il territorio è gestito direttamente dai cacciatori, che hanno tutto l’interesse a far proliferare il cinghiale per fare le loro mattanze e attirare cacciatori di fuori…..
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Alla fine qualcuno s’incazza forte e ha ragione!!!!
Non se ne può più di combattere con le stagioni, la burocrazia e questi animali che entrano e mangiano da tutte le parti
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Il territorio è gestito dai detentori di interessi impermeabili – gli interessi e i loro detentori – a qualsiasi intervento, per quanto ragionevole e dialettico. che li scalfisca anche minimissimamente.
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La politica ha in mano la matassa e non c’è niente di più sordo di chi non vuole intorbidare le acque per non rompere equilibri, seggi, interessi (di pochi, il mucchio è solo manovalanza).
In pratica, non c’è da aspettarsi soluzioni al problema, solo vorrei che chi vive di agricoltura, quando è nella gabina elettorale rifletta cinque secondi prima di mettersi alla gogna da solo…….
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Un modo per attenuare il problema c’è, ma serve l’aiuto di tutti: se si segnalano alla polizia venatoria e alla forestale tutti i casi di alimentazione dei cinghiali le squadre vengono multate. E’ importante farlo. Se tutti quelli che vedono o sanno dove sono le “mangiatoie” le segnalano si può contribuire a diminuire la popolazione degli ungulati.
qui ci sono i contatti: http://www.provincia.siena.it/index.php/Aree-tematiche/Polizia-provinciale/Esame-abilitazione-venatoria/Contatti
Corpo Forestale dello Stato – Siena Via Massetana, 106 – 0577 280126 – 0577 280654 0577 270868
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Ciao Roberto, giusto quello che dici, ma in pratica si ottiene solo di far spostare di qualche centinaio di metri il luogo della pastura e di esasperare gli animi senza giungere a soluzione alcuna.
Bisogna che le aziende del territorio parlino compatte con la Provincia e riescano ad ottenere la liberalizzazione delle zone di caccia al cinghiale, altrimenti da questa situazione non se ne esce.
Se ogni squadra gestisce il proprio territorio e allevamento personale come ora, le cose e il numero degli animali possono solo peggiorare.
Poi c’è il problema di daini, cervi, caprioli, anche loro in sovrannumero, anche loro responsabili della buncherizzazione del Chianti e dell’abbrutimento del paesaggio.
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