Viene gennaio silenzioso e lieve di borro di Parabuio addormentato avvolto dalla bruma di bianche file di campi brinati e di potature di sangiovese.
Viene febbraio che allunga i giorno e diminuisce il buio
Viene marzo e si annusa la libera espressione del risveglio senza compromessi della natura, forbici e seghetto ridanno fiato e forma agli ulivi, le viti piangono di commozione per la vita che è bellezza mista a dolore…… arriva sempre la prima rondine.
Viene aprile ed è bello addormentarsi dopo una carezza e si accendono la brace di salsiccia fra gli ulivi.
Viene maggio e il pensiero è per la vita rapita di una rosa ardentemente accesa nata e vissuta sotto il segno del toro e per eterne morbidezze dei suoi petali intatti.
Arrivano le lucciole, la sera si fa mite, fioriscono viti e ulivi, le api si imbriacano con il polline di negroamaro.
Viene giugno e tutto esplode in un sipario alzato di fiori e di profumi, di cene sotto un fico al lume fioco intenso di lune di traverso ma perfettamente equilibrato fra cinghiali che smontano muretti e rondini che frescheggiano.
Viene luglio di terra in piazza e di cavalli al vento fra onde passionali di finestre aperte e tamburi che passano, grilli e grano che fruscia e matura, le viti da cimare.
Viene agosto per le cicale del parco, per una cena nel buio intorno al lume di cera e cocomero dell’orto, altra terra per carriere in piazza.
Viene settembre e gli ulivi sono pettinati per la raccolta, le viti sfogliate, la malvasia portata e appesa al riparo, altra brace di salsicce, l’umida fresca presenza di verde si rianima dall’arsura.
Viene ottobre di uva nei tini che bolle, gioie a tavola e di nuovo forbici, i grembiulini delle scuole, ombre, suoni, persone che questa terra hanno sempre vissuto e sapranno sempre come poggiarci i piedi
Viene novembre e la terra si fa croccante, i teli verdi annuiscono alle pieghe dei sassi sul terreno, cascano ulive, sgorga quel liquido verde che ossigena gli arti e le interiora.
Viene dicembre e si rammendano i ricordi, si riparano le reti, si rincorre la quiete di mesi faticosi e di canzoni serbate negli atri di pergole dure, pensieri difficili ma da ramendare sempre fino in fondo.









Come sempre lasci senza parole…. buon anno ai vertinesi di ogni latitudine.
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Buon anno a chi non si fa mettere i piedi in capo e ragiona con la propria testa.
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Bellissime parole Andrea. Buon anno e a presto 🙂
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