I furbi del frantoio

E’ una raffinata frode commerciale che vede coinvolti una decina di marchi – un paio molto noti – e che fa finire sulle nostre tavole “olio extravergine di olive italiane” che in realtà viene da lontano. Vi raccontiamo – sulla base di un’inchiesta che sta per chiudersi – come funziona questo business illegale, con quali guadagni per chi lo controlla e a quali prezzi per noi consumatori

I signori dell’olio si sono inventati una secondogenitura. Non spremono più: trasformano. A modo loro. Trasformano, manipolano, deodorano, profumano. Soprattutto, importano. Comprano a mani basse all’estero e rivendono in Italia, e poi via, di nuovo fuori. Se la tirano da gran produttori del Made in Italy, da fuoriclasse dell’oro giallo più buono al mondo. E intanto ci rifilano il pacco, e noi lo beviamo. Olio extravergine d’oliva? E come no: però spagnolo, tunisino, greco, marocchino.

Un flusso ininterrotto di miscele di oli “comunitari” e “non comunitari” viaggia ogni giorno verso l’Italia, da Sud a Nord, a bordo di tir e navi cisterna, lungo le rotte dei furbetti del frantoio. Sono centinaia di migliaia di tonnellate di oli low cost prodotti nel bacino del Mediterraneo, roba che viene reimbottigliata nelle nostre aziende, dove acquista una nuova, falsa identità. Alla fine di italiano garantito c’è solo il marchio (pazienza se i più grossi nomi sono finiti in mano agli spagnoli). Anzi, i marchi. Nelle tasche dei padroni dell’olio entrano cinque miliardi di euro l’anno. Sulle nostre tavole, un bluff.

Chi sono i nuovi ràs delle olive taroccate? Come funziona il loro business? Ci sono una decina di etichette — una paio molto note — che in questa Seconda repubblica dell’olio hanno formato un cartello: un blocco di imprese — produttori e distributori — alleate nel nome della speculazione fondata su una raffinata frode commerciale, sull’inganno subdolo del consumatore, su un modo di operare che è diventato “sistema” e che sta accumulando profitti patrimoniali enormi. Sono attive per lo più tra Centro e Sud Italia.

Importano enormi quantità di olio dalla Spagna, dalla Grecia, dalla Tunisia. In alcuni casi lo acquistano da società alle quali risultano collegate: stesso gruppo, stesso padrone, un’unica famiglia. Se comprano uno o se comprano cento, il prezzo è sempre lo stesso. Controllano i prezzi, controllano il mercato. Un tempo in queste rinomate aziende italiane si spremevano olive: oggi ci sono solo dei sylos. Cisterne che attraverso le idrovore mungono olio dai tir che lo trasportano fin qui dagli uliveti dell’Andalusia, o dalle sconfinate coltivazioni tunisine. E poi? Una bella etichetta italiana e via: l’extravergine italiano taroccato atterra sugli scaffali dei supermercati.

A rivelarlo è un’indagine, ancora in corso — ma che Repubblica è in grado di anticipare — condotta dall’Agenzia delle Dogane, dai detective del settore frodi del Corpo Forestale dello Stato e della Guardia di Finanza, in collaborazione con Coldiretti. Non è la classica attività investigativa che porta alla scoperta di prodotti malconservati o scaduti. E’ un’esplorazione più tecnica, portata avanti con l’analisi incrociata di banche dati europee e accertamenti fiscali da una parte, e controlli sul territorio dall’altra. Una lente di ingrandimento posata sulla filiera dell’olio “mascherato”.

Permette di capire parecchie cose: per esempio perché quattro bottiglie di olio extravergine su cinque battono ufficialmente bandiera italiana ma contengono prodotti stranieri (provenienti soprattutto da Spagna e Grecia). Prodotti, oltretutto, nascosti dietro etichette praticamente illeggibili. O perché quattro chili d’olio su dieci in vendita nei supermercati sanno di muffa (studio Unaprol, Coldiretti e Symbola). E ancora: come mai, a fronte delle 250mila tonnellate di olio che esportiamo, ne importiamo 470mila (nel 2010 sono state 100mila in più). Dove vanno? Come vengono miscelate? A quanto le rivendono?

Inchiesta di La Repubblica segnalata da Roberto di Tre Scogli.

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0 Responses to I furbi del frantoio

  1. Avatar di ambra ambra ha detto:

    ” Io speriamo che me la cavo ” …grazie Pagliantini

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  2. Avatar di Andrea Pagliantini Andrea Pagliantini ha detto:

    Tutto dipende da quello viene infilato nel carrello della spesa.
    L’olio sprint per la macchina e l’olio troiaio per il corpo.
    Così facendo si permettono frodi e prese per il culo su quanto c’è scritto sulle etichette…. e spesso olio muffato dentro le bottiglie.

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  3. Avatar di ale ale ha detto:

    belllllissssimooo

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  4. Avatar di essebì essebì ha detto:

    Tutto vero e c’è pure dell’altro. ma per l’olio vale quello che accade per i vini pregiati. Bisogna lavorare per farli conoscere sempre di più, insistere sulla differenza tra il vero e nom, svergognare e sconfessare quelli che gabellano il finto per il vero, e lavorare perché l’olio extravergine abbia un mercato che remuneri chi lo produce. Senza questo ci saranno sempre più anime belle che svendono il loto oliveto e l’internazionale dei ‘liberalizzatori’ lì pronta a strozzinarli…

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  5. Avatar di Andrea Pagliantini Andrea Pagliantini ha detto:

    Non dimenticare di far conoscere articoli del genere e far vedere luoghi e posti dove le cose vengono fatte sul serio e non sulla carta, questa una soluzione.
    Non fermarsi alle apparenze e scavare, scavare, cercare, vedere che le cose non sono esattamente come una vecchia pubblicità in cui le bottiglie nascevano direttamente dalle piante.
    Spesso sono le navi e le cisterne a fare l’olio ed è giusto che chi lo usa lo sappia.

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  6. Avatar di mario mario ha detto:

    …e pensare che sono tanto …vicini a noi…. zitti zitti se no ci sentano!

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  7. Avatar di Andrea Pagliantini Andrea Pagliantini ha detto:

    Ribalta un omino con l’apino e ogni particolare della sua vita viene spiattellato sul giornale, ci sono notizie del genere e si deve salvaguardare la praivaci di questi signori a rischio di consumare prodotti scadenti pagandoli per quasi buoni.
    Non si ha idea di chi siano le aziende in questione, non lo si dice chiaramente, si va per allusioni e sentito dire…… non va bene.
    E’ giusto che chi acquista olio sappia cosa compra e da chi…… non so che dire.

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  8. Avatar di mario mario ha detto:

    ..tra firenze e siena…ci sono tante fabbrichette…proprio dentro la zona di produzione di quello vero…

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  9. Avatar di Andrea Pagliantini Andrea Pagliantini ha detto:

    Allora è facilissimo immaginare, ma sarebbe molto più corretto che venissero forniti i nominativi e la gente, chi compra l’olio si comportasse di conseguenza.
    Tutelare la praivasi dei farabbutti non è bella cosa.

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