Il nido e la vite

Con attrezzi poco tecnologici e rapidi, ma affidabili per uso e senza conseguenze noiose per chi li usa è iniziata con gioia la ripulitura di alcuni vecchi muri da rovi, vitalbe e pruni.

La prima sorpresa è stata un nido, subito dopo un tralcio di pianta certo conosciuta ma inaspettata: una vite vecchissima sepolta dal mare di verde cresciuto sopra.

Sia per recuperare il nido, sia per liberare la  vite lavoro lento e accurato da archeologo.

La vecchia vite non pare americana, ma la conferma ci sarà dopo averla reimpostata  aspettando le foglie.

Sarebbe la prima vite riconosciuta e certa a piede franco esistente nel territorio.

Questa voce è stata pubblicata in campino e olio, Fotografie 2010. Contrassegna il permalink.

0 risposte a Il nido e la vite

  1. DOCG ha detto:

    Buonasera Andrea,
    ho letto recentemente che accanto o poco lontano vi è addirittura un vigneto di viti a piede franco, lei ne sa qualcosa?
    Il vino ottenuto ne guadagna in qualità?

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  2. Michele Braganti ha detto:

    anc’io ho sentito dire,da quelle parti, di un vigneto a piede franco allevato a alberello….ti risulta…????

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  3. gian paolo ha detto:

    Botte per il ramato….se hai anche le Spagnole-ragazze provenienti dalla spagna- del film il “Ciclone” arrivo all’istante!av vagh a pùder.ciao GP

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  4. Andrea Pagliantini ha detto:

    Le bugie hanno la miccia corta, qui non c’è nessuna vigna a piede franco e meno che meno allevata ad alberello, chi lo dice è un bischero.
    Le viti più vecchie della zona sono degli anni ’60 innestate sul posto e abbandonate da un anno di malattia dello zolfo (oidio) e da due di non potature.
    Altre più recenti, innestate sempre in campo e dagli anni 80 ai giorni nostri tutto con barbatelle di vivaio allevate a guyot e cordone le nuove.
    Di alberello a piede franco qui ci sono solo quercioli e ginepri.
    E purtroppo Gian Paolo, spagnole non ce ne stanno, solo tanti pruni 🙂

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  5. gian paolo ha detto:

    Ecco vedi altra riprova che c’è gente che parla a vanvera -loro-e gente che lavora la terra- noi- in mezzo tanta gente che giustamente o no crede…una volta un famoso produttore francese Didier Dagueneau della zona del Pouilly-fume faceva notare come il più delle volte le vigne a piede franco era collocate in zone meno pregiate rispetto ai Cru ;e che i produttori stessi le piantavano lì proprio perchè se arriva la filossera era meglio che rovinasse la zona meno pregiata…Bel dietrofront da uno che ci credeva,come dire faccio la vigna da fico per far parlare di me però la metto dove mi reca meno danno.
    Domandone per l’autoctono;il Sangio è meglio a cordone o guyot,io ce l’ho a cordone e sono abbastanza contento però sempre aperto a nuove strade..ciao GP

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  6. DOCG ha detto:

    Ma allora, che senso dire una cosa per un’altra e arrivare a fare di queste figuracce?
    Mica ne guadagneranno in considerazione e prestigio dicendo cose non vere!!!!!!!!!

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  7. gian paolo ha detto:

    @ docg
    io penso solo che ci voglia buon senso; se sappiamo che la filossera è un proplema possibile tu pianteresti una vigna senza porta-innesto.io no.Tutti però possiamo fare quello che vogliamo a casa nostra .peace and love.
    Ciao Gian Paolo

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  8. Andrea Pagliantini ha detto:

    Quella gente è notorio sta spacciando e tentando di vendere cose che non hanno ma vorrebbero avere o non hanno il pudore o la capacità di fare.
    Sanno solo sgomitare e inventar cazzate.
    Io ho provato sia cordone che guyot.
    Il primo è facile a gestirsi una volta impostato, la potatura è veloce e non occorre poi legare……….. ma si taglia sempre sul vecchio ogni anno a meno di non mettersi a rinnovare il cordone ogni tanto…… operazione improba a meno di non doverlo fare per forza.
    Il Guyot o meglio il capo e razzolo che mi suona meglio ha il pregio che ogni anno la vite si rinnova e fruttifica in un tralcio che poi andrà eliminato per far posto al nuovo.
    Cero, dopo la potatura bisogna legare e la gestione è un pò più faticosa nel complesso, però la pianta subisce meno sforzo, nelle annate critiche regge meglio gli urti della siccità avendo potuto crescere e irrobustirsi con calma e rafforzarsi………. il cordone sempre quello è e si ammala pure prima.
    Per facilità di operazione indubbio il cordone, per salute della pianta e qualità del vino anche in condizioni difficili, certo il capo e razzolo.

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  9. Filippo Cintolesi ha detto:

    Docg, perche’ non ci dici chi lo dice, cosi’ andiamo a controllare?

    Quanto al piede franco, dico la mia: di viti (non dico vigne, dico viti sparse) a piede franco, ce ne sono, basta pensare alle fallanze riempite con la propaggine della vite adiacente, ossia interrando un tralcio del domestico che poi si affranca.
    Quanto alla qualita’ migliore o peggiore del vitigno domestico franco di piede…. di certo la longevita’ della vite (fillossera permettendo, ovviamente) non ha paragoni con una innestata. Anche le caratteristiche organolettiche non restano le stesse, basti pensare alla cura che bisogna dedicare alla scelta del portainnesto giusto per il tale o il tal altro domestico. Bisogna farsi una ragione che la “qualita’” della viticoltura e’ andata cambiando, e molto, nel corso del secolo appena trascorso, per svariate ragioni, non soltanto per la necessita’ di innestare sugli americani. Probabilmente un tecnico di una settantina di anni fa inorridirebbe a veder fare molte cose come sono fatte oggi, per motivi economici (e anche sociali).
    Mi sembra istruttivo un passo di una delle mie autorita’ preferite, quel dottor Nerino Trabalzini dell’ Ispettorato Agricoltura per la provincia di Siena che nel 1955 dava alle stampe i suoi “Appunti di viticoltura per gli agricoltori ed i contadini senesi” (ed. Arti Grafiche Ticci):
    “… Bisogna una volta per sempre convincersi che l’impianto di viti franche di piede e’ troppo rischioso in un ambiente come il nostro, infestato tutto piu’ o meno dalla fillossera; e che non e’ affatto impossibile ottenere buoni ed ottimi risultati anche dalle viti americane, come l’esperienza delle migliori aziende dimostra senza possibilita’ di dubbio. Certo che per il conseguimento di questi risultati non basta migliorare la tecnica degli impianti, occorre anche la necessaria collaborazione del colono, al quale bisogna far comprendere che la viticoltura su piede americano richiede maggiori cure e consente minori possibilita’ di sfruttamento che non quella nostrale, particolarmente negli ambienti piu’ difficili.”

    Per la cronaca (sempre dal Trabalzini apprendo) al principio del ‘900 nella sola provincia di Siena esistevano circa 80 milioni di viti nostrali, forse anche piu’. Nel 1929 quando fu compilato il catasto agrario ne esistevano 76 milioni e mezzo, fra ceppi nostrali e nuovi su piede americano, che producevano in media 1 milione e 200 mila quintali di uva l’anno. Nel 1949 le viti totali erano ridotte a 51 milioni, di cui solo 30 milioni nostrali e 21 su piede americano, e producevano mediamente 700 mila quintali d’uva l’anno. Nei venti anni 1929-1949 si ebbe quindi una diminuzione del 33% nel numero di viti e di oltre il 40% nella produzione d’uva.
    Dati impressionanti, resi ancora piu’ impressionanti dalla constatazione che in un cinquantennio furono circa 50 milioni le viti nostrali sparite, a un ritmo medio quindi di un milione l’anno. E si parla della sola provincia di Siena.

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  10. Andrea Pagliantini ha detto:

    Lo dice il solito Zaccaria Problemi, chi vuoi sia se non lui a sparare simili minchiate di vigneti ad alberello a piede franco….. centenarie oserei anche dire….

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  11. gian paolo ha detto:

    Allora Razzolo a più non posso…bella roba speriamo che domani ci sia il sole così si pota..ciao e grazie.gp

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  12. Filippo Cintolesi ha detto:

    O col cordone o col capo, dal razzolo ‘un si scappa. A meno che non si voglia fare il capovolto, o archetto. Che pero’ t’alza la vite sempre piu’.
    Andrea, ma siamo sicuri che sia Zaccaria che racconta della vigna ad alberello su piede franco? E dove sarebbe questa vigna? Si potra’ sapere dov’e’, no?

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  13. Andrea Pagliantini ha detto:

    @ Filippo
    bisogna lasciargli il tempo di piantarla, poi ce l’ha sicuramente.
    Intanto cura vigneti appoggiati sui muretti a secco in azienda a conduzione familiare.
    E’ un gazzilloro il ragazzo, ci vuol pazienza.

    @ Gian Paolo
    Hai cordone no, se non ricordo Male?

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  14. gian paolo ha detto:

    @ Andrera
    Si la vigna è a cordone speronato, però mi sarebbe piaciuto provare anche altre cose…ho 2 cloni di Sangio;
    uno Emiliano il SG 12 T -veramente troppo generoso- e poi il Fedit 20 ch- poco vigoroso; necessita di cure come un bimbo,e che alla fine ripaga- Nessuno in zona ha Sangiovese è stata una nostra sfida…ciao GP
    P.S.Il Sangiovese è stata la prima varietà anni orsono con la quale iniziai a lavorare in vigna, come fai a non amare una varietà così?secondo me puoi capirmi .buona notte

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  15. Michele Braganti ha detto:

    ciao gian paolo, scusa se mi intrometto,ma ti leggo davvero appassionato e innamorato delle tue piante e della tua terra,ti consiglio anche il canaiolo, altra varieta’ ignorante ma se ben allevata ti da delle enormi soddisfazioni sopratutto se unita in vinificazione al sangiovese.

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  16. Filippo Cintolesi ha detto:

    Ragazzi, se quel che state maldicendo si riferisce al marchio La porta di Vertine e al loro sito web, suggerirei maggior prudenza. Questo e’ quello che ho trovato su quel sito a proposito di alberello e di piede franco:

    “I vigneti vi saranno man mano piantati “ad Alberello” e saranno effettuati esperimenti con viti franche di piede, parte della filosofia de La Porta di Vertine.”
    o, nella versione in inglese:
    “Vineyards will be planted “ad Alberello” and planned experiments with ungrafted vines are as much part of La Porta di Vertine’s philosophy as the wish to reduce the need to green harvest.”

    Parlano al futuro, e a proposito del piede franco parlano di esperimenti. In vino veritas, mementote..

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  17. Andrea Pagliantini ha detto:

    Un’ azienda che sperimenta e fa sempre nuove prove è notevole ai fini dell’impegno e della comunicazione, poi se son rose fioriranno.

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  18. gian paolo ha detto:

    Ringrazio per i suggerimenti e proverò in piccolo anche il cannaiolo,e se son rose ….cum al dis me nunna spromma. duona domenica.ciao gp

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