Il Chianti, Forbes, pensieri…

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Poco più di un mese fa, la rivista americana Forbes elencando le località del mondo consigliate per vivere e investire agli americani, metteva in cima alla classifica Gaiole in Chianti. ( Qui e qui )

Qualcuno ha avuto un orgasmo, altri sono lestamente in attesa di godere i frutti e avvinghiare con mani preparate l’arrivo di tutto questo bendiddio fatto di dollari, euro e costruzioni.

Il Sindaco di Gaiole ha invitato a passare le vacanze nel Chianti il nuovo Presidente degli Stati Uniti, forte del riconoscimento di Forbes e “dell’ospitalità, delle bellezze storiche e paesaggistiche del luogo”.

E’ certo che saremo tutti felici di una visita di questo prestigio.
Dopo aver sedimentato la notizia e averci riflettuto, mi pare che quell’articolo sia come una spinta per un’operazione di slancio speculativo ed edilizio nel territorio, molto ben gestito da un punto di vista marketing e da un punto di vista locale.

E’ certo che questi posti hanno una visibilità ed un’aurea nell’immaginario collettivo, ma è anche chiaro che il valore di un immobile, di un’ azienda, di una vigna, qui è un valore sempre in crescita nonostante il periodo di crisi che stiamo passando, con buona pace del territorio e dell’ambiente che può essere aggredito ancor di più.

C’è il prestigio che offre avere una vigna nel Chianti,c’è la tentazione di produrre vino ed olio di un certo livello,ma negli ultimi anni conta soprattutto “l’acquista, moltiplica e fuggi” e gestire questi nuovi arrivi e ripartenze, smuovendo denari  alla luce del sole o forse no.

Tutto il resto è folklore o fumo negli occhi?

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7 risposte a Il Chianti, Forbes, pensieri…

  1. ric ha detto:

    Come si dice:”A pensar male spesso ci si azzecca”:

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  2. babeuf ha detto:

    Penso che tu abbia colto appieno la dimensione dell’operazione..curata per bene..un bel lancio di marketing su forbes cosi da avere una occasione da sbandierare e per mettere una bella dose di argomenti allettanti (leggasi soldi a gogo da far girare) in vista delle imminenti elezioni..non è un disegno improvvisato ma studiato per bene e far montare progressivamente la cosa..di folklore c’è ben poco andrea..questi scherzano poco..e anche di fumo ne vedo poco andrea..qui ci cucinano per bene se non stiamo attenti..con buona pace di chi ama davvero quelle terre.

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  3. Andrea Pagliantini ha detto:

    Ci sono certo delle menti fini dietro tutto questo, non può essere frutto del caso la scelta di un piccolo posto come questo, però appetibile dal punto di vista di investimenti speculativi dove ogni sasso poi si trasforma in oro.
    Interessante anche la tua ipotesi sulle elezioni che ci saranno a breve.
    Chi arriva nella stanza dei bottoni potrebbe condizionare tutta questa cosa, ma forse più da fuori che da dentro, anche senza bisogno di esporsi in prima persona perchè non ce nè bisogno.
    Io non ci stò a veder diventare una disneyland questa terra e a fargli perdere l’anima come tanti che ci vivono e ormai l’hanno persa “per qualche dollaro in più”.

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  4. babeuf ha detto:

    Non so nemmeno io se i burattinai avranno il coraggio di presentarsi direttamente..l’ombra consente quello che il sole impedirebbe..ma al di la di questo quello a cui bisogna prestare attenzione è il potere di condizionamento che potrebbero esercitare..e qui sorge una domanda..quanti ancora di coloro che hanno gia venduto l’anima potrebbero prestare orecchio a certe sirene? esiste ancora un barlume diffuso di resistenza?

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  5. Andrea Pagliantini ha detto:

    Non hanno bisogno di impegnarsi direttamente solo perchè hanno sempre potuto esercitare il proprio comodo indipendentemente dalle appartenenze.
    Se i burattinai non scendono in campo, di certo vorranno metterci qualcuno con testa e fidato, e sono le persone di testa che fino ad ora hanno negato loro il consenso pur essendo della stessa sponda, proprio perchè li conoscono bene.
    Ma stavolta il gioco si fà grosso e avranno preso le contromisure del caso.
    La domanda che fai è di difficile risposta, ho sperimentato sulla mia pelle che l’amicizia e il rispetto di questi luoghi passano in secondo piano di fronte a banconote fruscianti.
    Più che di resistenza, parlerei di buon senso, non far massacrare questo territorio, come altri simili è un’idea di civiltà.
    Qui non si è molti a pensarla così, ma se fuori vedono nel Chianti un posto bello e favoloso, saranno pronti a capire queste ragioni di chi non vuole vederlo diventare come la Costa Smeralda.

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