Oratorio del martirio di Sant’Ansano

oratorio del martirio di sant'ansano

Nell’anno 303, al momento del martirio, il corpo del Santo fu deposto in una grotta naturale posta a monte dell’edificio.

In età romano – gotica venne realizzato il tempietto di forma ottagonale in pietra calcarea dell’ Acqua Borra.

Nel 1107 i vescovi in conflitto concordarono la traslazione del Santo: la testa nella Cattedrale di Arezzo, il resto del corpo in Duomo a Siena.

Fu poi ampliato l’edificio inglobando il sepolcro naturale del Santo.

Dopo secoli di abbandono, l’allora Compagnia di Sant’Ansano provvide alla riedificazione in laterizi, all’interno una fonte battesimale un tempo alimentata da una sorgente di acqua che dissetava viandanti e animali.
Nell’Anno Ansaniano 2003, venne realizzato il portone in bronzo dall’artista Roberto Joppolo.
Fonte: Scheda posta all’ingresso dell’oratorio.

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La berretta del prete

cappello del prete

E’ cosa nota che il nome popolare di questo arbusto decorativo proviene dalla forma del frutto che è identica al coperchio che era in uso tenere al caldo o a evitare il sole ai pensieri dei preti.
Una siepe di questo arbusto, avrebbe in questo momento il suo massimo splendore di foglie che dall’arancio – verde, tendono al rosso, con quel frutto particolare molto lassativo, con i preti che hanno sempre osteggiato perchè a loro piaceva accumulare.

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Particolari di sanità pubblica del Pellegrinaio

Il pagamento del salario alle Balie con il grano che proveniva dalla Grance (fattorie, spesso fortificate).
Latte per i piccoli “gittatelli”, (i bambini abbandonati), in cambio di grano, o, come si vede (nei dippinti della parete opposta) in cambio di denaro, che veniva accuratamente annotato.
Un’opera di cura e di accoglienza per i pellegrini e per la popolazione locale, un esempio di servizio Pubblico nei secoli dove la ragione almeno se la batteva alla pari con il profitto.

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Il ciclista eroico che porta le merende a casa

il ciclista porta merende

Ogni anno calano nel Chianti migliaia di persone che soggiornano in dorati e ultra comodi agriturismi, altri si adattano in tenda o camper e non mancano cenoni e grigliate epiche, buon vino, libri, maglie presentazioni, comparsate girardenghe a benedire.

Una sgambata fra le strade bianche e pantagrueloci rifornimenti attraversando luoghi che rapiscono i sentimenti sparsi per rivoli della provincia di Siena.
Poi c’è chi ogni giorno solca in lungo e largo le strade di città fra i mille ostacoli che un qualunque denso centro urbano comporta, con uno zaino coibentato a tracolla, per consegnare tortellini, anatre all’arancia, le paste per colazione o la crema di pistacchio per merenda.
Basta un semplice e comodo click sul telefono e che piova o tiri vento, ci sia il sole a picco o notteggi, giunge a casa o in ufficio “l’ascaro” con le vettovaglie, vero eroico dei tempi moderni.

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Perse un paio di scarpe al vespasiano di San Girolamo

scarpe vespasiano di san girolamo siena

Via San Girolamo a Siena, a destra dell’Arco di San Maurizio, detto anche Ponte di Romana, dove sapientemente nell’ombra è installato quanto di più moderno possa essere stato fatto e pensato nell’antichità.
Un vespasiano vecchio tipo (ma perfettamente efficente per alleviare le tante vesciche in transito che quotidianamento entrano o escono da città) dove alla destra del foro d’ingresso sono state lasciate un paio di scarpe nere di non disdicevole fattura.
Si sussurra che in palazzi nobiliari, nelle sere scorse c’era una festa aperta alla più rinomata cremeria, dove un invitato ha perso un paio di scarpe magiche che esaudiscono tutti i desideri che chi le indossa esprime.
La ricerca delle scarpe infatti è forsennata, ma lo sfortunato utente non può rivelare il loro potere e il loro vero valore.

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Starda nel comune di Monteluco

“Contrada medioevale accucciata sotto il potente fortilizio di Monteluco della Berardenga, nel 1108 viene rammentata in un atto pubblico nel “Cartulario della Berardenga”, nel 1261 faceva parte del comune di Monteluco.

Dopo le lotte tenaci dell’epoca medievale, nelle quali resta coinvolta in ripetuti saccheggi e distruzioni, la ritroviamo villa dei conti Guidi, gravitante nel Valdarno superiore e abbinata ai possessi di quella famiglia in Casentino.

Ai nostri giorni è un paese rurale diviso in quattro proprietà estremamente parcellizzate da annose storie di confini e successioni di famiglie chiantigiane che abitavano le sue due fattorie.

Questo luogo di “uomini strani in terre forti” fu acquistato molti anni fa dai Malaspina, signori della Lunigiana, ma oggi del vecchio castello non rimangono che i sotterranei: pareti di roccia sostenute da archi massicci in ampie stanze dove trovano degna dimora botti di rovere di varie capacità.

A Starda si lavorano i terreni e si trattano le viti con tecniche e attrezzature moderne, si vendemmia con i migliori crismi vecchi e nuovi, si vinifica e si conserva in modo tradizionale in botti di rovere…”.

Fonte: Atlante del Chianti Classico di Enrico Bosi, Sansoni Editore 1972.

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“C’è ancora domani” proiettato nella Berardenga

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Venerdi 6 dicembre alle ore 21 presso il Teatro Alfieri di Castelnuovo Berardenga, proiezione del film – a ingresso gratuito – “C’è ancora domani” di e con Paola Cortellesi.
Mentre nella stessa mattina di venerdi, sarà prevista una proiezione per gli studenti della scuola media “G. Papini” accompagnati dai loro insegnanti.
Un modo per parlare di ieri e di oggi attraverso gli occhi di una protagonista sulla cui pelle pesano le ingiustizie di ieri e l’inerzia possessivo – individualista di oggi.

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La casa – nave di Radda

casa nave radda

Si ipotizza che qui doveva essere il primo insediamento con la prima cinta muraria del castello (agli albori dell’ XI secolo), con successiva apertura stradale nel momento in cui sono state erette le nuove fortificazioni, ultime quelle nella prima metà del Cinquecento.
Palazzo costruito a filaretto d’alberese, dalla caratteristica forma a chiglia di nave che solca il paese (non il borgo… termine complessato/modaiolo usato a mitraglia forse per dare più tono o importanza a un luogo, anche se si parla di un castello o di un luogo originario dell’anno Mille) dove – per i proprietari – la cosa più difficile sarà poter appendere un quadro alla parete.

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Un corallo di rose perle

Sono gli ultimi vagiti di foglie colorate che a breve non resteranno più.
Reggono le rose dell’orto, una sviolinata corallo che si splende nell’alberese della torre e si conficcano nello sguardo di chiunque abbia a passare.

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Il suono dell’arpa a San Gimignano

arpa san gimignano

Francesco rientra dalle carceri di Perugia alla natia Assisi, ma nella trasposizione al cinema di Zeffierelli in “Fratello sole sorella luna” sono i tetti e le torri di San Gimmignano a svolgere la funzione della cittadina umbra.
La struggente e immortale melodia della colonna sonora del film composta da Riz Ortolani, si riconosce alle prime tre note e ha il dono comunque di far commuovere.
E diventa un “Dolce sentir” il suono dell’arpa sotto il portico comunale di San Gimignano.

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