“Il tempo dei lupi”, storia e luoghi di un animale favoloso

Museo Archeologico di Abbadia Isola (cittadella del pensiero e della cultura) con la professoressa di Storia Medievale Gabriella Piccinni e l’archeologo assessore alla cultura di Monteriggioni Marco Valenti che introducono Riccardo Rao (storico medievista dell’Univiersità di Bergamo) autore di un libro denso di analisi, mettendo insieme una cronologia di luoghi comuni e dicerie sedimentate nei secoli nei confronti del lupo, primo anello della catena alimentare.

“I lupi stanno tornando. Negli ultimi anni la loro popolazione in tutta Europa è aumentata in modo esponenziale. In Italia è più che decuplicata superando i duemila esemplari. Sempre più spesso vengono avvistati intorno ai centri abitati, nei pascoli, al limitare del bosco. Insieme alle tracce riemergono paure antiche, mai placate del tutto.

Nemico da perseguitare, incarnazione del male, pericolo per raccolti e greggi: man mano che avanzava l’urbanizzazione e le foreste lasciavano spazio ai campi, i lupi sono stati cacciati, dagli eserciti o dagli stessi contadini, spesso dietro compenso delle istituzioni pubbliche. Si conta che solo in Francia nel 1797 furono uccisi oltre cinquemila lupi. Massacri simili furono perpetrati in Germania, Inghilterra, Italia… Una strage alimentata da un timore ancestrale che dal Medioevo giunge fino al presente.

Dalla donna delle Asturie capace di comandare branchi di lupi nel Seicento, al ragazzo tedesco allevato dai lupi nel Trecento, fino alla celebre storia della bambina con il cappuccetto rosso che attorno all’anno Mille viene ghermita da un lupo e condotta nel cuore della foresta, Riccardo Rao ci guida attraverso documenti storici e leggende fino ai giorni nostri, ai macabri ritrovamenti di lupi impiccati nei boschi italiani.

In un percorso fra storia, letteratura, psicologia e biologia, Rao ricostruisce come la superstizione popolare, la cultura dotta degli uomini di chiesa, ma anche le grandi trasformazioni dell’ambiente abbiano creato il mito del lupo europeo. Un mito mai così attuale”. Riccardo Rao.

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Vertine, pranzo delle Rogazioni e della Repubblica

Dopo la camminata per viottoli e stradelli, ci si mette a sedere sotto al frescolino dei lecci del Parco per celebrare il rito di un altro altare – meno nobile, ma non meno sacrale – come quello dela brace.
Una bella fiammata di legna di leccio, ulivo, frasche di alloro, ramerino, salvia e cipresso per dare modo a costoleccio e salsicce di pigliare una bella abbronzatura, per festeggiare degnamente la data delle Rogazioni (benedizione dei campi) e della tanto sudata e amata nostra cara Repubblica.

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Vertine, benedizione dei campi e colazione

Le Rogazioni, l’antico rito della benedizione dei campi, con una Messa che ha inizio la mattina alle 7.30 con succesiva camminata in un anello di viottoli e stradelli intorno Vertine, che si conclude davanti al Parco dei Caduti della Grande Guerra e finisce con una colazione per tutti a base di pane, prosciutto, cacio, salame e vino fresco di cantina.
Erano decenni che non veniva compito questo rito tradizionale nelle campagne, scavando nei ricordi si risale a quando iniziarono a spopolarsi i poderi e il paese nei primi anni ’60.
Si scopre che oltre la voglia di ritrovare pagine di passato, c’è la gran voglia di scrivere pagine al tempo presente con una socialità non totalmente perduta, ma incrinata dal logorio della vita moderna.
Vertine è una comunità viva e si è abituati a mettersi in moto per le occasioni più disparate e diverse, la benedizione dei campi sarà in futuro una nuova occasione per rimettersi in movimento.

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Rinascono i funghi gentili

Aprile e il susseguente maggio gettati via per tutte quelle giornate d’acqua che facevano accendere un tizzolo nel camino, ma almeno a giugno se ne traggono i frutti.
Cominciano a rinascere i funghi gentili nei sodi spogli di alberese e più o meno ogni giorno il dilemma è se farli trifolati o fritti, condirci la pasta o farci una bruschetta.

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La sorella del Luca Cava esposta a Pienza

La Jolanda Cava, – sorella maggiore dell’omonimo Luca di San Gusmè – dopo aver trascorso alcuni periodi di riflessione in piazza Salimbeni davanti allo sguardo inquieto di un monaco contabile quale è Sallustio Bandini, si trova in procinto di azotare il giardino di Pienza dove l’opera è stata collocata.

Il famoso fratello – nella funzione – copre i gioielli di famiglia con un cappello in mano, mentre la Jolanda – da naturalista – ha un sombrero in testa.

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Il programma di Castelnovino 2025

Per la decima volta si aprono i cancelli della Villa Chigi Saracini per Castelnovino – stavolta con la certezza che fra non molto parco e villa diverranno un patrimonio pubblico fruibile dalla cittadinanza – dove alcuni grandi vini della Berardenga, saranno accompagnati dall’arguzia spadellatrice dei ristoratori e dalla sagace ironia musicale della Scuderia Rigacci con il Festival della Canzone Castelnovina.

Queste le aziende presenti: L’Acero, Castello di Orgiale, Tenuta Cappellina, Fontebelvedere, Le Trosce, Villa a Sesta, Tenuta di Arceno, Fattoria di Valiano, Tolaini, Scheggiolla, Felsina, La Lama, Carpineta Fontalpino, Lecci e Brocchi, San Felice, Castello di Bossi.

E inoltre: Bar centrale, BD Majorette, Quei 2 ristorante, Chianti soul kitchen, Taverna della Berardenga, Enoteca Bengodi, Podere Casato, Minucci salumi, Bar Filarmonica, la Morina pizza lab.

L’ingresso è libero (sarà da via Berardenga) le degustazioni saranno disponibili con ticket acquistabili direttamente all’ingresso della manifestazione.

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Se ti dovessi dire

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Mi perdo ogni giorno nel pensiero di esserti all’altezza. Facile non è perchè sei spigolosa e piena di tenerezza e di ingegno.
Frugale, lettrice e cinematografara, ingorda di nocciola e pistacchio, ironica e tagliente, sobria.
Fra i calici di stelle, gli orecchini spaiati, i piccoli ricordi di ogni viaggio, gli scialli diversi per proteggere il collo, a pelle da arrostire sotto il sole del tuo mare.

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Interno della Cappella del Martirio di Sant’Ansano

Sono rare le occasioni per entrare all’interno della Cappella del Martirio di Sant’Ansano (quell’esagono di mattoni che spunta dal verde passando oltre l’uscita Casetta della Siena – Bettolle).
Per molti dei partecipanti alla recente due giorni “Berardegna Storia e Arte” si è trattato della prima volta all’interno della piccola chiesa dalla grande porta di bronzo, scoprendo con sorpresa la presenza delle bandiere delle Contrade di Siena disposte alle pareti in rigoroso ordine alfabetico (Ansano è uno dei patroni della città del Palio) e trovando al centro dell’edificio un piccolo pozzo di acqua corrente da vena.
L’acqua è il tema centrale e ricorrente di tutta la zona per la presenza di torrenti importanti quali il Biena e la Malena e la sulfurea Acqua Borra, sorgente termale benefica conosciuta fin dai tempi più remoti per le qualità curative.
L’acqua che sgorga permette anche di bagnare un fiorente orto cosparso avvolto dai giaggioli, curato da Fabio Fantozzi, custode della chiesa.

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La Volpe Ghiotta, rosticceria a Castiglion della Pescaia

Quei luoghi ruspanti di ritrovo dove la gente di mare ha un sicuro approdo quando vuole scambiare due chiacchiere, quando ha il bimbo che torna da scuola e non si è avuto tempo per cucinargli qualcosa, la pausa pranzo da qualche ufficio o negozio,, il rifornimento di gruppi di ciclisti che lo hanno eletto come punto di gioia e soccorso che fa mettere in viaggio anche con il vento ghiaccio e il mare mosso.
Tortelli alla maremmana, lasagne (classiche o di mare) frittura sono da urlo e anche il bianco della casa è piacevole e beverino.

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Contrada del Drago, offerta del cero a Santa Caterina

Santa Caterina da Siena, patrona della Contrada del Drago e subito dopo aver desinato (nel programma della Festa Titolare, di ogni ultima domenica di maggio) il Giro prevede la consegna del cero alla Santa nella Basilica di San Domenico.
E’ un momento toccante, dove i cuori battono all’unisono e si uniformano alla cadenza dei tamburi, il cui suono non trova uscita dalle tegole che coprono la Basilica (se non nel transetto destro dove piove come fuori) e le bandiere degli alfieri nelle loro alzate quasi toccano le capriate.
Acceso il cero – che sta un po’ sbilenco nel candelabro – tributato il saluto alla santa, la comparsa ripiglia nel giro per la città e la chiesa ritorna preda dei villeggianti.

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