Il Massellone passa da borro a “Torrente Chianti”

All’inaugurazione della Cinquantatreesima edizione dell’Expo Chianti Classico a Greve (non in Chianti) il Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, annuncia ai vari taccuini e telecamere presenti che: “Il toponino del borro che attraversa Gaiole (a norma di nuovi studi scentifici) cambierà dizione”.
Da “Massellone” si trasformerà in “Chianti”, ma non attraverserà una città (bensì un paese) e non si potrà chiamare “Fiume” per l’esile portata di acqua e il breve percorso che attraversa prima di confluire nell’ Arbia che è un fiume secondo le cartografie.
Premiati gli studi storici e scientifici di Renato Stopani, che attraverso vari archivi e cartulari ha da diversi anni individuato il percorso del torrente “Massellone” come quell’area geografica che nei tempi remoti veniva indicata come “Valle del Clante o del Chianti“. Fonte: Il Cittadino.

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Festa a Vertine, è arrivato il girarrosto

Fervono i preparativi per la Festa di domani sabato 13 settembre.
Pasqualino (Capo della Brigata Mobile Corazzata) ha portato il girarrosto che si è così affiancato al braciere nella sala cucine della Pista.
Un pancale con pezzi esili di querciolo è già predisposto dietro al Casotto per l’accnsione e la rosolatura dell’arrosto girato.
Il Cavaciocchi intanto impazzisce con il portare l’illuminazione e la luce dove nell’arco della giornata si svolgeranno le varie iniziative in programma.

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Dove gettare l’auto da rottamare? Al Renaccio!

Alle porte di Siena, il piarcheggio di via della Pace a Renaccio – dopo laboriiose vicissitudini – è stato svuotato non molto tempo fa dalle auto abbandonate – mezze distutte e a loro volta riempite di ogni genere di spazzatura – che già si presenta nel piazzale un nuovo esemplare, per ricominciare in grande una collezione lamiere da demolire e gomme sgonfie. Fonte: Il Cittadino.

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Sue Eminenza il Leccione di Nebbiano

Due piante che diventano una, come due corpi in un abbraccio di nobile sentimento.
Verso la metà del 1800 questo leccio – all’epoca di dimensioni parecchio più contenute – vedeva passare il padrone delle terre e dei destini di tutto quel mondo che all’inizio girava secolarmente intorno Brolio, si proiettava verso Firenze, si innalzava come vite americana sui destini del Granducato di Toscana e esuccessivamente del nuovo Regno d’Italia.
Barone, Gonfaloniere, Primo Ministro, Vignaiolo illuminato, carattere non facile Bettino Ricasoli.
Nella sua vita il Leccione si è risparmiato di essere un suddito vegetale dei Pallosi Medici (da stemma nobiliare con sei palle) muovendo i primi rami con l’illuminato periodo dei Lorena, imponendosi con i Savoiardi (quei biscotti duri e buoni a poco provenienti dal Piemonte e di solito dediti alla fuga) ha visto il bivacco sotto la sua fluente chioma (collerico per dar loro ombra) di barbari con la divisa grigia e le saette come mostrine, l’aria fresca e pulita di una Repubblica senza sudditi.

Le testimonianze sono discordanti, ma convergono sul fatto che il Leccione circa mezzo secolo fa ebbe una gran quantù di altezza e rami gettati a terra, un fulmine, un colpo furioso di vento.
A guardarlo bene da ogni lato, pare un immenso fungo porcino con le ghiande, rispettato e amato, tanto che sotto le frasche rimane sospesa la tenerezza di un bacio, ma mai nessun rifiuto a terra.

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Il Punto… punte informazioni sulla Berardenga

Una coppia giovane di villeggianti cechi e praghesi si mette a smanettare su uno schermo posto in rilievo su via dell’Arbia a Castelnuovo Berardenga.
Credono di trovarvi informazioni storiche e turistiche sul paese e dintorni (come avviene su vari totem posti in altre località) mentre lo schermo è immobile e nero e non risponde ai comandi… difatti è una normale televisione buttata per strada nel centro storico invece che alla discarica.

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Un triciclo (nuovo) gettato ai cassonetti sulla strada

Doppio sacrilegio: gettare un triciclo a un cassonetto sul bordo strada e gettarlo da nuovo, come se nessun bambino vi fosse mai salito sopra.
Recuperato, spolverato, pulito bene e consegnato a chi ha modo di consegnarlo a chi dalla vita ha ricevuto solo sassi, in modo di far sorridere di gioia qualche cucciolo che ne farà buon uso.

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I “Bivacchi” secondo Siena News

Ci sono titoli e articoli che rimarranno per sempre nella storia del giornalismo mondiale stile: “Arrestate due Tope d’appartamento” oppure la mappa di dove “Trombare in campagna” del Corriere di Siena di qualche anno fa.
C’è la cronaca puntuale e fattiva del “Washington Post” che arriva a far dimettre un Presidente degli Stati Uniti come Richard Nixon (che aveva travalicato dal suo ruolo, travolto da un’opinione pubblica che all’epoca non faceva sconti neanche agli “eroi” del Cile) e ci sono pure le irriverenti locandine del “Vernacoliere” livornese – esposte fuori dalle edicole – che ogni mese allietano di sarcasmo penetrante su fatti di portata planetaria o nazionale.
Sulla stampa locale, specificamente sulla propria pagina Facebook – spesso – si gioca a scovare notizie quando non ci sono, elaborate quel niente che basta e titolate con vocaboli vetusti (usi ini epoche funeste) indicanti “il bivacco” di alcuni ragazzi alle basi di Palazzo Pubblico a Siena che seduti, mangiano un panino o danno un’occhiata alle notizie sul portatile appoggiato sulle ginocchia.
Se – i ragazzi – dietro di loro non lasciano alcuna traccia del loro passaggio, non esiste nessuna notizia da dare in pasto ai lupi della foresta che fermandosi a un titolo o a una sola semplice e serena foto, trovano motivo di abbaiare da fermo a chi non fa niente di male.
Scavare nei comportamenti di chi è carico di soldi, potere, mire e clientele, è un’altra cosa, si chiama giornalismo.

Magari tutto ciò serve per alimentare visite su una Pagina, ma finisce solo per produrre rancori senza fine gettando carbone nelle fornaci dell’inutile… stavolta mirato verso fruitori di un bene Pubblico da tutelare e onorare ma anche da vivere in pieno.

Punto privilegiato per godere appieno una delle piazze più belle del mondo, creata da antenati illuminatissimi e sapienti.

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Macinino per caffè e napoletana

Si ha sempre una furia indiavolata che induce alla perdizione su quale sia il sapore della vita e delle piccole cose che danno un senso al tutto.
In offerta speciale su qualsiasi banco si arraffa quel che c’è, non tenendo conto che il caffè nasce e viene tostato in grani e poi all’occorrenza viene macinato a grana diversa per i modi di infusione più svariati, tralasciando di citare la deriva di cialde e capsule che fanno di una polvere usata (buona per i fiori) uno scarto a carissimo prezzo da gettare nell’indifferenziato.

Aprire l’otturatore, saturare di chicchi di caffè, girare la manovella e quando smette di sgranellare aprire il cassettino sottostante dove si trova il caffè macinato.
A questo punto neanche il distillatore dell’ Omino con i baffi, ma direttamente in quella che per tanti anni è stata la caffettiera che al bollire dell’acqua andava rigirata per permettere all’acqua di drenare colore e sentore del caffè.
Serve più tempo, ma in campagna, quando il brillare del primo sole asciuga le lacrime notturne su Vertine, ha senso navigare su questo barlume di piccolo mondo antico.

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Garibaldi fu ferito e poi curato alle Terme di Rapolano

Non è un caso che davanti allo stabilimento termale dell’Antica Qurciolaia vi sia una statua con il Generale seduto e appoggiato a un bastone.
E’ più facile decifrare un manoscritto egizio che la targa marmorea incupita dal tempo sulla parete di fronte alla statua, ma in questo aiutano i piccoli e agili pannelli che il comune di Rapolano ha piantato il tutto il territorio di fronte a edifici importanti o in luoghi di una certa importanza storica.
E’ proprio il 29 agosto (1862) che dopo aver radunato una grossa truppa di volontari in Sicilia e dopo essere sbarcato e preso a cannonate dalla flotta savoiarda nei pressi di Reggio, che i garibaldini sono costretti a ripiegare verso l’Aspromonte dove l’esercito savoiardo apre un fuoco fraticida verso quei combattenti in camicia rossa che avevano liberato la Sicilia dai Borbone e erano pronti a risalire la Penisola per porre finalmente fine al regno del Papa e liberare Roma dall’influenza serpigna delle tonache di ogni foggia e colore.
Ma per non irritare il temibile alleato francese nei panni di Napoleone III, il re Vittorio Emanuele II e il suo Primo Ministro Urbano Rattazzi non esitarono a ordinare all’esercito di fermare Garibaldi e se nel caso arrestarlo.
Nello scontro fraticida il Generale venne ferito di striscio a una coscia e più gravemente a un piede, con una ferita che mise a consulto le migliori menti mediche del tempo, ma che gli diede fastidiose fitte e complicazioni.

Ben cinque annni dopo – nell’agosto 1867 – Garibaldi giunse in treno a Rapolano e ospite del conte Pietro Buoninsegni nella villa di Poggio Santa Cecilia iniziò la cura delle acque per la sua ferita allo stabilimento dell’Antica Querciolaia.
Narrano le cronache che la gamba riprese l’antica elasticità e il Generale donò le stampelle al Comune di Rapolano in segno di gratitudine e di effettivo benessere riacquisito.

Giuseppe Garibaldi guarì, ma poi l’Italia andò come andò, sotto una monarchia provinciale che non aveva il grande respiro delle monarchie europee e che non aveva timore a prendere a fucilate eroi, generalli libertari e popolazione civile, conferendo agli autori il massimo delle onorificenze.
A settembre, a poca distanza da Rapolano – nel centro di Sinalunga – il Generale venne nuovamente arrestato su ordine di Vittorio Emanuele II prima che muovesse con i suoi volontari alla volta di Roma.

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La manutenzione delle Strade Bianche del Chianti

C’è chi malignamente sostiene che la manutenzione delle strade sterrate venga fatta solo in funzione e nel periodo che precede la famosa rievocazione storico – ciclista de “L’Eroica”.
Non è esatto: la manutenzione stradale è sempre stata svolta anche precedentemente – nel primo periodo utile dopo le pioggie estive che permettono di compattare efficacemente terra nuova con terra vecchia – tanto da creare un manto scorrevole come il panno di un biliardo – .

E’ vero che c’è una nuova consapevolezza e un nuovo valore verso queste strade bianche che turisti di ogni dove – con i loro cavalli rampanti ruotati – rifuggono per la polvere che si alza, ma poi percorrono gioiosamente con le biciclette più costose e preziose (con abbigliamento non da meno).
Si deve all'”Eroica” un riconoscimento delle ultime “Strade Bianche” nel mondo epico del ciclismo di nicchia, di cassa o di semplici appassionati (fino al raggiungimento delle grandi classiche a livello professionistico) ma si deve alle Amministrazioni la cura e la mautenzione delle loro strade comunali. Fonte: Il Cittadino.

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