La maestra Leda di San Donato in Perano

san donato in perano e mongolfiera

Trenta racconti all’interno di un libro commovente e denso di amore e di attenzione per la terra e per l’istruzione, quello che Gianni Resti ha condensato nel piccolo volume “Racconti di scuola – cento anni di istruzione e di educazione”, dove a pagina 109, inizia una piccola grande storia legata all’universo cardiologico di Vertine.
Nel 1952, la giovane maestra Leda, ha appena finito gli studi presso le scuole Agostiniane di San Giovanni Valdarno, proprio quando le nuove disposizioni ministeriali prevedevano che si portasse la scuola anche nei luoghi più in disparte o densamente popolati, come poteva essere il mondo che ruota intorno a una grande fattoria del Chianti.
All’epoca, i poderi intorno San Donato in Perano, erano occupati dalle famiglie contadine, che a mezzadria conducevano le terre dei nobili padroni.
Centinaia di persone più avvezze al vomere, al mazzuolo, direttamente alla zappa che alla penna, allo studio e all’istruzione.
Alla fattoria già lavorava il babbo della maestra Leda, quindi coglie la palla al balzo per allestire in un vecchio magazzino una scuola con tanto di banchi, sedie e lavagna, create dal falegname aziendale, in modo da dare, la sera, un’istruzione di base alle persone adulte, mentre per i bambini, c’era allora la splendida scuola elementare di Vertine.
Molte persone impararono così, per la prima volta a comporre la propria firma, a mettere iin fila le lettere, le parole, i numeri, piccoli spazi di dignità e orizzonti nuovi.

La maestra Leda non percepiva alcuno stipendio, ma accumulava punteggio per poi puntare a una vera e propria cattedra di insegnamento, che le si apre quando viene mandata a San Giusto in Salcio e dove è in base alla quantità di bambini che viene remunerata.

Poi si ritrovò per due anni a insegnare in Val d’Orcia e alle pendici dell’Amiata, per poi rientrare nel Chianti, nella piccola scuola di Rietine, facendo al contempo anche corsi serali a Vertine.
Leda è ancora a Vertine, con vista sul Monte Amiata, fra elicrisio e lavanda, nel ricordo di tutti quei suoi attempati alunni, nei suoi contemporanei, in chi l’ha avuta maestra sui bordi del Massellone, in chi, specie d’estate, si ricorda che anche se sono piante arcigne, elicrisio e lavanda necessitano sempre di un po’ di acqua.

Fonte: Gianni Resti, Racconti di scuola, Le Balze 2006

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