Il castello di Albola

Per avere notizie di Albola, bisogna andare a Pavia, nella data dell’8 giugno 1010, dove l’arcivescovo di Milano, Arnolfo, concede a  un messere di nome Gherardo, per la somma di 2o soldi d’argento e per 29 anni, il terreno che per statistica, poteva coltivare con una coppia di buoi, sufficente a nutrire una famiglia.

Dell’antico castello, rimane il cassero con una costruzione adiacente più bassa, risalente al XII secolo, restaurati intorno alla fine degli anni ’80 da Rudiger von Pachelbel, un nobile  tedesco che vi risiedeva.
Allo stato attuale si presenta come un imperiosa costruzione che emerge dai boschi in un punto di confine fra il Chianti e il Valdarno.
Visto da vicino, non si discosta molto da un qualsiasi luogo storico munito di cancello, di soliti noti cipressini piantati di recente, telecamere e punto di ricovero e di conforto per munifici americani alla ricerca del “Chianti più vero”.

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2 risposte a Il castello di Albola

  1. Patrizia GHIO ha detto:

    Gentile Andrea Pagliantini, mi chiamo Patrizia GHIO e come Pubblicista ( Iscritta all’Albo dei Giornalisti del Veneto-elenco Pubblicisti) dal 1992 i occupo di viaggi, cultura, arte, cinema, narrativa, scrittura. Con piacere, in questa notte di quarantena, girovagando nel web, sono stata accolta dalla sua pagina e il ricordo prepotente dell’incontro con l’incredibile “Signore” di Albola Vecchia Rudigher Von Pachelbel, è emerso sopra ogni cosa. Quel raro, magnifico incontro, avvenuto la mattina seguente un Palio di Siena di quasi vent’anni fa, a cui il nobile Signore aveva partecipato e da cui aveva appena fatto ritorno, probabilmente dopo una notte insonne, mi ispirò un racconto appunto “ispirato” che dopo alcuni mesi gi inviai e che diede inizio ad un interessante erudito scambio epistolare di cui io, allora ancora troppo giovane a tratti incurante e lui ultra settantenne, non diedi forse il dovuto e giusto valore. E allora, quando seppi della sua morte, e lessi la sua incredibile storia di Responsabile dell’Ufficio Stampa della Germania a Londra dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, di Diplomatico negli scenari più caldi di Guerra degli anni’70 e delle sue origini di antica Nobiltà, rimasi senza parole, stupita, affranta dalla modestia che mi aveva sempre dimostrato. In un attimo mi si apri’ un mondo, e di quel nostro mirabile incontro, rimasto immortalato lì davanti all’ingresso del Mastio di Albola vecchia rimane il mio racconto di viaggio in Toscana, così come lo lesse lui che mi rispose con una lettera di ringraziamento e di complimenti. Ho pensato di chiederLe di ospitare il mio racconto in questa sua bella pagina dedicata ad Albola vecchia, un luogo di Toscana incantato che è nel mio cuore come il nome di colui che gli regalò una nuova vita. Ringraziandola per il presente spazio, incontrato in una notte di nostalgie, resto in attesa di un suo gentile cenno di riscontro. Patrizia GHIO.

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  2. Pingback: Etruscany in vaso d’ulivo al Pian d’Albola | Andrea Pagliantini

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