La chiusura del parco di Villa Chigi a Castelnuovo Berardenga

Era un posto di quiete dove portare al pascolo i pensieri più romantici, covandoli sotto il fresco della chioma dei lecci per appoggiarli sulle panchine nelle nicchie di verde ricavate da siepi di bosso.

Un robusto catenaccio al cancello d’ingresso suggella l’inviolabilità del parco di Agostino Fantastici. Allo stare alla larga da un edificio in decadenza, dicesi pericolante, ma in cui vengono realizzate conferenze sulla violenza di genere, i mali che prendono alla prostata stando troppo a sedere, sulle patologie femminili o sulle trame infinite dell’agricoltura biologica.
Fino allo scorso anno era possibile visitare il parco di Villa Chigi nei fine settimana, grazie alla presenza di arzilli e loquaci pensionati che a turno ruotavano per tenere aperto il parco ed erano prodighi di informazioni storiche sulla villa e sulla Berardenga.
Attaccato cancello d’ingresso c’è sempre una tabella con gli orari di apertura, siglata dal comune, relativa allo scorso anno.

Lo stesso dicasi per la Torre Civica dell’Orologio (nel centro del paese)) che veniva aperta la domenica mattina grazie all’ Associazione Culturale Quinquatrus.

Oltre a fare da rotonda per le macchine, la villa è il cuore che batte di Castelnuovo, il suo punto più significativo e prestigioso, difficile, se non impossibile per chiunque passi da qui non  varcare il cancello, passeggiare o posare le mele sulle panchine disposte nel parco.

Ora non è più possibile. Pare che la proprietà (Sansedoni Immobiliare del gruppo Monte dei Paschi, il cui presidente è Luca Bonechi, che è stato per anni sindaco del paese) ha messo in vendita la struttura e c’è anche chi spera che alla fine arrivi qualche russo o americano carico di soldi e ci ricavi qualcosa.

La delibera comunale per realizzare piscine anche in luoghi storici e di pregio è stata recentemente approvata, forse ad incentivare l’appetibilità con l’idromassaggio dei possibili acquirenti, ma forse è anche vero che la donazione al pubblico dei suoi averi che aveva fatto il conte Guido Chigi Saracini è solo un atto coperto da tanta polvere, sepolto all’Archivio di Stato, quel grande edificio che si trova di fronte al Bar Bibò, a Siena.

Fonte: Il Cittadino OnLine

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