La porta del cemento di Mario Monti

«Negli ultimi 40 anni è stata cementificata un’area pari all’estensione di Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna: un fenomeno di proporzioni sempre più preoccupanti».

Il capo del governo ha precisato che in Italia la superficie utile destinata a terreno agricolo è passata negli ultimi 40 anni da 18 a 13 milioni di ettari e che il mantenimento dell’attività agricola permette di gestire il territorio e diminuire i danni dei disastri causati da eventi temporali.

Non contento afferma pure che ci sono «effetti negativi sul paesaggio, sul turismo, oltre a minare la sicurezza dei territori incidendo sull’assetto idrogeologico»,
Parole rivoluzionarie quelle di Mario Monti, Presidente del Consiglio tecnico a tempo (e forse per questo coraggioso) tanto da favorire un decreto legge in cui si limita il consumo di terreno agricolo a scopo cementizio imponendo ai comuni l’uso degli oneri edilizi non per la spesa corrente ma solo per portare servizi alle zone edificabili.

Bravo Mario.

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0 Responses to La porta del cemento di Mario Monti

  1. Avatar di Laura Laura ha detto:

    Finalmente una buona notizia dalla capitale…… ci vuoleva proprio un governo tecnico a scadenza per giungere a questa scelta giusta e ovvia.

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  2. Avatar di Dario Dario ha detto:

    Il voto è meritato.
    Ma, come dicevano i maestri una volta: può applicarsi e fare di più.
    C’è che anche l’Italia, visto l’aire delle dismissioni e delle svendite, è a rischio “land grabbing”. Ossia di accaparramento, a prezzi di realizzo, di terreni agricoli.
    Non da parte di giovani imprenditori, ma di latifondisti del vecchio stampo, il peggiore.
    Queste cose un presdelcons che si ritiene illuminato le deve dire, anche se non ha uno straccio di bozza decreto in mano da esibire.

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  3. Avatar di Andrea Pagliantini Andrea Pagliantini ha detto:

    Argomento interessante e da approfondire Dario.
    I terreni demaniali presi a pochi soldi e preda di speculatori che si inventano l’aziendina agraria al solo scopo poi di costruirci sopra e far cassa rivendendo.
    Nel senese sono migliaia le aziende agrarie, gran parte delle quali sono finte fatte ad uso e consumo per far pigliare contributi ai figli di papa per mandarli in ferie e permettere ai loro fieri babbi di costruire e far ciccia.
    La terra è una cosa seria e non può essere lasciata in mano a questa gente.

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  4. Avatar di Andrea Pagliantini Andrea Pagliantini ha detto:

    Italianamente il land grabbing come si potrebbe definire?

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  5. Avatar di Elisabetta Viti Elisabetta Viti ha detto:

    …appropriazione di terreni (altrui…) ? E’ il “nuovo”colonialismo…

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  6. Avatar di Dario Dario ha detto:

    Accaparramento di terreni.
    O meglio: incetta.
    Dà l’idea dello sfruttamento, che poi è quello che fanno.

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  7. Avatar di Andrea Pagliantini Andrea Pagliantini ha detto:

    Fra appropriazione e accaparramento credo ci sia qualche differenza.
    Nel mio piccolo qualcosa del genere l’ho già vista da personaggi di passaggio con una certa aureola di prestigio dettato dal fatto di essere importanti o presunti tali o venire da fuori ed essere carichi di soldi.
    Nel primo caso si mette una pianta, poi qualche palo, poi una rete, poi si costruisce un capanno e si intima a chi cura il terreno di togliere la sua roba a base di raccomandatate sibiline.
    Nel secondo caso si arriva, si fa annusare grana, si inizia a comprare al prezzo doppio e triplo i terreni con la mira di farci case e vigne e cantine immense “portare beneficio al territorio” e con ramificazioni in uffici collaudate per fare ciò che si vuole per permessi, pratiche celeri ecc… per poi rivendere tutto far cassa come viene e sparire.
    Colonialismo mi pare termine appropriato.

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  8. Avatar di silvana biasutti silvana biasutti ha detto:

    Dario ha super ragione: in tutto il mondo, le multinazionali si stanno appropriando dei terreni agricoli, perché la frontiera da considerare ora è quella della produzione di cibo. Poi verran fuori le lobbies che premeranno per ottenere leggi che rendano proibitivo avere la terra, da parte dei piccoli medi agricoltori. Perché con la produzione di cibo in mano, hai in mano il mondo… e il destino degli uomini.

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