Berardenga Style, l’indifferenziato finisce nel vetro

Viene da chiedersi come venga conteggiata la raccolta differenziata e come possano essere fatte delle statistiche veritiere, quando una pratica diffusa e una moda consolidata è quella di gettare nelle campane dalle grandi bocche capienti (per il vetro e le lattine) tutto quanto si produce nell’arco della giornata.

I cassonetti della carta, dell’indifferenziato e dell’organico necessitano della apposita cerd per aprire gli sportelli e conferire i propri rifiuti, mentre le campane del vetro sono libere e solitamente sono piene di grandi sacchetti che a ben guardare sono pieni di qualunque materiale non selezionato.
Molto spesso meno di tre sacconi con dentro di tutto lasciati sulla bocca delle campane del vetro sono un invito a lasciare il proprio sacco sul bordo della strada e un attento studio della questione certifica che tale incivile pratica è adottata sia da indigeni che da persone provenienti da ovunque.
La proposta di inviare alle famiglie un leggero opuscolo (multillingue) a scopo educativo/informativo non è stata presa in considerazione, controlli non se ne fanno, per cui i comportamenti selvaggi sono sempre in aumento.

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Il podere di Michelangelo Buonarroti a Castellina

Intorno la frazione de La Piazza si trovano ancora i poderi e le case che furono di Michelangelo Buonarroti .

Tra questi beni anche l antico podere Casanova dove attualmente la famiglia Bucciarelli produce un ottimo. Gallo nero.

Vi è una continuità nella storia perché anche nel 1551 il vino qui prodotto e inviato a Casa Buonarroti veniva valutato ben 50 soldi al barile.

Ma perché Michelangelo acquista questi beni nel cuore del Chianti ?

Perché interessato all affare economico e alla qualità del vino qui prodotto,diciamo pure che era un intenditore e che già allora un vino di poggio manteneva più a lungo le sue qualità di uno di piano,e poteva essere spedito a Firenze o a Roma dove Michelangelo lavorò a lungo.

Il Chianti era e resta una terra difficile ,allora interessata dalle guerre tra Firenze Siena e gli Aragonesi, che si portavano via gli scarsi raccolti.Una vite nel terreno sassoso del Chianti fa solo 3 o 4 ciocche d uva ,matura bene ma la qualità è alta mentre al quantità è bassa.

Nel XV secolo sarà la famiglia fiorentina De Nobili che investe nel Chianti ,essi hanno un grande podere a Spoiano e una casetta dentro le mura di Barberino dove nel 1427 rifugiano un raccolto di 464 fiorini.

Il vino di Spoiano costa solo 22 soldi al barile, nel Chianti Classico costa da 30 a 40 soldi nell empolese solo 15 soldi .Già allora esisteva un prezzario del vino.

La famiglia De Nobili rifugia i 314 fiorini di raccolto del podere “La torre al colle” ,quella che insieme a altre proprietà sarà venduta a Michelangelo, rifugia dunque il raccolto in una casetta dentro le mura di San Donato in Poggio in caso di guerra.

Saranno appunto i De Nobili a acquisire poderi in zona La Piazza da rivendere a Michelangelo che fa pervenire al nipote Leonardo Buonarroti 1500 scudi d oro per l acquisto mentre lavorava a Roma pagato dal Papa.

Michelangelo acquisterà le proprietà e i poderi per un totale di 2300 fiorini, pagando anche più del dovuto ma avendo fatto fare sopralluoghi si direbbe oggi dagli agronomi e vista la posizione e assaggiata la qualità del vino,qui si evincono le doti oltre che di artista di investitore proprie di Michelangelo

Il quale acquista una casa padronale La Torre e 4 poderi ben messi con annessi boschi che costituiscono una vera e propria tenuta agricola.

Ricordiamo come si producesse anche grano e olio e questi beni restino dei Buonarroti discendenti del nipote fino al 1850 circa .

Chiudiamo con due piccole curiosità, Michelangelo difficilmente sarà venutodi persona in questi poderi perché viveva a Roma ed era già anziano al.momento dell acquisto ma sicuramente si faceva mandare il suo vino a Roma come rivelano le sue lettere.

Tra questi poderi Torre al Colle,Grignanello,Casavecchia e Casanuova di Nittardi si ricorda che Nittardi altro non è che il volgare di Nectar Dei ,Nettare degli DEI come veniva anche allora appellato il nobile Chianti di alta (450m slm)qualità! Vito De Meo.

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I volontari del Circolo di Villa a Sesta

“La stirpe si eredita, la virtù si acquista; e la virtù vale da sola quello che la stirpe non vale”, diceva la penna di Miguel de Cervantes attraverso la voce e le azioni di Don Chisciotte della Mancia.

E’ nei classici che si trovano i fatti e le pieghe della vita (anche se scritti qualche millennio fa da filosofi e pensatori greci sprovvisti di telefonia, ma in completa armonia con la natura e il creato).
La strada è tracciata da secoli – per non dire millenni – eppure ogni generazione sbatte nelle scogliere o dell’indifferenza o del ragionare di ventre e ogni volta si deve riprincipiare da capo a coniugare le grandi differenze fra il verbo essere e il verbo avere.
A Villa a Sesta hanno un grande cuore e sono un patrimonio indescrivibile, andando ad avere l’ebbrezza di un detto di Aristotele:” Acquisiamo virtù attraverso la pratica”.

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Dalet, illustrolibreria a San Gimignano

Emanuele e Domitilla, coppia nella vita, nella letteratura e nell’arte, insieme anche in una libreria e uno spazio culturale indipendente a San Gimignano.
Punto di incontro e di scambio di parole molto gradito dalle persone e dai tanti turisti che affollano il paese dove è possibile trovare ogni forma di involtino o di gelato, insieme a ottime bottiglie di fresca Vernaccia.

Tanti titoli sfiziosi di case editrici non conosciute, ma che hanno in catalogo ottimo cibo per la mente e che movimentano di presentazioni e di presenze continue questo importante spazio culturale fra le torri.
Si aggiunge il fatto che Domitilla Marzuoli è una grafica e illustratrice rinomata che ha intrapreso la rivisitazione di locandine di film famosi, illustrazione libri, ritrattista molto quotata sotto il nome d’arte “Domimarzu”.
La nuova sede in via San Giovanni ha riscosso un immediato – meritato – successo e donato a San Gimignano uno spazio ampio e luminoso dove aprire la mente e lasciarsi trasportare dalla fantasia.

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Da Vertine a Roma per Gaza

Sicuramente tardiva… con ognuno a cercare i propri distinguo. Dopo venti mesi di guerra, Gaza è praticamente distrutta da una feroce, folle e sanguinosa rappresaglia avvenuta in desolante poco clamore.

Piazza San Giovanni piena, via Vittorio Emanuele coperta di persone e non se ne vede la fine.
Oltre centomila i partecipanti che da ovunque sono a manifestare – con la propria presenza – un Basta generale a questa follia sanguinaria, in luoghi dove una forma di pace e di convivenza non ha mai trovato la giusta coniugazione, sempre condita da sopraffazione e ingiustizia. Fonte: Il Cittadino.

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La mostra di Jacob Hashimoto al Santa Maria della Scala

Una moltitudine di turisti giapponesi sparsi per Siena farebbe credere che sono arrivati per visitare la mostra di Jacob Hashimoto all Santa Maria della Scala, ma non è esattamente così.
Fanno la fila davanti alle gelaterie passandosi il cornetto per avere una foto ricordo con dietro la Torre del Mangia, ma alla mostra non sono pervenuti, ma i Pinocchi che sono in vendita in vari negozi di mirabilie, li hanno acquistati tutti.
Mostra strepitosa quella di Jacob Hashimoto, anche solo per gli oltre tremila aquiloni calati con fili dall’alto e disposti geometricamente a dare delle prospettive e dei fasci di luce che sembra di essere di fronte allo schermo con un video gioco.
Origini giapponesi, ma nato e cresciuto nel Colorado (USA) creatore di mondi complessi e di realtà virtuali,, che basa la sua arte sulla manuallità e i materiali naturali come il bambù e la carta, dando loro un tono e una visione di luce attraverso il colore e la tridimensione.
Artista di fama internazionale che con le sue opere induce ad avere uno sguardo d’insieme più ampio.

Dal 22 maggio al 30 settembre 2025, Museo Santa Maria della Scala, Siena.

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La cena dei Vignaioli di Radda 2025

Sabato 14 giugno dalle 19.30 in piazza Ferrucci, sarà di scena la cena di gala dei Vignaioli di Radda, con spadellamento in trasferta dell’Osteria Le Logge di Siena – con la possibilità di prenotare anche un menù vegetariano – rinomato locale a dieci passi da piazza del Campo.
La cena sarà accompagnata dai vini delle 25 aziende federate nell’associazione “Vignaioli di Radda” che – con i loro vini (27 litri cadauno) uniti in un unico assemblaggio – danno vita a un vino raro denominato “53017” dal codice postale di Radda.

Le aziende sono: Arillo in Terrabianca, Borgo la Stella, Borgo Salcetino, Brancaia, Caparsa, Castello di Albola, Castello di Monterinaldi, Castello di Radda, Castello di Volpaia, Castelvecchi, Colle Bereto, Cortedomina, Fattoria di Montemaggio, Istine, L’Erta di Radda, Montevertine, Podere Capaccia, Podere Ferrale, Podere Terreno, Poggerino, Pruneto, Tenuta di Carleone, Tenute Selvolini, Val delle Corti, Vignavecchia… tutte in regiome biologico.
Venticinque sfumature diverse del territorio di Radda, i cui vini sono di raffinata beva e intensità di profumi, dovuti all’altezza, alla sapienza di chi pesta le zolle e di chi si insudicia le mani con l’uva.

Cena + Magnum 53017 il Vino dei Vignaioli annata 2021

Prenotazione obbligatoria entro domenica 8 giugno

Per info & prenotazioni

radda@vignaiolidiradda.it

Tel 379 2154416

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La cattura di uno sciame sotto la torre

Uno sciame di api si è posato nella siepe a lato della Torre in attesa di capire cosa fare e dove andare.
Ma nel frattempo è stato avvertito Mirko – che prontamente – ha portato una cassetta da ricovero celere, dove le api hanno subito trovato casa e si sono messe all’opera per rendere la nuova casetta abitabile per le esigenze dell’alveare e della regina regnante.

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“Il tempo dei lupi”, storia e luoghi di un animale favoloso

Museo Archeologico di Abbadia Isola (cittadella del pensiero e della cultura) con la professoressa di Storia Medievale Gabriella Piccinni e l’archeologo assessore alla cultura di Monteriggioni Marco Valenti che introducono Riccardo Rao (storico medievista dell’Univiersità di Bergamo) autore di un libro denso di analisi, mettendo insieme una cronologia di luoghi comuni e dicerie sedimentate nei secoli nei confronti del lupo, primo anello della catena alimentare.

“I lupi stanno tornando. Negli ultimi anni la loro popolazione in tutta Europa è aumentata in modo esponenziale. In Italia è più che decuplicata superando i duemila esemplari. Sempre più spesso vengono avvistati intorno ai centri abitati, nei pascoli, al limitare del bosco. Insieme alle tracce riemergono paure antiche, mai placate del tutto.

Nemico da perseguitare, incarnazione del male, pericolo per raccolti e greggi: man mano che avanzava l’urbanizzazione e le foreste lasciavano spazio ai campi, i lupi sono stati cacciati, dagli eserciti o dagli stessi contadini, spesso dietro compenso delle istituzioni pubbliche. Si conta che solo in Francia nel 1797 furono uccisi oltre cinquemila lupi. Massacri simili furono perpetrati in Germania, Inghilterra, Italia… Una strage alimentata da un timore ancestrale che dal Medioevo giunge fino al presente.

Dalla donna delle Asturie capace di comandare branchi di lupi nel Seicento, al ragazzo tedesco allevato dai lupi nel Trecento, fino alla celebre storia della bambina con il cappuccetto rosso che attorno all’anno Mille viene ghermita da un lupo e condotta nel cuore della foresta, Riccardo Rao ci guida attraverso documenti storici e leggende fino ai giorni nostri, ai macabri ritrovamenti di lupi impiccati nei boschi italiani.

In un percorso fra storia, letteratura, psicologia e biologia, Rao ricostruisce come la superstizione popolare, la cultura dotta degli uomini di chiesa, ma anche le grandi trasformazioni dell’ambiente abbiano creato il mito del lupo europeo. Un mito mai così attuale”. Riccardo Rao.

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Vertine, pranzo delle Rogazioni e della Repubblica

Dopo la camminata per viottoli e stradelli, ci si mette a sedere sotto al frescolino dei lecci del Parco per celebrare il rito di un altro altare – meno nobile, ma non meno sacrale – come quello dela brace.
Una bella fiammata di legna di leccio, ulivo, frasche di alloro, ramerino, salvia e cipresso per dare modo a costoleccio e salsicce di pigliare una bella abbronzatura, per festeggiare degnamente la data delle Rogazioni (benedizione dei campi) e della tanto sudata e amata nostra cara Repubblica.

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