L’olivo descritto alla maniera di Stefania Auci

“Per gli egizi era un dono della dea Iside. Per gli ebrei era un simbolo di rinascita. Per i greci era sacro ad Atena, la dea della saggezza. Per i romani era l’albero sotto il quale erano nati Romolo e Remo.

L’olivo è un albero dal tronco nodoso, con foglie di un verde argentato che rilucono nel sole un odore pungente.

Il suo legnodorato e caldo è resistente ai parassiti ed è adatto a essere intarsiato o scolpito: il legno dei mobili destinati a durare nel tempo, a tramandare arredi e ricordi.

Ma non solo. Provate a dar fuoco a un olivo o a tagliarne il tronco. Ci vorrà molto tempo – anche anni – ma prima o poi spunterà dalla terra un virgulto tenace, arrabbiato, che riporterà in vita l’albero ferito.

Per distruggere un olivo bisogna sradicarlo. Eliminarne le radici, scavando la terra finchè non ne rimanga traccia. Ecco perchè l’olivo è anche un simbolo di immortalità”.
Questo l’olivo delicatamente descritto nel tronco e nella storia della grande scrittirice siciliana Stefania Auci nel libro “L’inverno dei leoni”, il secondo – appassionante – volume sulla saga della famiglia Florio.

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Alex Jeffrey Pretti, infermiere americano di rianimazione

Chi inizia a lavorare in un Pronto Soccorso, in poche ore percepisce un fatto incontrovertibile quando i pazienti arrivano per essere rammendati: provenienze diverse, paesi lontani, storie differenti, ma il sangue è sempre identico nel colore.
Vivendo ogni giorno nel male e nel dolore e scegliendo una professione così altruista, non sarà difficile esser cresciuti sentendo sulla propria pelle ogni forma di ingiustizia o di violenza.

Questo non avviene in un ufficio ovale dove di candido ci sono solo le pareti e gli infissi, dove – lì dentro – un piccolo uomo gioca lanciando per aria un mappamondo come in una scena già vista.
John Belushi nel mitico film “Blues Brothers” aveva già – nel 1980 – le idee chiare: “Io li odio i nazisti dell’Illinois”.

Per attualizzare basta cambiare lo Stato a seconda dei fatti o delle vittime.

Non lasciare che finisca il giorno senza essere cresciuto un po’,
senza essere stato felice, senza aver incrementato i tuoi sogni.
Non lasciarti vincere dallo sconforto.
Non permettere che nessuno ti tolga il diritto di esprimerti,
che è quasi un dovere.
Non abbandonare l’idea di poter fare della tua vita qualcosa di straordinario.
Non smettere di credere che le parole e le poesie possono cambiare il mondo.

Walt Whitman

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Orchestra Giovanile della Toscana a Rapolano Terme

Amaro pensare che questi grandi professionisti se fossero a Parigi, Londra, Vienna, Praga, Berlino, ecc. farebbero parte delle Orchestre più prestigiose e ammirate.
Tutta una passione e una grande preparazione professionale maturata nei conservatori italiani, che senso avrebbe se non potesse esprimersi nei nostri teatri, chiese, festival, piazze, perchè opprimersi con quel senso di esilio per lasciare sempre e soltanto l’Italia in mano ai banditi?

“L’Ellenismo in musica” curato dal nostro direttore artistico Gabriele Bracci con musiche di Rossini, Schubert e Mozart di scena al Teatro del Popolo di Rapolano Terme.

Per la prima volta l’orchestra è guidata dalla sontuosa violinista Alice Palese in veste di violino concertatore, esperienza rara e preziosa che ha dato un grande respiro cameristico alle meravigliose pagine eseguite.

Musicisti eccellenti in un teatro stracolmo che ha avvolto i membri della Orchestra Giovanile della Toscana in un applauso fragoroso con una nota di commozione legata a un fatto della vita che ha riguardato recentemente il direttore artistico (e viola da gamba) Gabriele Bracci.

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Mastroianni il divo timido con Vincenzo Coli e Adele Betti

Una gremitissima Sala delle Lupe di Palazzo Pubblico a Siena con la conduzione (nella tecnica e nei sentimenti) di un viaggio in bianco e nero, seppia e poi a colori grazie alla sapienza di Vincenzo Coli -scrittore e giornalista, suo il libro dedicato a Siena “Quando i cinema avevano la coda” – e Adele Betti storica e critica cinematografica il cui guardare indietro carico di giovinezza per scrutare il futuro è un sole carico di speranza.
Un ciclo di incontri settimanale a tema diverso, organizzato dal Comune di Siena e Toscanalibri, con la direzione artistica di Francesco Ricci e la collaborazione di Massimiliano Bellavista.

Marcello Mastroianni, il divo timido, tre volte candidato all’Oscar, due volte premiato come migliore interprete al Festival di Cannes passato prima di tutto da tempi grami, da ruoli brillanti e seducenti a drammatici e riflessivi.
Chiunque ama il cinema ha uno stralcio di Mastroianni nel cuore, impresso come uno dei suoi tanti personaggi… Tiberio il fotografo, il professor Sinigaglia, Antonio dei Girasoli, padre Antonelli, Pereira, Gabriele di Una giornata particolare.
E come non pensare a Sofia Loren, collega, complice, splendore indomito di donna e come non chiudere con una frase dello stesso Mastroianni: ““Un attore fa di tutto per diventare celebre e poi, quando ci riesce, si mette un paio di occhiali scuri per non farsi riconoscere.”.

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Tornano le frittelle in Piazza del Campo

E’ da oggi che chi si affaccia in Piazza del Campo ritrova quel familiare odore di frittura che segna il periodo del dopo feste natalizie e si avvia verso le gioie del Carnevale.
Coriandoli e frittelle: buone e bollenti che anche solo per scaldarsi – in una giornata di vento gelido aretino – sono un irrigatore di piacere anche per le signore bene che cavano nell’occasione il visone da sotto carbolina nell’armadio e si puliscono le mani unte ai colonnini.

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Il compleanno di Violante di Baviera

Violante Beatrice di Baviera (Monaco 23 gennaio 1673) vedova di Ferdinando de’ Medici principe ereditario al trono di Toscana, (nella speranza che dall’unione nascessero Medici meno bischeri) figlio del bigotto Cosimo III e fratello del frizzante Gian Gastone, ultimo Medici a regnare (gozzovigliando) nel Granducato.
Quattro anni dopo la perdita del marito, le viene affidato l’incarico di Governatrice della Città di Siena e rimane alla storia per il famoso bando che definisce i confini territoriali delle Contrade del Palio, in vigore ancora oggi.

Nella storia anche per aver inventato il buristo, tipico insaccato senese, che il famoso gastronomo Giovanni Righi Parenti  (nonchè farmacista) attribuisce ai salsicciotti che le guardie tedesche al seguito della principessa erano soliti consumare.

I wurst, che i senesi copiarono con l’aggiunta delle immancabili spezie, il nome deriva da wurst e blutte, che in tedesco significa sangue.
L’impronunciabile parola nata conseguentemente finì, più congenialmente, per diventare buristo, o in certe parti della provincia buristio.

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Il centro storico di Torrita di Siena

Omettendo quelli che sono gli attuali luoghi che svolgono un centro di congrega fra ingorghi di carrelli e pinte dei nonni che hanno sempre fretta e cercando il set per un film romantico o ambientato in epoche diverse dal presente, basta non affacciarsi – dalla parte alta di Torrita – verso il basso, per immergersi in un passato attraente dove la calce non è diventata cemento, il “barrista” si liscia i baffi dondolando come una gondola sulle alghe estive della laguna, mentre abbraccia eroticamente la macchina del caffè come fosse una bella sposa da Tango.
Un bimbetto tira un sassolino nel giornale a un nonno che legge la gramigna dei tempi su una panchina e costui salta per aria come se fosse arrivato un missile di Trumph a destarlo e si rivolge al pargolo con un splendido, chiaro e incisivo: ” Tu scoppiassi te e la maiala della tu’…”

Un signore napoletano si è trasferito a Torrita alta per la quiete, come per stare a portata dei buoni pranzetti escono dalla cucina della figlia – e all’amata porchetta locale con il finocchietto – nonni che ciondolano tirandola lunga sui meriggi altrui in attesa che la pasta sia imburrata e in tavola, postini che non suonano due volte ma sgommano con le Pande nel loro privato circuito cittadino.

Torrita per aria pare la coniugazione del participio presente del verbo amare: un’amante impareggiabile che lascia scorrere chi ha fretta nella valle sottostante mentre quassù ancora ci si divide fra sostenitori di Coppi o Bartali, Craxi o Berlinguer, la simpatia di Corrado o la favaggine di Mike Bongiorno.
Di certo – ogni giorno – guardano il sole negli occhi da pari a pari.

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Colle finalista per diventare Capitale della Cultura 2028

La Giuria del Ministero della Cultura ha “scremato” le candidate a diventare città Capitale della Cultura 2028 e tra le dieci finaliste brilla la presenza di Colle Val d’Elsa in provincia di Siena.
Le altre finaliste sono: Anagni (FR), Ancona, Catania, Forlì, Gravina in Puglia (BA), Massa, Mirabella Eclano (AV), Sarzana (SP), Tarquinia (VT).
Ognuna di queste città merita di diventare presidio culturale per un anno per le bellezze naturali e storiche che racchiude, ma il romanticismo di Colle alta, quella nobiltà silente e in disparte che non ha visto eccessi di protagonismo devastanti, porta in dono un luogo privo di fronzoli che ben si presta alla rappresentazione di cose alte in un ambiente idilliaco e accogliente.

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Glifosato: ritirato lo studio che lo dichiara innocuo

Glifosato, uno degli studi scientifici più citati a difesa dell’innocuità dell’erbicida è stato ritirato dalla letteratura scientifica. Un colpo durissimo per la credibilità del diserbante più usato al mondo e per le politiche che, per oltre vent’anni, ne hanno consentito l’impiego.

Lo studio, pubblicato nel 2000 sulla rivista Regulatory Toxicology and Pharmacology, concludeva che “il glifosato non pone un rischio per la salute umana”.

Per anni quel lavoro è stato considerato una vera e propria “pietra miliare” nella valutazione della sicurezza del prodotto ed è stato utilizzato per rassicurare istituzioni, agricoltori e cittadini.

Oggi, però, emerge un’altra verità: lo studio sarebbe stato scritto in larga parte direttamente dall’azienda che il glifosato lo produce e lo commercializza.

La redazione della rivista, motivando la “retraction” che è l’atto più grave che possa colpire una ricerca scientifica, ha parlato di ghostwriting industriale e di omissione di risultati scientifici negativi.

Il glifosato, commercializzato insieme a varietà geneticamente modificate per resisterli, è stato a lungo al centro di accuse per i possibili danni alla salute, in particolare per chi lavora nei campi.

Nonostante ciò non è mai stato vietato, anche grazie a studi come quello ora ritirato.

Attualmente la sostanza è classificata come “probabilmente cancerogena” dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità.


Glifosato, ritirato lo studio che lo dichiara innocuo: “È ora di vietarlo per salvare le falde”
https://www.viterbotoday.it/attualita/glifosato-monsanto-studio-ritirato-19-gennaio-2026.html
© ViterboToday

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L’amore è un treno che fischia sereno

Molte persone hanno visto tanti treni passare e vi sono saliti per la prima volta quando sono stati chiamati a servire la Patria durante il servizio militare.
Arrivare in orario era frutto di fortunate coincidenze ed eventi fra vari mezzi e stazioni e in questo non è cambiato molto.

Il bello di questo mezzo trainato da locomotore era sedersi e intavolare parole per far scorrere il viaggio con chi il caso poneva di fornte… il tempo passava veloce e c’è anche una fitta aneddotica di chi viaggiando sui binari, si è maritata o ammogliato.

Il treno persevera nel trasportare i sentimenti nel posto giusto con il cuore che batte e la mente che cerca di mettere insieme qualche parola di incarto a qualche banale scatola di cioccolatini.

Direzione caldo sole del sud o censimento delle frazioni toccate dal diaccio vento aretino, oppure pendolari quotidiani con un pensiero per Monica Vitti… cantava lei “L’amore è un treno che fischia sereno”.

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