Forme nel verde agli Horti Leonini

L’edizione 2025 ha trovato la preziosa collaborazione di una delle fonderie artistiche più importanti d’Italia, la Fonderia Leonardo Del Giudice di Strada non in Chianti, luogo di riferimento per tanti artisti, nazionali e internazionali, che in questa storica fucina d’arte hanno prodotto le loro sculture trovando in essa la grande tradizione artistica italiana della fusione in bronzo. 
Le opere degli artisti: Fuad Aziz, Roberto Barni, Adriano Bimbi, Giuseppe Calonaci, Paola Crema, Antonio Crivelli, Giacomo Del Giudice, Sarah Del Giudice, Giulio Galgani, Alberto Inglesi, Suor Elena Manganelli OSA, Vittoria Marziari, Kurt Laurenz Metzler, Claudio Nicoli, Mario Pavesi, Carlo Pizzichini, Boris Stampfli, Willy Wimpfheimer, esposte negli Horti Leonini dialogano con riproduzioni di capolavori di arte antica bronzea quali la Chimera d’Arezzo, il David del Verrocchio e il David di Donatello, il Mercurio del Giambologna esposti invece a Palazzo Chigi Zondadari nella sezione della mostra intitolata Scultura a Palazzo. Come nasce un bronzo, tutte copie realizzate dalla Fonderia del Giudice. Fonte: Arte.it

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I Presepi Watussi e peruviani della Basilica di San Francesco

Andare per Presepi in questo periodo è un simpatico diversivo alla ricerca dell’originalità, del gusto, di luoghi splendidi che li contengono, avendo anche un occhio rivolto alle tante opere d’arte che le chiese contengono.
Nella gotica e asciutta Basilica di San Francesco a Siena, sono molte le cose da vedere e dove hanno perato fior di artisti quali Pietro Sorri da San Gusmè, Francesco di Giorgio Martini, Vincenzo Rustici e nella quarta cappella ci sono gli affreschi di Ambrogio Lorenzetti recentemente restaurati dal grande restauratore Massimo Gavazzi.
Da non dimenticare il Miracolo delle Sacre Particole, ostie che da quasi trecento anni si mantengono fragranti e intatte.

I Presepi: ci sono quelli fatti nei trulli tipici del brindisino, le statuette africane con le figure allungate in stile Watusso, le figure andine che vengono dal Perù, un moderno pittore con tanto di cavalletto, un cammello dalle gobbe celesti, una miniatura in terracotta del Palazzo Pubblico di Siena.
Andare coperti perchè dentro la Basilica c’è un freddo acceca, ma per chi ha fede sono quisquilie.

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Il Buristo è patrimonio mondiale dell’umanità

Si va in un capitolo di storia: Violante Beatrice di Baviera, vedova di Ferdinando de’ Medici principe ereditario al trono di Toscana, (nella speranza che dall’unione nascessero Medici meno bischeri) figlio del bigotto Cosimo III e fratello del frizzante che risponde al nome di Gian Gastone, ultimo Medici a regnare (gozzovigliando) nel Granducato, si vede mandata dal suocero a governare Siena.
Con il suo seguito germanico di guardie preposte alla sua persona, giungono in città certi salsicciotti di sanguinaccio che il lessico dell’epoca faticava parecchio a dire correttamente:wurst e blutte, che per i palati dell’epoca erano gustosissimi quanto impronunciabili… nacqua così il buristo.
Dalla Baviera a Siena e zone limitrofe il salume posto su pane e poi sulla brace si diffonde e sazia – con sommo gaudio – generazioni di mezzadri che si sfamano delle parti a più bassa richiesta del maiale.
Lentamente la leggenda e il sapore del buristo si spargono nel mondo portando a compimento le calorie degli umili che solcano la zolla o portano tegole.
Poi giunge il profumo della fettina messa sul pane e sulla brace fino a Parigi e l’Unesco lo battezza a Patrimonio dell’Umanità, con tanti patrioti moderni che ingrossano l’orgoglio tricolore come se sapessero cosa sia la bontà delle cose semplici e cosa sia in sintesi la modestia.

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Villa Scacciapensieri si trova a Siena…non nel Chianti

” Villa Scacciapensieri è il luogo perfetto per le tue vacanze in una villa storica a Siena. La sua posizione privilegiata vicino a Siena e immersa nel meraviglioso verde del Chianti l’ha resa celebre, e al suo interno hanno soggiornato personalità illustri”.
Questo riporta il sito del boutique – hotel per chi è alla ricerca di informazioni, ma non dice che la villa ottocentesca si trova sul Colle della Capriola e ai primi del Novecento era uno dei pochi edifici che si trovava in loco insieme alla Villa Partini (in seguito divenuto l’Istituto Agrario).

In un libro di Alfio Caruso “Noi moriamo a Stalingrado” si narra la storia di un sergente senese durante la dura campagna di Russia, la cui famiglia è proprietaria di una maestosa villa divenuta Hotel.
Una nota di colore è relativa agli anni ’80 con dei giovani frequentatori della scuola agricola che proveniendo da Vertine o da Radda diversi professori sostenevano che i ragazzi abitavano in provincia di Firenze e ci volessero giorni per arrivare ogni mattina in classe.
Questo per far capire come cambia il mondo e come una zona depressa e in disparte come il Chianti fosse ben lontana (non in chilometri) dal canto del dolce usignolo della cinta (muraria) senese.
Già nel 1978 quando arrivarono il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti, il Cancelliere della Germania Federale Helmut Schmidt e il Governatore della Banca d’Italia Paolo Baffi, per mettere a punto gli ultimi accordi sul Sistema Monetario Europeo, Villa Scacciapensieri aveva tutto intorno non la campagna del Chianti ma il nuovo Policlinico, il campeggio, il quartiere residenziale per eccellenza dei senesi, un alimentari a poca distanza dove si facevano dei panini sublimi… oltre all’Istituto Tecnico Agrario.
Da un secolo sull’uso del toponimo Chianti si sono avventati i gigliati che, come pasta da pizza lo hanno allungato e allargato a coprire esigenze commerciali in fiasco in torrenti che scrosciano di Pesa e di Elsa… ora si scopre che anche Siena non è più Siena intorno alla zona dell’ospedale, ma è nel cuore del Chianti campagnolo.

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Vertine, vetrinetta per lo scambio dei libri

Da un po’ di tempo all’interno del Casotto della Pista è comparsa una vetrinetta azzurra al cui interno si trovano diversi libri a breve distanza di un tavolo di massello e una panchina, in modo che chi giunge nel paesello, oltre ad avere uno splendido esempio di cura e architettura medievale, trova anche il modo di gustarsi in santa pace qualche passo di letteratura.
I libri si possono prendere e tenere, l’idea è di far girare la cultura attraverso uno spazio dove i libri si possono leggere, prendere o portare. Leggere allunga la vita.

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Il Museo Palazzo Orsini a Pitigliano

Il Quattrocento è ben rappresentato dalla statua in legno policromo della Madonna col Bambino, opera del famoso scultore senese di inizi ‘400 Jacopo della Quercia, e dal  reliquiario in rame dorato a forma di tempietto gotico delle Sante Flora e Lucilla, opere provenienti dalle chiese di Santa Fiora, e dalla tavola centinata dipinta nel 1494 da Guidoccio Cozzarelli con la Madonna col Bambino fra angeli e i santi Pietro e Francesco. 

Del secolo successivo ricordiamo  la pala con l’Assunzione della Vergine con i santi Girolamo, Tommaso e Francesco, dipinta agli inizi del ‘500 dal senese Girolamo di Benvenuto per il convento della Selva di Santa Fiora e lo stendardo processionale attribuito ad Alessandro Casolani (1552-1607), proveniente da Montorgiali e dipinto su due facciate con La Madonna del Rosario San Giorgio e san Rocco. Fonte: Museo Palazzo Orsini Pitigliano

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Brunello ritratti a memoria, libro di Stefano Cinelli Colombini

Non è l’ennesimo libro sul vino, ma una guida storica e sociale completa e esaustiva su un territorio che nel suo recente passato non ospitava milionari o artisti eccentrici, stelline del cinema e della televisione, ma una fame e una miseria che non si misurava in bicchieri, ma in bigonce.
Poche famiglie che secolarmente detenevano migliaia di ettari di terra con poderi sparsi nella campagna e un paese dedito ai commerci fiorenti che prendevano spunto dal passaggio per la strada che conduce e Roma.
L’apertura dell’autostrada negli anni ’60, tagliò Montalcino dai grandi esodi e movimenti verso la città dei papi e questo comportò una crisi durissima e uno spopolamento delle campagne mai visto.
I boschi e il carbone da essi prodotto venne sostituito dal più economico carbone europeo e americano già nel primo dopoguerra e fu un’altra mazzata a un’economia che per secoli si era appoggiata a una fonte di energia che diventava sempre più antiquata.
Pochissime le industrie, un’agricoltura cerearicola che non aveva sbocchi, pochi i traffici commerciali per questa località che assunse il rango di città per residenza vescovile.

Poche anche le aziende che producevano vino, lo commerciavano e lo imbottigliavano, pur essendo nel periodo della Belle – Epoque già stato premiato in diverse fiere di settore.
Fino allo svuotamento delle campagne negli anni ’60 il Brunello era marginale nell’economia locale, poi alcuni luminari – tra cui il sindaco Ilio Raffaelli – iniziarono a credere nel sangiovese grosso come fonte di sviluppo e di valore del territorio.
Il libro di Stefano Cinelli Colombini è una manna di informazioni su luoghi e persone, su commercianti che arrivano in campagna dopo i successi frizzanti ottenuti negli Stati Uniti ottenuti con il Lambrusco, su contadini che comprano il proprio podere a prezzi agevolati e mutui lunghissimi e iniziano piano, piano a piantare viti e fare la storia di un grande vino nel mondo.
Delle poche etichette che si contavano all’epoca del boom economico degli anni ’60, adesso se ne contano a centinaia… questo libro fa capire cosa è successo a Montalcino negli ultimi due secoli.

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Il gallo futurista di San Gusmè

Al netto di quel bischero di Filippo Tommaso Marinetti che proclamava che la guerra è l’igiene del mondo, mentre ad Arezzo gli avrebbero risposto: “Cacati in mano e datti du’ labbroni”, il Futurismo è stata una corrente artistica che non è passata inosservata, ma a cavallo delle due guerre mondiali ha inciso un periodo storico connotandolo di artisti e opere importanti.

Il gallo canterino su barile a San Gusmè è un’opera geniale che ricalca quella corrente artistica che ha come un vino del territorio nel motore.
Dischi di sega a diametri diversi, pennata, forbici, una falce fenaia, schizzi di ferro a far da piumaggio, accoglie i visitatori del paese poco distante dalla porta sormontata dalla Balzana senese.

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Vite rossa di flavescenza dorata

La bellezza estetica di questa vite è enorme così come è enorme la sua pericolosità con i tralci che non lignificano rimanendo morbidi e virando al giallo.
Si azzera la produzione di uva, se non estirpata è un focolaio di infezione per le viti sane, se non si disinfettano adeguatamente gli utensili per la potatura, essi diventano veicolo di infezione.
Questa patologia proviene dalla cicalina, insetto che nidifica nei tralci vecchi delle viti, motivo per cui le potature dell’annata andrebbero bruciate invece di essere trinciate nei campi.

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Il diserbante acrobatico delle Crete Senesi

Niente a che vedere con la monotonia delle rette parallele sotto ai filari delle viti o con il totale arancione dei piani dell’Arbia.
Qui cambia totalmente la conformazione del terreno e il diserbante sparso per le dune lunari delle Crete pare quasi un’opera d’arte invece che una sostanza che bene non fa.

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