Gli operai del Monte e la violinista in rosso

Sul fare della sera, con l’utimo spiraglio di sole che accarezza i merli di Rocca Salimbeni, gli ultimi operai del Monte escono dalla catena di montaggio con la tuta blu elettrico e le scarpe a punta, mogi come un lunedi mattina.
Ma sotto la bianca statua di Sallustio, emerge una splendida signora in rosso con violino, che con la sua struggente melodia ruba per qualche istante i passanti dal rito arancione con due salatini di contorno o dalla ricerca frenetica di una tavola imbandita, come se non ci fosse un domani.

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Un gelso rovesciato dal vento

Quando ha finito di fischiare il vento e urlare la bufera, si esce dai ripari per verificare cosa è successo e a volte si riscontra che è partita qualche tegola oppure ci si consola che ci siano solo un mare di foglie da rimuovere prima che intasino i tombini con la prossima acquata.
Tristissimo è scoprire un gelso secolare gettato violentemente a terra dai rami appesantiti dal peso della forza del vento che destabilizza le radici.
Per chi ha un moro è consigliabile che almeno una volta ogni due anni venga data una potata, in modo di avere un sopra con meno legno e frasca leggera.

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Il matrimonio di Fabio Zacchei e Iviana Garcia

La foto di rito non poteva non finire che davanti al Gallo fatto con una creatività emotiva di chi ha l’animo di temperare il ferro con una gentilezza unica, tanto da renderlo leggero come foglie di vite.

Colui che – per dirla con le parole di Josè Martì -“Coltiva la rosa bianca in giugno come in gennaio”.
Ai freschi sposi l’augurio che a ogni scintilla di ferro corrisponda il rinnovo dell’amore che vi lega.

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Il nuovo Cinema allo Stadio di Siena

Per permettere al folto pubblico accorso di prendere una scomoda posizione sulle seggioline della curva San Domenico, la proiezione del film “Conclave” ha subito un breve slittamento, per snellire la fila alla biglietteria durante le fasi del passaggio delle auto in sosta in uscita dal parcheggio sottoscala dello stadio.

Non c’era la deliziosa fragranza delle magnolie in fiore della Fortezza ad allietare lo scorrere della pellicola, bensì un fastidioso ticchettio (come di grande orologio a cucù) non si sa se dovuto alle luci spente dello stadio o all’irrigazione notturna dell’erboso manto di gioco, con il tranquillo pubblico diviso da una robusta rete metallica come le più feroci tifoserie contrapposte.
In compenso il film era magnifico, con quella lotta per il potere, rivalse e colpi bassi che anche le sacre tonache porporate si tirano per arrivare a tingersi dell’unica bianca,

Un cinema all’aperto che si protrarrà – con grandi titoli – fino al 10 settembre.

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La sorgente sotto la Pieve di San Marcellino

Che tutta l’area intorno alla Pieve di San Marcellino (Gaiole) fosse in epoca romana un importante villa e insediamento agricolo per l’approvvigionamento alimentare della latina Siena Julia è ormai quasi un dato di fatto e gli scavi archeologici in corso lo stanno dimostrando

L’attuale edificio della Pieve si trova costruito sui resti di altri insediamenti e quanto fosse importante questo insediamento lo dimostra il pozzo interno al chiostro che non è una vasca di raccolta delle acque piovane, bensì una vera e propria sorgente, le cui acque ora alimentano le piante dell’orto stellare di Silvano Falcinelli, il custode conoscitore di ogni pertugio di questo luogo.

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La Cavalleria rusticana dei girasoli di Pian delle Cortine

Una magnifica spianata di girasoli, che in tempi moderni girano intorno a pachidermici capannoni da ballo e da abbronzatura, piloni di strade mai finite, mausolei per trattori, fino al binario unico che con romantica – ottocentesca – rilassatezza, conduce un trenino da Siena a Chiusi e viceversa.
Ma quello che scatena un’osservanza cardiologica silente dalla fragranza dello stabilimento organico di Pian delle Cortine, son quel mare di bastoncini gialli cullati dai pulman senza fermata che sfrecciano nel drittone e qui si mette in moto il jukebox con le cento lire e s’alza lo struggente tema degli aranci che olezzano della Cavalleria Rusticana.

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Chianti Festival a Castellina, omaggio a Pino Daniele

Castellina in Chianti, paese a 580 metri di altitudine che in una normale serata di fine luglio sarebbe sinonimo di aria fresca e chiacchiere in piazza con un golfino a portata di mano per i più riottosi nel prendere la via del sonnello.
Chianti Festival (splendida edizione questa del ’25) tappa a Castellina nella Piazza del Comune, dove sono di scena gli ottoni dell’Orchestra della Toscana & Trio Jazz con la voce trainante della piccola grande donna Lucia Sargenti.
Vento novembrino e piumini abbottonati come neanche più accade con la raccolta delle ulive, per una piazza gremita, entusiasta del calore di suoni partenopei che si mescolano al jazz, al black, a colonne sonore o estremi inni di Liberazione: “Je so’ pazz”.
Il pubblico vorrebbe continuare a scaldarsi al suono di melodie famose, ma l’orchestra e la cantante sono intirizziti dal freddo.
Il grande trombettista classico Donato De Sena ha persino due strappi nei calzoni, con il vento che si introfola nella camera d’aria fatta di jeans e raggela gli arnesi, ma non l’ironia.
Scrosciante e meritato applauso per dei grandi musicisti.

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Elisabetta Tognana

Dal mondo dei rally e dei motori, passando per l’azienda di famiglia nel trevigiano e arrivando nei primi anni ’80 alla quiete campagnola di Vistarenni, quella splendida villa di rimando settecentesco, nusuale dal punto di vista architettonico nel contesto chiantigiano.

Una brutta notizia che piove improvvisa sui sassi del Chianti per una delle rare donne che gestiva una grande azienda vinicola, tanto da essere stata una pioniera fra le pioniere fondatrici dell'”Associazione Nazionale Donne del Vino”. Oggi per il Chianti sarà una giornata listata a lutto. Fonte: Il Cittadino.

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Il Fiat 25 c

Questo gioiellino della meccanica è uscito di fabbrica nel lontano 1954, ma prima era il carro che nella Seconda Guerra mondiale ha sfidato i carri armati inglesi e americani e poi i panzer tedeschi e aveva la particolarità che il conducente sporgeva a vista dalla cabina.

Robustezza e semplicità fatta per durare nel tempo – almeno per quanto riguarda il trattore -..

Due minuti per scaldare le candelette e poi con qualsiasi tempo e stagione il trattore schizza in moto  pronto a cingolare terra.

Guardando i trattori di oggi, dove c’è un repertorio di elettronica  da formula 1 e plastica da lavatrice, bruciandosi un fusibile occorre il tecnico con  camice bianco e  computer, vengono in mente i tempi del Fiat 25 nei quali con un buon martello, un cacciavite e qualche saluto al paradiso, la sosta ai box era  di qualche minuto.

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La piramide massonica di Montaperti

Un lascito testamentario del conte Guido Chigi Saracini dona al Magistrato delle Contrade il cippo a ricordo della Battaglia di Montaperti.

Il professor Alessandro Leoncini dell’Università di Siena ha curato una ricerca sul monumento-piramide e ha scoperto che: “L’ideatore della piramide è Antonio Pantanelli, nato a Siena il 20 luglio del 1828 e iscritto nel 1844 alla facoltà di Giurisprudenza (a quell’epoca era possibile iscriversi all’università a 16 anni).

Pantanelli è tra gli studenti che “mentre stavano davanti ai loro docenti in attesa delle domande degli esami o pensando una risposta da fornire ai professori, avranno fatto girare lo sguardo sulle pareti dell’aula soffermandolo anche sugli stucchi massonici di Agostino Fantastici”.

Pantanelli aveva coltivato fin dalla gioventù il culto della battaglia combattuta lungo il fiume Arbia. Ricorda Leoncini che “quando era studente di Giurisprudenza aveva visto la piramide luminosa dell’aula dell’università e sicuramente avrà visto anche quella fatta costruire dal massone Mario Bianchi Bandinelli fuori Porta Romana”.

Pantanelli era stato esule in Egitto, dove scoprì la massoneria e aveva visitato le piramidi, e a Siena fu tra i fondatori e maestro venerabile della loggia Arbia e, anche questo, non è un caso.

Secondo Leoncini gli indizi raccolti “sono abbastanza consistenti e numerosi da farci ipotizzare che sia stato l’entusiasmo di Pantanelli, reduce dalla battaglia di Curtatone e Montanara e idealmente da quella di Montaperti, a ispirare la costruzione sul colle poco distante dall’Arbia, della piccola piramide, riduzione in scala di quella di Giza“.

Ma in quale data fu costruita? Leoncini propone due date per la sua edificazione: il 1860, sesto centenario della battaglia o forse, più probabilmente, il 1865, settimo centenario della nascita di Dante Alighieri che con i suoi celebri versi ha accresciuto la notorietà della stessa.

Quella piramide sarebbe stata edificata da Pietro Marchetti, anche lui membro della loggia Arbia e tra i più noti architetti di Siena per aver studiato nel prestigioso studio romano di Francesco Fontana.

Alla fine del suo libro Leoncini sostiene che la piramide è frutto dell’entusiasmo patriottico di Antonio Pantanelli, “ingiustamente dimenticato protagonista del nostro Risorgimento“. Potrebbe essere arrivato il tempo per recuperare la sua memoria”. Fonte: Grande Oriente d’Italia.

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