
Si parte dal presupposto che Colle Val d’Elsa (alta) sia uno dei luoghi più romantici del creato dove però la cacca di storni e piccioni non atterra al suolo ma si ferma sui tetti delle macchine di cui è coperta Piazza del Duomo.
Passando da via delle Romite c’è da fare attenzione alla Parisina che scarica bacinellate d’acqua sui passanti in ogni stagione, ma al contempo – scampato il pericolo della doccia fredda – non manca lo spunto idilliaco di un baio scambiato ai lati di un ortensia o di fiorellini che abbelliscono con grazia le finestre di molti incantevoli palazzi.
Caffè e colazione alla rinomata pasticceria Barone è un classico piacere da non rinunciare anche se si ha fretta, la signora della tabaccheria che tiene cartoline retrò meravigliose, il Museo dell’arte del cristallo e quello di arte sacra con ritratti dove la bellezza femminile è la debolezza maschile del cavallo che si affaccia alle imposte di una casa chiusa.
Ma è costume, storia, vita vissuta: accidenti sempre al velo di ipocrisia (che a differenza della nebbia non si scioglie mai al primo sole del mattino) intasa tutto di conformismo.
E poi un uscio chiuso di vetro e legno stinto, cassetta della posta ancora funzionamente e non sigillata, una seggiola di paglia, una facciata scrostata e stinta, il cartello con il passaggio dei bambini a corsa con la cartella di scuola.
Fiorellini sospesi e un paracarro di pietra serena nell’angolo: arrivassero Sandokan, Re Artù, Giacomo Leopardi, Lucio Battisti, Don Chisciotte o Fabrizio De Andrè, farebbero di Colle alta la loro fortezza di reistenza a questo mondo intriso di rabbia, ignoranza e violenza.