
















Il titolo dell’articolo è fuorviante e non è manchevole di rispetto verso un nobile benestante che è stato l’ultimo dei mecenati, dedicandosi alla coltivazione dei suoi interessi musicali e donando qua e là – senza molto apparire -piccole porzioni di terreno, piccole somme di denaro o mandando dipendenti propri per contribuire alla costruzione o riparazione di un bene pubblico.
Il titolo dell’articolo ha un suo senso se visto nel contesto e negli anni in cui la vita del conte si formò e si sviluppò in un certo contesto storico.
La mostra “Armonie in Villa” è visitabile presso il Museo del Paesaggio di Castelnuovo Berardenga ed è stata allestita in occasione dell’acquisto e inaugurazione della Villa Chigi Saracini da parte della locale Amministrazione Comunale.
Un mecenate delle arti e principalmente della musica: all’interno dell’alto muro perimetrale si sono svolti concerti di altissimo livello con musicisti di fama mondiale che hanno allietato un buon numero di privilegiati ospiti.
Forse per il conte, la musica valeva più di ogni altra cosa, dedicando tutto se stesso e molti dei suoi averi per la costituzione di un’Accademia Musicale (Chigiana) nel suo palazzo di via di Città a Siena, nel commissionare busti e installazioni ai più valenti scultori per ritrarre i più valenti musicisti; marmi da posizionare poi nel giardino della villa di Castelnuovo.
A lui e a Arrigo Boito il merito di aver tolto dal dimenticatoio la figura e le opere di Antonio Vivaldi.
Ufficiale di sanità durante la Prima Guerra Mondiale con al seguito la propria auto personale, viveva appartato tra il suo palazzo di città e la villa castelnovina.
Entrò in possesso di un impero economico messo insieme dagli avi banchieri fatto di poderi, terreni, mezzadri, palazzi, dopo che loo zio Fabio venne preso per una lepre dal conte Busatti (proprietario di Felsina) e perì in un incidente di caccia a Terrarossa.
Una vita appartata svolta al riparo di alte mura, circondato dai suoi cani e da quella servitù che bastava per non dover stirare, potare le rose e le sieppi di bosso, cuocere quanto il contado portava in dote dai propri orti o cortili.
Distintamente vestito – per non dire elegantissimo – nei ruggenti anni ’20, quando gli ultimi soggetti sempre poco toccati dalla storia ribolllivano per avere un futuro migliore e si preparavano le basi per violenze, confini e tribunali speciali, c’era chi -vedendo quell’uomo distinto, in disparte e sempre assosrto in questioni ludiche e poco lavorative – lo apostrofava come “Il bighellone”, mettendo in questa affermazione secoli di zolle tramandate per generazioni al servizio suo o di altri possidenti.
Inutile dire che questa persona con l’avvento del fascismo fu costretta a emigrare in Brasile, dove vivono ancora i suoi discendenti.
La mostra “Armonie in Villa” è aperta fino al 31 di agosto, l’ingresso è gratuito, con il seguente orario: Dal martedì alla domenica dalle 10:00 alle 13:00. Il venerdì e il sabato anche dalle 16:00 alle 19:00.