Baciare il rospo delle elezioni e del cambiamento

rospo di vertine

Cambiare, termine di origine gallica che indica : “Sostituire una persona, una cosa, con altra simile o diversa”.
Il termine che si sente suonare sempre, in ogni momento, con qualunque mezzo di densa confusione di massa.

Probabile che anche il Festival di San Remo ne sia stato contagiato, e alla parola amore si sia sostituita la parola cambiamento.
Come partire senza avere una destinazione, l’importante è andare, saranno gli eventi, i flussi, i mari e i venti, di volta in volta a dare le priorità ai luoghi dove comparire e a cosa fare per apparire, per cavalcare la notizia e tenere alto un consenso basato sui succhi gastrici e biliari, rabbia, servilismo e cervello in apnea.
Le Amministrazioni Comunali sono l’unico baluardo prima del deserto e della barbarie, il solo vero, unico luogo dove il cittadino può avere un minimo di udienza, dove si può permettere di avere un rapporto diretto con qualcuno che non sia lanciare un messaggio in mare dentro una bottiglia sperando che qualcuno prima o poi lo rintracci e legga.
Cittadini – consumatori schiavizzati da un’economia che non è al servizio di tutti, ma al servizio di una speculazione che non produce niente, solo distanze, ingiustizie, lacrime e dolore: precarizzazione.
Dove i servizi essenziali non sono più servizi, ma aziende, e come tali non assicurano una prestazione e un servizio, ma fanno bilanci al netto delle persone.
L’ultimo interlocutore, o l’ultimo baluardo rimasto sono appunto i piccoli comuni, il cui sindaco a capo della comunità ha compiti e responsabilità immani oltre ad avere sempre un rapporto costante con le persone, le aziende, le problematiche nel territorio che si trova ad amministrare.
“Amministrazione Pubblica”, un nome imponente e tanto svilito per come di norma si intende il Pubblico qui da noi.
Elargimento di favori e piaceri, ori, incensi e mirre da elargire ha chi ha votato o con chi si deve mantenere il consenso.
Un modo di fare che si definisce clientelare, ma che potrebbe celare dietro un nome ben più corposo e imbarazzante.
Però, “Ammministrazione Pubblica”, coniugata nel suo modo più alto e inattaccabile è quella che applica le regole, non consegna soldi e finanziamenti a chi non ne ha titolo, non procura lavori e regala appalti a chi è vicino.
E qui si innescano faide, diatribe, rigurgiti di un passato doroteo, che in molti odiavano perchè sapeva di insano, ma che non ci si è fatti scrupolo di far proprio, per tornaconto.
L’ipocrisia al suo livello massimo perchè in questa fogna si pretende anche di insegnare al prossimo qual’è il modo più giusto di campare.
Commistione di interesse, passera e politica per un solo fine: contante da contare, gente da controllare e sistemare, consenso da gestire.
Quando l’Amministrazione è Pubblica, per questo lercio sottobosco, è come sbattere negli scogli d’acciaio di un qualsiasi Angelo Vassallo.
Partire, cambiare, credere al miraggio di tante parole generiche e inutili che non hanno dietro di loro la sostanza di un progetto porta tanto rimpianto.
Cambiare potrebbe essere ricordare il pensiero economico di George Maynard Keynes, ma questo è un altro discorso.

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