Caporalato (e non solo), Chianti Classico sotto choc: travolte le Cantine Coli alla Sambuca Val di Pesa

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Dall’alba di giovedì 13 ottobre, il Chianti Classico è sotto choc, coinvolto (un’altra volta) in un’ampia operazione di polizia, chiamata “Numbar Dar” (capo villaggio), relativa a vari reati, compreso l’illegale reclutamento di cittadini extracomunitari e sfruttamento del lavoro nero.

L’operazione riguarda vari comuni della provincia di Prato e delle province di Firenze, di Modena e di Perugia. Anche in territorio chiantigiano ci sono aziende coinvolte che, da stamani, sono al centro delle attività.

Siamo sulla falsariga di quanto accaduto nel maggio scorso, quando da Prato (così come stavolta) si mosse un’ampia operazione (che vide interessate anche aziende vitivinicole chiantigiane) contro il caporalato. Stavolta però il territorio del Chianti Classico fiorentino viene squassato dal coinvolgimento diretto di una delle aziende più conosciute.

In questo caso, la Digos della Questura di Prato ed il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Prato, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, in collaborazione con la Sezione di Polizia Stradale e il Corpo Forestale dello Stato di Firenze, stanno eseguendo un’ordinanza di 11 misure cautelari personali, di cui 5 agli arresti domiciliari, vari sequestri preventivi di quote societarie nonché 13 perquisizioni delegate nei confronti di cittadini italiani e pakistani.

E uno dei focus dell’indagine si è concentrato sulle Cantine Coli della Sambuca. Sono 11, come detto, le persone indagate di cui cinque finite agli arresti domiciliari per intermediazione illecita nel reclutamento di cittadini extracomunitari, per lo più giunti in Italia come profughi, sfruttamento del lavoro nero, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, interramento di rifiuti speciali, emissione di fatture false e frode in esercizio del commercio.

Fra i cinque arrestati tre sono i vertici delle Cantine Coli (Giampiero, Gianluca e Filippo), poi un investigatore privato ed un intermediario.

L’attività investigativa è iniziata con la denuncia presentata nel settembre 2015 da due rifugiati africani, i quali segnalavano un illecito sfruttamento di circa 50 braccianti agricoli, tutti di origine africana, impiegati nell’azienda agricola.

Le investigazioni hanno permesso di scoprire l’esistenza di un’associazione per delinquere composta da cittadini italiani e pakistani che, approfittando dello stato di bisogno delle vittime, provenienti da scenari di guerra e povertà, avrebbe rcelutato profughi richiedenti asilo, presenti all’interno di strutture di accoglienza locali.

Il fine era quello di avviarli, in condizione di sfruttamento, anche mediante l’uso della violenza, minaccia e intimidazione, allo svolgimento di attività agricola sotto pagata, all’interno dell’azienda vitivinicola della zona del fiorentino.

L’organizzazione criminale avrebbe inoltre svolto attività illecite connesse e parallele, con l’ausilio anche di faccendieri e collaboratori esterni, quali: la produzione di vino con il marchio “Chianti” in violazione della normativa sulla produzione dei vini del Chianti; l’emissione di fatture per operazioni inesistenti o per importi superiori a quelli reali.

Nel corso delle indagini nelle province di Prato, Firenze, Modena e Perugia sono state eseguite diverse perquisizioni nei confronti di cittadini italiani e pakistani e sequestri preventivi di quote societarie.

Fnte: Il Gazzettino del Chianti

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