Visita dei ragazzi e delle ragazze della scuola media alla pieve di Spaltenna e al castello di Vertine

Giulia è l’insegnante di italiano delle scuole medie di buca che sta illuminando il cammino e la crescita di piccoli uomini e piccole donne innestando loro il germe della curiosità e del sapere, dell’apprendere i grandi fatti e la conoscenza del luogo in cui questi pulcini vivono.
Ritrovo alle 9 alla chiesa di buca con Don Beppe Cellai che mostra le ferite alle gambe dovute alla bramosia di portare a termine le celebrazioni della settimana santa che inevitabilmente portano a battere culate in terra quando si ha troppa fretta.
Spaltenna, arrivando a piedi, con il giardiniere che pianta i gerani e altre persone che levigano i cipressi venduti ai turisti come la cosa più tipica della Toscana per colpa di una patetica poesia di Carducci e di un film come “Sotto il sole della Toscana” che merita di essere conservato nello scaffale accanto alla “Corazzata Potiomkim”.
Ilaria illustra la storia, l’architettura, l’organo, il crocifisso. I ragazzi sono dei portenti sapendo di capitelli e navate.
Due coccole al cane di Nicoletta, artista della ceramica che ha il laboratorio di fronte alla pieve e rinquadramento giocoso verso Vertine per venti minuti di piacevole cammino fra la campagna da scrutare e da capire: le fave seminate fra le viti, gli ulivi da potare, i danni notturni dei cinghiali lungo la strada comunale.
Vertine e l’ambita colazione alle giostre con una ragazza che se non fosse per la visita alla chiesa non avrebbe avuto difficoltà a prendere conoscenza con il terzo panino.
Nessuna carta e bottiglia lasciata in terra, via verso la chiesa appena provvista di gabbia di ferro avvitata alle colonne discretamente brutta.
Anche qui Ilaria spiega, i ragazzi ascoltano, la professoressa Giulia si raccomanda di stare concentrati perchè il giorno dopo tutta la visita sarebbe stata rivissuta fra i banchi di scuola.
Vertine dalle sette torri e la Madonna di Simone Martini, la mezzadria e lo spopolamento delle campagne, l’arrivo di pirati americani e non solo che hanno provato a devastare la storia e la paesaggistica di questi piccoli angoli di mondo.
Teo abbaia, la Teresa bagna i fiori, i gatti del Pipa o scappano, o assistono curiosi, la porta, (quella vera) di accesso al borgo, una strana struttura che poi viene spiegato essere la base per tavoli e panche da pranzo, la vecchia scuola, il vecchio circolo, le vecchie cantine, le vecchie stalle, i vecchi forni da pane: la fatica e la fratellanza di chi viveva questi spazi.

Ritorno in buca a piedi con i ringraziamenti per la bella mattina di osservazione e di studio che vanno a Don Beppe Cellai, Ilaria Sciascia, Alessandro Ercolani, agli insegnanti che hanno il merito di far vedere la storia e l’amore per l’ambiente camminandolo.
Lo sguardo malinconico di Alberto che guarda commosso l’oliveta con al centro l’altare che lui sa bene essere un laico bracere per amatissime salsicce quando per Vertine passeggia la volpe.

Questa voce è stata pubblicata in Arte e curtura, Chianti Storico, Federica, Fotografie 2015, Italia Nostra, La porta di Vertine, luoghi e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...