Il Vernacoliere sospende le pubblicazioni

Nell’annunciare una pausa di riorganizzazione del Vernacoliere, lo storico direttore e fondatore del mensile satirico Mario Cardinali ha rivolto ai collaboratori questo saluto che è insieme un augurio di poter continuare a vivere in libera dissacrante irriverenza.

“O cari anzi carissimi collaboratori, o sparpagliata truppa d’eccelse firme del vignettare in satira mordace e d’altrettanto saettare in invettive scritte, o ultimi giapponesi d’una resistenza che ora la chiaman resilienza e ‘un ci si capisce più nulla nemmen lì, ascoltate!

No, non è Trump che vi parla, e neanche la Meloni. Son io, il Vernacoliere! Che nuntia vobis dolorem magnum, anzi magnissimo.

Dopo il numero di novembre

Il Vernacoliere sospende le pubblicazioni

Nessuno è eterno. Neanche Mario Cardinali. Che dopo sessantacinque anni di Vernacoliere, arrivato alla soglia dei novant’anni (ci manca ormai un mucchiettino di mesi, grinzosi anche quelli), si sente francamente un po’ stanchino. Oddìo, stanchino… ciondola! Sì, il cervello è sempre vispo, ancora ce la fa a creare le sue famose locandine, respira anche. Ma sottosotto ciondola, e anche un po’ soprasopra.

Ragion per cui, prima di cominciare a perdere i pezzi verso la cascata finale, vi annuncio (passaggio alla prima persona, fateci caso) che dopo il numero di novembre il Vernacoliere sospende le pubblicazioni. In attesa – com’è d’uso attendere – di tempi migliori. Che sarebbe a dire o vediamo un po’ se dopo di me ci potrà essere qualcosa oltre il diluvio. Di menti valide ce n’è ancora parecchie nel gruppone che con me ha portato il nostro giornalaccio al record della durata satirica non solo in Italia ma qualcuno dice anche in Europa (lo conoscono perfino a Pottaland, ultimo luogo caldo della Terra).

E il mondo digitale è lì che attende, l’intelligenza c’è pronta anche artificiale…

O bimbi, ‘un dite nulla? Ma ci siete sempre? Non vi siete ancora sparati? E allora toh, vi aggiungo un altro buon motivo, per la fermata del Vernacoliere: c’è anche la crisi sempre più profonda della carta, a dettar la nuova legge dell’editoria. Quella dei giornali, soprattutto. Che quasi più nessuno legge, surclassati come sono dai social, coi telefonini a dettar legge ovunque, nuovi totem dell’indottrinamento in massa. E la pubblicità a pagare il tutto, ché tanto poi a pagare veramente è il solito Pantalone quando compra.

E anche per il Vernacoliere i costi ormai son arrivati a superar gl’incassi. Con le edicole che continuano a chiudere a migliaia in tutt’Italia, e quelle che ancora resistono si son ridotte a rivendite di gadget e giocattolini vari, e pare le vogliano perfino adibire a uffici postali e ricevitorie d’ogni tipo, un po’ come le tabaccherie. Non esclusa l’idea di piazzarci un confessionale, a confessar la colpa di voler leggere ancora.

Che poi leggere è una parola grossa. Coi quotidiani ormai ridotti a raccoglier la bava dei tanti laudatores a richiesta, con tanto giornalismo di leccaculi d’ogni tipo – e i culi più leccati son quelli di governo, non importa il colore, conta il finanziamento, – da leggere ci sono più che altro i bollettini di Stato o di Partito o d’Enti e Associazioni del gran gioco del potere. Oddìo, magari ti mettono al corrente delle decisioni dei Palazzi, con quei bollettini gabellati come giornalismo, ma è anche lì come con la pubblicità per il commercio, che sempre commercio di cervelli è.

E figurati se un giornalaccio come il Vernacoliere, che si è sempre piccato di voler seguitare a campare di sole vendite, senza finanziamenti o sovvenzioni o inserzioni pubblicitarie d’alcun tipo, può continuare a resistere senza uno stop per un respiro nuovo.

Coraggio, amici e collaboratori cari. Vediamo se dopo aver ripreso fiato ce la faremo una volta ancora. E per intanto pigliatevi, oltre all’abbraccio affettuoso, anche il mio sentitissimo grazie per quanto finora avete fatto, nel contribuire a tenere alto il prestigio d’una storica bandiera d’irriverenza satirica.

Con uno speciale ricordo per chi nel nostro gruppo non c’è più, mio fratello Umberto in particolare, per oltre trent’anni cuore e colonna della diffusione d’un foglio di libero pensiero”.

Mario Cardinali (dalla pagina sociale del giornale)

PS – E per i lettori un messaggio accorato: «Occhio, gente, ‘un pare ma ar Governo c’è la Meloni con Sarvini! E anche quell’artro, coso lì, Taiani, che pare dorma ritto e ‘nvece ni riesce anche sdraiato».

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Vertine quando aveva sette torri

Un affresco di epoca cinquecentesca realizzato da un artista ignoto di scuola fiorentina, mostra come era Vertine a quell’epoca, con le sue spesse mura, con le sette torri merlate coperte – quasi sicuramente – di laterizio.
Questa immagine si trova nel salottino della casa del prete e se il gioco di trovare dove possano essere state o siano tuttora le torri rimaste, chiudendo gli occhi viene immediatamente alla luce il pianoforte che stava esattamente sotto l’affresco, il vecchio prete Fallaci che ogni tanto lo strimpellava, il suo nero pastrano in cui si rinvoltava e le sedute con il mento appoggiato al bastone sullo spesso muricciolo del camino per mettere la schiena al calduccino.

Nel suo piccolo all’epoca Vertine era una piccola San Gimignano in miniatura, unico rifugio sicuro dove i ribelli Ricasoli potevano rifugiarsi e non essere stanati, unico rifugio per quelli più fedeli alla madre patria fiorentina quando le cose si mettevano male.
E’ stato l’unico castello del Chianti che non è mai stato conquistato e devastato, ciò che è franato lo è stato per il tempo,, ma poi amorevolmente ricostruito.
L’ultimo edificio nel 1972, quando Alberto Bruschi da Grassina -antiquario fiorentino -restaurò la torre di Vertine e la dotò di quella splendida e modernissima scala metallica (ad alveare dove si vede sotto) che ancora oggi conduce all’ingresso della torre della porta.

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Il Pan co’ santi del forno Il Magnifico

Fare il fornaio non è una professione ma una missione.
Quando le persone dormono il fornaio è già all’opera con gli impasti e le lievitazioni; d’estate come d’inverno, quando le persone escono di casa trovano già pronto l’occorrente per la colazione dolce e poi salata e il pane, fruste, schiacciate o ciaccini per ogni evenienza.
Poi dallo scoccare dell’autunno ci si mettono anche i dolci tradizionali da infornare – ricciarelli sempre – panforte, cavallucci e sua maestà il Pan co’ santi (da quando l’uva matura e si fa buona) e Lorenzo ne prepara a ripetizione per la gioia di chi comprende quali sono le cose buone della vita.

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La Provinciale 408 è priva degli ettometri

C’erano due poltrone di velluto antico gettate su una piazzola a bordo strada e per dare indicazioni precise alla SEI per il ritiro dei rifiuti abbandonati (non essendo una località) serviva il riferimento stradale con il numero del chiloemetro e il corrispettivo ettometro.
Per farla breve dal “Termine” (il confine fra le province di Siena e Arezzo” in poi (nella parte aretina che procede verso MontevarchI) la strada è priva di ogni piastrina ettometrica.
Cosa strana e singolare dato che già in epoca romana erano usi segnare le distanze, ma così è, e ne consegue che in caso di emergenza o dover dare un riferimento preciso a soccorritori o forze dell’ordine non si può essere precisi e a volte anche un secondo è decisivo per salvare una vita.

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Il Dit’Unto 2025

Bigi -l’anticiclone che sorveglia temporalmente gli esiti di ogni iniziativa messa in moto a Villa a Sesta- ha agosteggiato e protetto da par suo il regolare svolgimento di un’edizione del “Dit’Unto” presa di rincorsa già dallo scorso anno che – per lavori in corso di abbellimento – adeguamento degli intestini sotto il manto stradale e a vista – dovette saltare l’edizione del 2024 dal normale svolgimento.
Edizione iniziata e finita letteralmente con i fuochi artificiali quella numero Dieci del Festival “del mangiare con le mani”.
Con la giornata soleggiata che si è detto, con i fuochi artificiali a chiusura della manifestazione.
Nel 2023 venne stimata la presenza di quasi 10.000 persone con la somministrazione di ben 42.000 porzioni di prelibatezze con i 47 stand gastronomici presenti.
In un paese che conta meno di 50 residenti, uno sforzo logistico e organizzativo notevole ma che L’Associazione Dit’Unto, il locale circolo ricreativo, l’azienda agricola Tattoni e i 4 ristoranti (La Bottega del 30, L’Asinello, L’Osteria alla Villa, il Ristorante Villa di Sotto) portano avanti con dedizione ed entusiasmo e che è diventato un appuntamento fisso nell’autunno senese.

Ben 9 gli Chef stellati Michelin: Mariano Guardianelli (Abocar); Gaetano Trovato chef di Arnolfo presso la Bis Osteria, Senio Venturi (L’Asinello), Valentino Cassanelli (Lux Lucis), Silvia Baracchi (Il Falconiere), Riccardo Agostini (Il Piastrino), Iside De Cesare (La Parolina), Niccolò Palumbo (Paca), Stelios Sakalis (Poggio Rosso) oltre a tante altre proposte culinarie che abbracciano l’intero territorio nazionale.
Presente anche il Veneto con la Tenuta San Giorgio e la sua produzione di Prosecco, encomiabile la decisione di non proporre bottigliette d’acqua ma di fornire (in vari punti del paese) vari fontanelli dove con borracce e bicchieri si poteva dissetarsi senza produrre una mole di vuoti di plastica.

“Large street band” e Mirko Roppolo DJ, il Gruppo Escursionisti Berardenga che ha condotto fra vigne e boschi una breve camminata nei dintorni, con il traguardo finale nel villaggio gastronomico.
Una giornata semplice, serena, raggiante, un luogo cardiologicamente intinto nella campagna dai colori autunnali e con i suoi vestiti più belli.
Domenica prossima sarà di scena sempre da queste parti L’Ecomaratona del Chianti, a seguire la raccolta delle olive, per poi scivolare nelle giornate corte invernali, rimembrando quanto è stato bello rivedere il Dit’Unto dopo un anno.

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A Paola di Villa a Sesta

A giochi ancora aperti e con il Dit’Unto che ha ancora da stupire di fuochi ed effetti speciali, poche foto e poche parole sul sindaco di Villa a Sesta Paola Valenti, metafora azionista su come si riescano a far cose belle (e di cuore senza darlo a vedere) che richiedono dedizione, stanchezza, riunioni, avendo una piccola comunità coesa e affiatata che – sempre con il sorriso – accoglie le persone in questo piccolo mondo antico fatto di pensieri e parole, polli arrosto e sentimenti.

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I Tre Bicchieri del Chianti e della Berardenga 2026

Ogni anno in questo periodo tutti i produttori di vino sono in trepida attesa per conoscere quali aziende e quali vini sono finiti nella prestigiosa serie dei Tre Bicchieri del Gambero Rosso.
Non che in giro non ci siano vini di minor prestigio e valore, è solo che per il mercato estero, finire su questa speciale classifica equivale ad avere le porte spianate per svuotare la cantina.
Queste le aziende che hanno avuto il prestigioso riconoscimento nei tre comuni del Chianti e di Castelnuovo Berardenga.

Dievole – Chianti Classico Casanuova 2023

Carpineta Fontalpino – Chianti Classico Fontalpino 2023

Barone Ricasoli – Gran Selezione Chianti Classico Colledilà 2022

Castello di Volpaia – Gran Selezione Chianti Classico Coltassala 2022

Istine – Chianti Classico Gran Selezione Istine 2022

Fattoria di Valiano – Chianti Classico Gran Selezione San Lazzaro 2022

Tenuta di Lilliano – Chianti Classico Gran Selezione Vallanzone 2021

Monteraponi – Chianti Classico Riserva Il Campitello 2022

San Felice – Chianti Classico Riserva Il Grigio 2022

Bertinga – Chianti Classico 2022

Castell’in Villa – Chianti Classico Riserva 2019

Castello di Albola – Chianti Classico Riserva 2022

Tenuta di Arceno – Chianti Classico Riserva 2022

Arillo in Terrabianca – Chianti Classico Sacello 2022

Rocca delle Macie – Chianti Classico 2023

La Selvanella – La Selvanella Riserva 2021

Maurizio Alongi – Vigna Barbischio Riserva 2022

Castellare di Castellina – I Sodi di San Niccolò 2021

La Gioia 2021 – Riecine

Montevertine – Montevertine 2022

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Foglie d’oro dei noci di Meleto

I più neanche si accorgono di questo benefico oro naturale cosparso sulle foglie.
Assueffati dalla tecnologia anche mentre si guida, poco si nota dell’umile – sgargiante – bellezza che si ha intorno, con le piante che si mettono il loro vestito buono.
I lunghi singhiozzi dei violini d’autunno, il rintocco di un campanile in collina, due tizzoli di querciolo nel camino, il vento aromatico che s’alza da una griglia, fagioli in abbondanza.
Buone letture e conversazioni, bruschetta di cavolo nero, lento passaggio sfilando davanti ai noci.

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Pasqualino, il trattorino della Vigna di Desi

Davide e Desi sono due trentenni che vivono con le marce lunghe.
Sono due gioie adulte che si dedicano a altro – ma nel loro amore – trovano il tempo di dedicarsi alla terra e a tanti suoi buoni frutti.
La fantasia non difetta: avendo fatto anche qualche rotoballa di fieno per l’inverno, si dedicano a una forma di arte scultorea con delle ruote dismesse, un po’ di vernice e pennello, un tettino e delle sedie di pura formica delle cucine dei nonni, per costruire a lato della propria vigna un allegro trattore geniale, che raccoglie la simpatia di quanti entrano o escono da Rapolano per immettersi nella super strada.
C’è tanto estro a Rapolano dove brillano le stelle e le rondini puntigliose più belle: c’è una locomotiva del 1924 accanto alla stazione nel futuro Parco Ferroviario, c’è un allegro trattore di fieno che accoglie con un vispo sorriso chi giunge a Rapolano.

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La biancheria intima del prete

Don Giampaolo è un pretone con il fisico da lotta greco – romana e data la mole c’è da limare bene le parole perchè la sua ombra al suolo è veramente tanta, così come tanto è il senso dell’umorismo che lo contraddistingue.
E’ arrivato il camioncino della lavanderia che ha riportato fresca e profumata tutta la biancheria intima del prete:pianete di ogni foggia e colore per ogni celebrazione e periodo dell’anno.
Quella verde è per il periodo autunnale dei funghi, tartufi e castagne.

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