Il budino campagnolo di pomo e cacao

Il cacao amaro cresce sugli scaffali della Coppe, mentre i pomi sono un bel frutto di stagione facilmente reperibili e gustosi.
Per fare un ottimo budino ci sono due possibilità: per ottenere il Nobile servono tre pomimaturi a cui va separata la pola dalla buccia, due cucchiaini di cacao amaro e abbondante frullata.
Per la versione campagnola si leva solo il picciolo, si sbriciola il pomo, due cucchiaini di cacao amaro, un goccino di rum o brandy e frullato.
Messo nelle ciotoline da gelato perqualche ora in frigorifero è una bontà.

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Sestaccia della Berardenga

Un nido dell’aquila appollaiato su una parete rocciosa che domina il confine nord della Berardenga a difesa dai vil fiorentini e spazia con lo sguardo su immense praterie fino all’Amiata e alla Montagnola.
Chi vive a Sesta, non deve soffrire di vertigini.

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Camminare fra la berretta del prete di Torre a Castello

Fiorisce ora quel caratteristico arbusto che ha quelle bacche coloratissime a forma di cappello che i preti portavao una volta e il tratto di strada che supera Torre a Castello e si inoltra verso Monte Sante Marie ne è pieno.
Improvvisamente sgorgano cespugli vivacissimi nel contempo di un paesaggio pieno di dune.

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Il Chianti segreto di Castelvecchi

Insediamento a 558 metri s.l.m. a cui piedi scorre un fosso tributario del torrente Pesa, nel comune di Radda in Chianti.
Piccolo villaggio costruito intorno alla Pieve di Santa Maria Novella – datata fra il X e XI Secolo – che fino agli albori del Cinquecento presentava le forme di un castello.
Agli inizi dell’Ottocento viene costruita un’imponente villa padronale che ha anche il compito di fattoria di proprietà dei Gutierrez della Solana.
Entro la villa è incorporata una piccola cappella privata. Nel comune parlare il luogo viene indicato anche come “Castel de’ vecchi”, mentre solo recentemente ha preso la qualifica di “Borgo” perchè quando si avventa il turismo pare di più lustro rispetto al nome di Fattoria, Villa, paese.
Gli esempi nel Chianti di “Borghizzazione” sono infiniti.

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Serre di Rapolano, paese del travertino

Roma è di Travertino, Firenze di Pietra Forte, Siena di Pietra di Rapolano (e cotto); questi e mille altri luoghi del mondo sono meravigliosi proprio perchè sono unici, grazie al genio e alla cultura che li ha creati, ma anche grazie ai materiali e ai colori che li caratterizzano.

Siena, come accennato, non si differenzia. E’ una città ricca di storia e di tradizione, dove grandi artisti, noti alla storia dell’arte, ma anche del tutto anonimi (ma non per questo meno geniali!) durante i secoli hanno costruito, pezzo dopo pezzo, una città che è un opera d’arte totale.
Le cave di Rapolano, situate a circa 30 chilometri da Siena, sono le cave di pietra da costruzione più vicine.
30 chilometri, in mancanza di camion, sono comunque molti!
L’uomo ha scoperto che cuocendo il fango, questo assumeva caratteristiche di stabilità e resistenza incredibili, diventando una pietra artificiale vera e propria.
Ma anche in questo caso, la terra di Siena non è uguale a quella di Firenze o di Sicilia, e cuocendo, pur cambiando colore, rimane sempre un qualcosa di profondamente locale, unico e perfettamente inserito nel contesto.
Quindi a Siena due erano i materiali da costruzione: il cotto e la pietra di Rapolano, il primo usato sempre, il secondo per enfatizzare e rendere ancora più prestigioso un edificio o parte di esso. Dall’accostamento di questi due materiali, generati dalla stessa terra, nascono le meraviglie senesi.

Fonte: Pietre di Rapolano

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Timida rosa novembrina

Disdicevole trovarsi in mezzo a giornate di gelo e inevitabile aggomitolarsi su se stessa per difendere la corolla dalle fitte di un vento aretino che prima di arrivare, sdrucciola sulla neve.

Una timida pallina rossa compatta, che si sente riavere quando il sole principia a fare il suo mestiere di scalda giorno con le caldaie al minimo invernale.

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Un applauso ai Carabinieri di Gaiole in Chianti

Altro colpo sventato. Oro, gioielli e denaro subito restituiti alla pensionata di 81 anni che i due campani erano riusciti a raggirare martedì mattina. La scusa? La macchina di sua proprietà aveva provocato un incidente mortale, sosteneva al telefono un finto carabiniere. Quelli veri sono stati bravi a bloccare gli autori rapidamente, a una ventina di chilometri da Gaiole in Chianti, in direzione Siena. Arrestati dai militari dell’Arma per la truffa aggravata dal fatto che era stata commessa ai danni di un’anziana. Quando li hanno bloccati probabilmente stavano tenendo sotto controllo la zona e i movimenti strani visto che la nostra provincia nelle ultime settimane è sotto l’assedio dei malviventi. Addosso al più giovane dei truffatori, quello che si era presentato fisicamente a casa della pensionata di Gaiole, nell’abitato del paese, trovati ori e gioielli della donna. Erano nascosti dentro gli slip.

Il copione interpretato era già stato scritto per loro dai complici al telefono che ad ora restano inafferrabili. La vittima? Una donna di 81 anni di Gaiole, come detto. Era stata contattata via cavo da un finto carabiniere. Diceva di essere in compagnia di un brigadiere. C’era stato un problema: una delle auto di sua proprietà (dovevano dunque aver avuto informazioni giuste) era rimasta coinvolta in un incidente. La cosa grave era che una persona, per l’esattezza un orefice, era deceduto. Servivano soldi per il risarcimento.
Qui l’articolo integrale di Laura Valdesi su “La Nazione“.

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La ferramenta di Leo a Pienza

Dei tempi di Mario Luzi c’è restata una targa sul camminamento panoramico e alcuni giornalisti che da decenni frequentano la Val d’Orcia, sono convinti che la ferramenta di Leo sia uno dei pochi negozi normali rimasto.
Un paniere, una lampadina, un’ampolla per l’olio, la macchina per fare la conserva, chiodi, bullette, vari macinini, imbuti… come si conviene a un negozio che ha tutto per le esigenze quotidiane per i residenti e qualche utensile come tagliere e coltelli per il cacio turistico.
Da generazioni la famiglia Piselli gestisce questa ferramenta posta dentro le mura papali di Pienza e Leo è sempre lì (tranne la domenica) dietro il bancone ad accontentare clienti e servire storie e aneddoti di un mondo romantico e di persone in transito meno frenetiche e più attente e rispettose di un piccolo grande luogo dipinto a olio. A quei tempi il gelato al pecorino non era ancora stato inventato.

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Quando l’Arbia si tinge di arancione

A proposito di Bio – Distretto del Chianti nell’encomiabile attività promotrice di un’agricoltura sana e consapevole, dal Ponte delle Granchiaie (dove le gaiolose e fresche acque del Massellone confluiscono nell’Arbia) fino al Ponte di Pianella, quasi tutti i piani che costeggiano l’Arbia, hanno un improvviso e strano colore arancione.
In natura potrebbe essere l’effetto fra il forte divario delle temperature fra il giorno e la notte, ma questo fenomeno sarebbe una cosa moto più sfumata e meno accentuata.
Probabile sia l’effetto del passaggio di un trattore con due irroratori davanti.

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Il punto Nutella di San Gusmè

Si ha tutti in mente un grande ippopotamo azzurro, il mulino nella zona di Chiusdino dotato di ruota, o il logorio che comporta la vita moderna.
Divertente notare come l’uso di un luogo a scopo commerciale provochi una risonanza e una visita di curiosi per ammirare dal vivo quanto visto in televisione su un barattolo di crema di nocciole.
Non implica molta curiosità contemplare una strepitosa Annunciazione affrescata da Pietro Sorri o la vista del campanile che ispirò una poesia del Premio Nobel Eugenio Montale, le mura e la storia (a partire dagli Etruschi) di un luogo carico di vicende importanti e di un paesaggio distillato di romanticismo.
A suo modo vince una branca della Pop – Art che conduce persone a muoversi per vedere un luogo magari visto cento volte, ma che non si era mai stato notato.
A distanza di trent’anni dall’uscita nelle sale del film “Io ballo da sola” c’è ancora un folto pubblico di persone che cerca il Leccione di Nebbiano, la Villa di Geggiano o quel podere al centro della storia perso fra le vigne cardinalizie e d’oro di Brolio.
E’ un muoversi che nasce e parte da punti di vista diversi: dall’emozione di una sceneggiatura, dalla regia o dall’interpretazione di un attore… dalla mercificazione di un paesaggio.
San Gusmè è luogo di pace, arte e contemplazione: a breve gli abitanti si metteranno in moto con la loro fantasia del riuso per pavesare il paese di addobbi originali per le feste, un altro buon motivo per girare nelle stradine e piazze del paese.

C’è una vita che scorre in simbiosi con le stagioni, la forza e il numero delle ore illuminate dal sole.
Cene, pranzi, feste che culminano con l’omaggio al “Luca” ai primi di settembre, l’apertura nel fine settimana – o a richiesta – della Chiesa della Compagnia, le varie iniziative della Pro – Loco.
Arrivare a San Gusmè per “Il punto Nutella” o per gli Etruschi… basi di partenze diverse, ma se conduce a sedersi su una panchina panoramica e rigenerarsi con la nobiltà del paesaggio intorno, ogni motivo di visita diventa un punto alto.

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