Duomo, una Lupa Senese da ripulire

La luce radente del tramonto colora per pochi istanti di arancio questo imponente edificio di marmo creato per stupire e per glorificare la potenza cittadina, è un effetto ottico che dura pochi minuti, prima che le tenebre accorrano e il tondo di vetro rifletta l’immagine della luna.
Credenti e visitatori che sono entrati nel corso dei secoli hanno potuto ammirare un lavoro di arte e di ingegno che non ha eguali, dove si sono alternati i più valenti artisti di ogni epoca.

La recente dismissione a uso parcheggio di piazza Jacopo della Quercia (che strabordava fino e oltre l’ingresso della Provincia – Prefettura) ha permesso di aprire lo spazio al campo visivo per coglierne appieno l’imponenza, anche se l’invadenza di tavolini da bar all’ingresso del complesso museale del Santa Maria della Scala è un limite da città turistica che non rinuncia agli affettati anche nei luoghi più prestigiosi.

Se l’esterno è magnifico, dentro si rimane estasiati dalle pagine di marmo scritte sul pavimento, dal turchese immenso che prende il sopravvento nella libreria Piccolomini, nella ricerca del volto della Papessa Giovanna nella lunga fila dei busti di papi antichi.

Ma fuori basta alzare lo sguardo per individuare una piccola nota stonata: la Lupa Senese posta su una colonna a lato della scalinata d’ingresso (simbolo cittadino e della mitologica fondazione cittadina da parte dei figli di Remo – Senio e Ascanio – perseguitati dallo zio Romolo) presenta una copertura estesa a quasi tutto il corpo di xanthoria parietina, ovvero il comune lichene giallo che copre le tegole dei tetti o si forma sui tronchi delle piante.

In tutto questo candore, in tutta questa piazza ritrovata dalla sosta a ruote, risalta questo unico neo, ma che è il simbolo stesso della storia senese, posto in copia nei punti più rappresentativi entro le mura.

Stona che i piccoli Senio e Ascanio si allattino con il muschio delle mammelle della Lupa.

Fonte: Il Cittadino.

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L’uovo celeste

Gli storni sono quegli uccellacci neri – poco adatti allo spiedo e per questo abbondano – che poco prima del tramonto occupano tutti i cipressi della Pista facendo in essi un casino infernale prima di chiudere gli occhi.
Non hanno molta grazia estetica e anche nel volo non hanno la dolcezza della rondine, in quanto alla voce, meglio lasciar perdere.
Ma nascono bene, con quei nidi pieni di uova celesti, belle a vedersi.

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E’ preso un coccolone alla Madonna

Vedere un figliolo lacerato nelle carni e imbullettato come uno dei peggiori malfattori nella sua epoca è un trauma troppo grande per una mamma che vede il figlio deposto dalla croce.
Lo svenimento, il corpo esanime, il pallore dovuto al dolore, si deve al pennello di Antonio Bazzi detto il “Sodoma” questa istantanea di tormento all’interno di una stupenda opera “La deposizione” conservata nella Pinacoteca Nazionale di Siena.

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Il nuovo portaseghetto di Vasco

La Collezione primavera/estate 2025, prevede un’oggettistica sobria e funzionale ricavata da una scarpa comoda (ma non troppo) presa alla fiera qualche tempo avanti.
Se il nero e l’azzurro potevano essere colori invitanti, per andare nell’orto non erano affatto adatte, mentre togliendo la parte del tallone hanno trovato la loro definitiva consacrazione come portaseghetto.

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Giorgia Meloni dona la Nutella di San Gusmè a Re Carlo

La visita di Re Carlo d’Inghilterra in Italia è stata un clamoroso successo non per le località che ha visitato o il discorso (valentissimo) che il sovrano ha fatto a Camere riunite con i sottotitoli per i molti onorevoli che non comprendono l’italiano.
Il monarca se ne è tornato nella sua residenza di Windsor felice come una Pasqua soprattutto perchè la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni lo ha omaggiato con un barattolo di Nutella sopra al quale è riprodotto uno scorcio dei cipressini e delle vigne di Arceno a due passi da San Gusmè.

Carlo – nel riporre accuratamente il pregiato dono – ha fatto notare alla Premier che da buon cultore della campagna ha notato che tante vigne (non quelle riprodotte in etichetta) intorno a Castelnuovo hanno una poco edificante tonalità arancione.

Questo barattolo permette a un’azienda di usare un territorio per promuoversi, con il pensiero che certe volte l’apparenza conti più della sostanza.

“Fine di’ ricreativo inizia a principiare i’ curturale”.

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Serre di Rapolano, prendi un libro, lascia un libro

A Serre di Rapolano c’è un salottino sempre aperto – con sedie e divano comodissimo – dove chi passa ha l’opportunità di aprire delle vetrinette dentro alle quali ci sono tutta una serie di libri su argomenti diversi e si ha la possibilità di leggerli sul posto, portarli a casa e mettere qualcosa di già letto all’interno delle vetrine per donare a chi arriva una buona lettura.

Iniziativa encomiabile che merita di essere riprodotta un po’ ovunque.

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Le peonie della Teresa

“Sono belle, ma se piove un durano niente”. E infatti aveva ragione la Teresa a dire che le sue peonie erano e sono molto belle, ma che hanno un nemico temibile nella pioggia.
Si aprono e si richiudono per più giorni in condizioni normali, mentre – se piove per più giorni – hanno vita breve e infradiciano celermente.

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Il fucile annodato, opera di Fabio Zacchei

L’odio si alimenta con altro odio e inevitabilmente genera una violenza che acceca la ragione e tutti gli altri sentimenti.
Nel villaggio di Pievasciata non si possono non notare due cose: la millenaria pieve liberata dalle vitalbe e il monumentale “fucile annodato” opera del Maestro gentile del ferro Fabio Zacchei.
Opera di un’attualità stringente di una pace offesa, di intelletti offuscati, di ospedali e civili distrutti, di pochi pazzi che – lentamente – porteranno il mondo a una guerra permanente senza capire dove stia la ragione o il torto.

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La bellezza della strada di Vignano

Sulla destra – il sole radente del tramonto – delinea il profilo di mattoni rossi incandescenti di Siena e della Torre del Mangia e riflette nel chiarore marmoreo della torre campanaria del Duomo.
Sembra impossibile – dopo uuna serie di curve e controcurve – quanto la città sia vicina e nel silenzio si sentono distintamente i suoni dei tamburi, provenienti – probabilmente – dai giradini del Bruco.
Bella la strada di Vignano, con la chiesa di Sant’Agnese rivolta agli ulivi e lo sguardo proteso verso le mura arrossate dal tramonto.
La campagna verdissima fra gli ulivi, meno fra le vigne, come vicino a Santa Regina, dove lsotto le viti l”erba prende lo stesso colore di un cancello mostruoso e inutile di cortain messo a parare il nulla e l’orizzonte e non si capisce se il cancello sia color diserbante o la vigna color cancello.
C’è una pergola regolata da antichi pali lavorati di ferro, di una sempilicità ma di un gusto raffinato, come l’abilità artiginale di chi li ha coniati chissà quanto tempo fa.
Ci si incanta a vedere il castello metallico che sorregge le viti e le prime gemme che spuntano, come ci si incanta a vedere la parete di glicine posta davanti a un edificio ad archi, o l’orto da cui spunta l’albero di Giuda o la buca di marmo nella parete” Posta per la Colonia”.
La seduta semicircolare di mattoni sotto il cipresso secolare sembra un piccolo auditorium, con davanti un ingresso singolare verso un oliveto che non vede forbici da anni.

Un arco quatro sfere di abbellimento e un singolare cipresso (secco) nato sopra che ha avuto vita breve, ma è rimasto a simboleggiare una splendida strada di campagna dove arriva il suono dei tamburi di Siena, quando l’inverno è finito e la campagna e la città si risvegliano.

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Radda, Silvia Brogi va in pensione

Per anni la colonna portante e gentile della Pro – Loco di Radda, un vanto territoriale che ha accolto e ben destinato chissà quante persone divise fra le località comunali e le richieste sempre più strampalate del popolo viaggiante.
Ufficialmente in pensione, ma affiancherà Sofie (olandese innamorata del Chianti e che ha deciso di vivere a Radda) fino a ottobre, quindi ci sarà ancora modo di vederla all’interno dell’Ufficio Turistico.
Ritmi più blandi e presenza più leggera, ma potrebbe essere un modo anche per raccogliere le idee e mettere insieme tutta una esilarante serie di richieste che le sono state fatte nel corso degli anni e (chissà in un domani prossimo) donare una raccolta spassosa sui turisti allo sbaraglio.
Anche se a Radda manca il mare e a qualche villeggiante di transito è sfuggito questo particolare.

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