I “Bivacchi” secondo Siena News

Ci sono titoli e articoli che rimarranno per sempre nella storia del giornalismo mondiale stile: “Arrestate due Tope d’appartamento” oppure la mappa di dove “Trombare in campagna” del Corriere di Siena di qualche anno fa.
C’è la cronaca puntuale e fattiva del “Washington Post” che arriva a far dimettre un Presidente degli Stati Uniti come Richard Nixon (che aveva travalicato dal suo ruolo, travolto da un’opinione pubblica che all’epoca non faceva sconti neanche agli “eroi” del Cile) e ci sono pure le irriverenti locandine del “Vernacoliere” livornese – esposte fuori dalle edicole – che ogni mese allietano di sarcasmo penetrante su fatti di portata planetaria o nazionale.
Sulla stampa locale, specificamente sulla propria pagina Facebook – spesso – si gioca a scovare notizie quando non ci sono, elaborate quel niente che basta e titolate con vocaboli vetusti (usi ini epoche funeste) indicanti “il bivacco” di alcuni ragazzi alle basi di Palazzo Pubblico a Siena che seduti, mangiano un panino o danno un’occhiata alle notizie sul portatile appoggiato sulle ginocchia.
Se – i ragazzi – dietro di loro non lasciano alcuna traccia del loro passaggio, non esiste nessuna notizia da dare in pasto ai lupi della foresta che fermandosi a un titolo o a una sola semplice e serena foto, trovano motivo di abbaiare da fermo a chi non fa niente di male.
Scavare nei comportamenti di chi è carico di soldi, potere, mire e clientele, è un’altra cosa, si chiama giornalismo.

Magari tutto ciò serve per alimentare visite su una Pagina, ma finisce solo per produrre rancori senza fine gettando carbone nelle fornaci dell’inutile… stavolta mirato verso fruitori di un bene Pubblico da tutelare e onorare ma anche da vivere in pieno.

Punto privilegiato per godere appieno una delle piazze più belle del mondo, creata da antenati illuminatissimi e sapienti.

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Macinino per caffè e napoletana

Si ha sempre una furia indiavolata che induce alla perdizione su quale sia il sapore della vita e delle piccole cose che danno un senso al tutto.
In offerta speciale su qualsiasi banco si arraffa quel che c’è, non tenendo conto che il caffè nasce e viene tostato in grani e poi all’occorrenza viene macinato a grana diversa per i modi di infusione più svariati, tralasciando di citare la deriva di cialde e capsule che fanno di una polvere usata (buona per i fiori) uno scarto a carissimo prezzo da gettare nell’indifferenziato.

Aprire l’otturatore, saturare di chicchi di caffè, girare la manovella e quando smette di sgranellare aprire il cassettino sottostante dove si trova il caffè macinato.
A questo punto neanche il distillatore dell’ Omino con i baffi, ma direttamente in quella che per tanti anni è stata la caffettiera che al bollire dell’acqua andava rigirata per permettere all’acqua di drenare colore e sentore del caffè.
Serve più tempo, ma in campagna, quando il brillare del primo sole asciuga le lacrime notturne su Vertine, ha senso navigare su questo barlume di piccolo mondo antico.

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Garibaldi fu ferito e poi curato alle Terme di Rapolano

Non è un caso che davanti allo stabilimento termale dell’Antica Qurciolaia vi sia una statua con il Generale seduto e appoggiato a un bastone.
E’ più facile decifrare un manoscritto egizio che la targa marmorea incupita dal tempo sulla parete di fronte alla statua, ma in questo aiutano i piccoli e agili pannelli che il comune di Rapolano ha piantato il tutto il territorio di fronte a edifici importanti o in luoghi di una certa importanza storica.
E’ proprio il 29 agosto (1862) che dopo aver radunato una grossa truppa di volontari in Sicilia e dopo essere sbarcato e preso a cannonate dalla flotta savoiarda nei pressi di Reggio, che i garibaldini sono costretti a ripiegare verso l’Aspromonte dove l’esercito savoiardo apre un fuoco fraticida verso quei combattenti in camicia rossa che avevano liberato la Sicilia dai Borbone e erano pronti a risalire la Penisola per porre finalmente fine al regno del Papa e liberare Roma dall’influenza serpigna delle tonache di ogni foggia e colore.
Ma per non irritare il temibile alleato francese nei panni di Napoleone III, il re Vittorio Emanuele II e il suo Primo Ministro Urbano Rattazzi non esitarono a ordinare all’esercito di fermare Garibaldi e se nel caso arrestarlo.
Nello scontro fraticida il Generale venne ferito di striscio a una coscia e più gravemente a un piede, con una ferita che mise a consulto le migliori menti mediche del tempo, ma che gli diede fastidiose fitte e complicazioni.

Ben cinque annni dopo – nell’agosto 1867 – Garibaldi giunse in treno a Rapolano e ospite del conte Pietro Buoninsegni nella villa di Poggio Santa Cecilia iniziò la cura delle acque per la sua ferita allo stabilimento dell’Antica Querciolaia.
Narrano le cronache che la gamba riprese l’antica elasticità e il Generale donò le stampelle al Comune di Rapolano in segno di gratitudine e di effettivo benessere riacquisito.

Giuseppe Garibaldi guarì, ma poi l’Italia andò come andò, sotto una monarchia provinciale che non aveva il grande respiro delle monarchie europee e che non aveva timore a prendere a fucilate eroi, generalli libertari e popolazione civile, conferendo agli autori il massimo delle onorificenze.
A settembre, a poca distanza da Rapolano – nel centro di Sinalunga – il Generale venne nuovamente arrestato su ordine di Vittorio Emanuele II prima che muovesse con i suoi volontari alla volta di Roma.

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La manutenzione delle Strade Bianche del Chianti

C’è chi malignamente sostiene che la manutenzione delle strade sterrate venga fatta solo in funzione e nel periodo che precede la famosa rievocazione storico – ciclista de “L’Eroica”.
Non è esatto: la manutenzione stradale è sempre stata svolta anche precedentemente – nel primo periodo utile dopo le pioggie estive che permettono di compattare efficacemente terra nuova con terra vecchia – tanto da creare un manto scorrevole come il panno di un biliardo – .

E’ vero che c’è una nuova consapevolezza e un nuovo valore verso queste strade bianche che turisti di ogni dove – con i loro cavalli rampanti ruotati – rifuggono per la polvere che si alza, ma poi percorrono gioiosamente con le biciclette più costose e preziose (con abbigliamento non da meno).
Si deve all'”Eroica” un riconoscimento delle ultime “Strade Bianche” nel mondo epico del ciclismo di nicchia, di cassa o di semplici appassionati (fino al raggiungimento delle grandi classiche a livello professionistico) ma si deve alle Amministrazioni la cura e la mautenzione delle loro strade comunali. Fonte: Il Cittadino.

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Anciolina, bambini allevati all’aperto

Frazione montana di Loro Ciuffenna, sulla strettissima strada che porta al Pratomagno.
Qui le persone si ritrovano al piccolo bar – alimentai a mangiare un gelato e conversare, mentre i loro figli o nipoti giocano e si rincorrono come si faceva una volta.

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Anche un cinghiale alla Messa del sabato sera a Vertine

Quando suona la campana, si avverte tanta commozione nel risentire quel suono ricorrente e amico che si è fatto nel tempo più sporadico rispetto a quando scandiva le ore del pranzo e del termine della giornata lavorativa per i campi.
Ma da quando in zona c’è Padre Damiano, le campane suonano più spesso e il Popolo di Vertine si raduna presso la sua Chiesa (rifatta con amore dai vertinesi dopo un cannoneggiamento tedesco) e al contempo giungono molte persone dal basso che si uniscono nella celebrazione del sabato.
Le giornate perdono luce e si fanno più fresche e quando il paese è a cena c’è un cinghiale quintalotto che si concede un giro nelle bellezze entro le mura, ma che dietro di se non lascia in giro bottiglie, carte o involucri della pizza.
Compie la sua giratina rilassante e subito dopo torna nel fitto bosco passando dalla vecchia Fonte.
Solo che anche lui – subendo il fascino del richiamo delle campane – si presenta in Piazza della Chiesa quando il sacerdote sta guarnendo l’altare e i fedelissimi giungono in piazza.
Non si sa chi era più impaurito se loro o se lui – per motivi diversi – fatto sta che passando davanti a casa di Pasqualino ha salutato l’amico cane Teo e si è dileguato dalla porta opposta a quella d’ingresso.

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I vetri rotti e le finestre aperte di Villa Pagliaia

Il Granduca Ferdinando III Asbrugo – Lorena, quando era ospite della famiglia Bianchi Bandinelli nella villa di Pagliaia era “felice come un pisello nel suo baccello” per dirla con Ollio, data la bellezza della campagna circostante, la finissima aria, la delizia di un giardino dal quale si scorge il cardiologico insieme di mattoni e marmi bianchi di Siena sullo sfondo.
E’ per abbelllire il giardino che – il proprietario della Villa, nonchè Governatore di Siena – Giulio Ranuccio Bianchi Bandinelli, nota – in un magazzino comunale incui giaceva da tempo – “Il Mangia” ovvero ’l’automa che batteva il tempo nella campana sulla torre di Palazzo Pubblico.venne trasferito nella sua Villa di Pagliaia per ornare il lago. Era il 1824.
Quasi un secolo dopo suo pronipote Ranuccio Bianchi Bandinelli – venuto a conoscenza del fatto – volle ritrovare la statua nel lago quasi asciugato e venne rinvenuta in un fosso, ma priva delle braccia.
La statua venne quindi donata al Comune di Siena ed è visibile nel Cortile del Podestà.
Anche dal punto di vista enologico Pagliaia ha una storia lunga in termini di produzione di vino di pregio ecommercializzazione: la prima etichetta risale al 1895.

Allo stato attuale la Villa appare come un’anziana signora incipriata che ricorda malinconicamente i bei tempi andati, con un giardino rivitalizzato di recente rappresentanza, le reti al tetto per imedire la caduta a terra dei calcinacci in movimento, finestre con i vetri rotti o addirittura completamente aperte certo ricovero (in quelle antiche sale) di piccioni e uccelli notturni… guano di ogni genere.

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Il futuro Parco della Ferrovia di Rapolano Terme

Tanto è stato fatto per togliere dal degrado un’area del paese che con tempo era diventata un groviglio di arbusti, cattive abitudini e frequentazioni.
La piccola stazione brilla e profuma di vernice fresca, mentre il piazzale esterno è stato completamente pullito dalla vegetazione scomposta e dai rifiuti ingombranti che vi erano mimetizzati.
E’ sbocciato un piccolo campo da bocce (pallinaio) dei tavoli e sedie per la briscola sotto l’ombra dei pini, vasi pieni di fiori, volontari che con gli occhi luccicanti di piacere e commozione si prendono cura di tutta l’area della stazione.
E poi (tra la Pieve di San Vittore e la panoramica sul paese antico) sono arrivate ottanta tonnellate di ferro sotto forma di un treno del 1924 che dovrà essere curato e restuarato, ma già smuove la voglia di esserci di appassionati di ogni dove.
Sarà il “Totem” di un futuro Parco Ferroviario per la gioia di grandi e piccini e darà modo di narrare come il travertino dalle cave circostanti veniva caricato e trasportato in ogni angoo del mondo. Fonte: Il Cittadino.

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Mocassini e calzone modello “Acqua in casa”

Uno starnuto improvviso e quel delicatissimo equilibrio strettissimo in vita può portare le cuciture a premere su parti delicate fino a confittarle nelle tonsille.
E’ un vivere con l’angoscia perenne di un colpo di scena, di una freddata, un movimento improvviso, assumendo solo cibi solidi – gallette militari – e poca acqua diuretica.
Una frenata improvvisa può segare in due l’universo creato, ma nelle strade di campagna o nelle autostrade fino ai caselli si può guidare con i calzoni calati contro il logorio della moda moderna.
Camicia celeste, calzone bianco “a sigaretta” – abbreviato di dieci centimetri modello “acqua in casa” -mocassino senza calzini… è il sogno di ogni coltivatore diretto avere un figlio così per riempirlo di scapaccioni.

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Messaggio di Pace alla Collegiata di San Gimignano

Don Gianni Lanini è il parroco della Collegiata di Santa Maria a San Gimignano, persona che nasce nel suolo privo di fronzoli,duro e argilloso delle Crete, trascorre alcuni anni imbarcato come cappellano nelle navi dei migranti, curatore di anime a San Quirico d’Orcia e poi a Castel del Piano, prima di giungere nella città delle torri con la nomina del Cardinale di Siena Augusto Paolo Lojudice.
Probabilmente Don Gianni è una di quelle persone che scinde ciò che è giusto fare da ciò che conviene fare e il messaggio apposto sulla facciata del Duomo ne è un esempio.
Due bambini (le cui origini sono facilmente intuibili) che si abbracciano e camminano insieme: ” Bisogna stare zitti quando i bambini dormono, non quando vengono uccisi”.
In una città invasa dalle famigerate truppe turistiche, anche i più distratti dallo struscio, dalla coppetta di gelato firmato, dalla presenza in luogo per la foto con le torri alle spalle, dal panino con la porchetta e le saponette di lavanda, non possono non alzare lo sguardo verso quel pugno dritto alle coscienze.

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