























Ruzzolano per aria le foglie di tiglio scalzate dal vento per poi rammontarsi e produrre un tappeto color dell’oro che dall’Osteria conduce alla Badia.
Piante di qualche secolo che non hanno mai visto un frate dell’antico monastero, ma in compenso hanno visto passare tanti carrelli d’uva che nelle cantine sotterranee scavate dalla pazienza benedettina, hanno visto nascere bottiglie fra le più preziose del Chianti.
Fischia il vento e i tigli si mettono a riposo perdendo le vestigia d’estate.