
La chiamata di Vasco nel mezzo della siesta pomeridiana, non lasciava presagire niente di buono.
Quando di notte guarda l’ora sul telefono e scende da letto o gli parte un messaggio o un paio di squilli prontamente spenti, si ha la notizia che il Pipa sta per andare in bagno.
Stavolta è stato diverso: una chiamata a quell’ora del giorno e non della notte lasciava presagire le brutte notizie in arrivo da Forlì.
All’imbrunire degli anni ’70 la RAI trasmetteva vari poliziotteschi e sceneggiati dove brillava un giovane attore siciliano dalla grande abbronzatura, il capello e baffo nerissimi, una imponente presenza scenica e una voce magnetica: Elio Zamuto.
Quando a Vertine arrivava una 127 verde bottiglia e scendeva in piazzetta un giovane ben piantato, dai baffi e capelli nerissimi e di pelle moresca, pareva che fosse arrivato Alberto Argento, il capo della sezione rapine del Commissariato di Roma del poliziottesco “Qui squadra mobile” e se ne aveva un certo timore nonostante nel film avesse un caratte gioviale e scherzoso.
Solo che a sentirlo parlare non aveva per nulla un netto accento siciliano, ma lo stesso accento che avevano certi ruspisti che all’inizio degli anni ’70 erano calati dalla Romagna per fare le prime vigne specializzate.
Fu chiaro che non era l’attore Zamuto pur assomigliandogli parecchio e veniva a trovare la fidanzata Gabbriella che poi avrebbe sposato e portato a Forlì tornando sempre in mille occasioni nel paesello ospiti del fratello Pipa.
La notizzia ratrrista e rabbuia tutto il Popolo di San Bartolomeo a Vertine, da cui arrivano le più sincere condoglianze a tutta la famiglia.