Pienza: la Quercia delle Checche e l’eccesso di protagonismo

quercia checche, articolo corriere fiorentino del 12 agosto 2017

Nel 1647 Masaniello, rivoluzionario napoletano e pescivendolo, più volte arrestato per non aver voluto pagare le gabelle agli occupanti spagnoli, agita la popolazione alla rivolta contro la tassa sulla frutta e sul pesce, mentre a Pienza, poco distante dal podere Le Checche, i capillari delle radici muovono i primi passi nel terreno, dando così inizio alla crescita dell’unica pianta in Italia dichiarata bene monumentale.
Non impossibile da allora fare la conta di quante generazioni di persone si sono succedute, la conta delle stagioni, delle grandi nevicate e dei periodi di grande siccità e sole, delle carestie, la povertà della Val d’Orcia e dei suoi abitanti, la maledetta occupazione tedesca ben raccolta e scritta da Iris Origo.
Una pianta di 370 anni ne ha viste tante e ha gli anticorpi per reggere le intemperie e la crudezza dei tempi, ma non ha misure di prevenzione per difendersi dall’eccesso di protagonismo delle persone.
Uno zelante, eccessivo protagonismo che rende suo malgrado questa pianta fissa nelle pagine dei giornali, quando è chiaro che le piante, (specie le quercie) amano il suono del vento che penetra le foglie, amano regalare ombra a chi la cerca, quiete a chi la chiede.
Dopo che il quercione ha perso un ramo per una fatalità o un eccesso di interventismo ancora tutto da chiarire, continua sui giornali la sagra comunicativa del “Comitato S.O.S Quercia delle Checche”, o meglio della sua responsabile, la signora Nicoletta Innocenti che vede ovunque pericoli per la pianta, anche nei rami caduti che le stanno al piede per un pericolo di incendio. Come se la secca campagna circostante stremata dalla siccità non rappresenti un pericolo per l’intero comune di Pienza, per la provincia di Siena, per la Toscana e per l’Italia intera. Ma le recenti pioggie, forse riusciranno a mitigare i timori della signora, anche se qualche ciclista, percorrendo la provinciale 53, per un colpo di sonno potrebbe andare a sbattere sul mitico quercione e causargli piccole ferite lacero contuse o finire in prognosi riservata.

Forse materassi come quelli posizionati alla curva di San Martino durante lo svolgimento del Palio di Siena, potrebbero essere adottati come misura cautelare per le devastazioni causate dale cadute dei ciclisti sul quercione.

Sul Corriere della Sera, sezione Toscana, la signora Innocenti afferma:” Se anche l’altra branca viene meno, la quercia è persa. L’amministrazione tergiversa nella speranza che ciò avvenga, per sbarazzarsi del problema”.
Come bene monumentale il quercione è affidato alle competenze del sindaco Fabrizio Fè che ne dispone con la Soprintendenza di Siena e i suoi tecnici, in concerto con quanti la amano, dialogano, non sono affetti da un eccessivo protagonismo.

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