La potatura della vigna per merito di un asino

La vite ha una storia antichissima che affonda le radici fin dai tempi dei sumeri e degli assiri che comunemente raffiguravano scene di banchetto e di mescita sui loro bassorilievi.
Non esisteva una coltivazione ma la vite veniva lasciata andare, ma ci si accorse che dove era stata mangiata da un asino prendeva più forza, vigoria, dava frutti migliori e da allora iniziò la coltivazione vera e propria di questa pianta dalla preziosa resa.
Il suono inconfondibile che fanno le forbici le cui lame recidono il legno e il vibrare dei fili metallici di sostegno nel tirare i tralci tagliati, sono le note caratteristiche di questi giorni d’inverno in cui si rinnovano, si accorciano, si eliminano i capi a frutto dell’anno prima.

E’ un’operazione semplice, ma spesso compiuta da personale non addestrato, gettato nella mischia senza spiegazione con il compito di tagliare qualcosa e far presto, mentre invece la potatura è la più importante delle operazioni della vigna, quella che riequilibra e imposta la pianta, la rinnova, ne gestisce gli sforzi, la quantità dell’uva, la qualità del vino.
Ogni vite spesso è un mondo diverso dai propri simili dentro la vigna che l’occhio, la sensibilità, lo sguardo al futuro dei gesti di chi opera allunga o meno la vita della pianta e adorna di sapore e di complessità o d nefandezza il vino che ne sarà figlio.

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