Del castello di Brolio, della sua nascita e delle sue ferite per la discussione fra tedeschi in fuga e inglesi in arrivo e del suo più famoso inquilino inventore della formula del vino Chianti e secondo presidente del consiglio dell’Italia unita, si è detto più volte e quindi inutile ritornarci.
Ha invece senso segnalare un circuito da fare a piedi o in bicicletta nei suoi immediati dintorni riempiti di vigne e scorci luminosissimi come stelle marine o malinconici singhiozzi del languore di violini d’autunno quando la foglia di sangiovese ingiallisce prima di cascare e passano i ciclisti eroici fra i sassolini sbuccia ginocchi delle strade bianche e poi si fa subito inverno.
Per chi non ha fretta ci sono da vedere (oltre all’interno del castello) le ampie vallate coperte di vigne pasteggiate dai cinghiali, i gattini piccini che non si levano dal mezzo della strada, i fagiani intrufolati a beccare i chicchi migliori nei filari perpendicolari al battito cardiaco.
La chiesa di Nebbiano, il castello da ogni lato, il fantasma a cavallo di Bettino fino ad arrivare al grandissimo leccione sotto il quale ogni uomo, al suo cospetto di anni si dovrebbe sentire infinitamente piccino.














