Radda nella neve

“Radda è il paese più bello del mondo” come ama sempre ripetere Luciano Porciatti, gestore di un antico negozio di alimentari e stimato presidente della Pro Loco.

E nella capitale del Chianti non si fanno le cose a metà: qui la neve è venuta giù fitta e ha coperto ill paese e tutte le colline intorno in un’abbondanza di silenzio e di luce, sgocciolare lesto nelle gronde che è quasi un peccato che questo candore non rimanga fino a marzo, quando la campagna si risveglia dal letargo.

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Una spolverata di neve sul Chianti

Sotto la suola delle scarpe la neve è croccante: avverte della gelata avvenuta in notturna e vede gli ulivi stridere con il ghiaccio attaccato alle gronde.
Un grande silenzio rotto solo da un eroico sul trattore che trincia i tralci spogli delle viti affondando le suole di gomma nei filari interamente coperti di bianco.

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Il tromber del posteggio di Vertine

L’amore è una cosa meravigliosa: smuove le montagne, genera passione, lubrifica i pensieri, olia i sentimenti e riempie all’occorrenza le canzoni del Festival di San Remo.
Si sa che sei un grande atleta e che getti i tuoi trofei nel mezzo della strada comunale per dimostrare di essere un grande esemplare della monta taurina protetta con Control.

Ma per essere grandi amatori non è necessario ostentare e marcare il territorio: chi era con te può porre diverse interrogazioni a proposito di un’eretta predisposizione al lungo processo, dato che è sorretta da un raffinato, comprensivo e ironico sorriso.
I campioni sono stati repertati e rilevati dagli agenti del RIS, cui una volta marcata la molle provenienza daranno seguito a un paio di metaforici nocchini che una volta il babbo saggio infliggeva con gusto e garbo al proprio bimbo grullo.

Con amore e Control… da portare via.

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Berardenga, la tortura dell’ulivo a gennaio

Dietro questo campo coperto di frasca di ulivo si eleva la figura seghettata del Pratomagno coperto di neve e ghiaccio di stagione.
Considerando che l’ulivo è una pianta estremamente delicata e sofferente delle ferite fresche aperte al gelo, appare chiaro che questa tagliatura scirtese e drastica, non sia un elevato colpo di arguzia agricola.
In questo momento si dovrebbero potare le viti e lasciare in pace gli ulivi, ma i tempi sono stretti perchè a primavera ci sarà da dedicarsi a tempo pieno allo spargimento del diserbante.

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Perso un berrettino di lana

C’è una testolina ignuda e sguarnita ai colpi di tramontana e graniglia di neve.
Scorrono lacrime con il pollicino in bocca che non placa l’alluvione e neanche il bavero del cappotto di nonna può riscaldare dalla perdita del cappuccino di lana tanto affezionato.
Non perdere le speranze, fai riemergere babbo e mamma dai propri telefoni e dì loro che il tuo bel cappellino è sul colonnino davanti la Basilica di Provenzano che ti aspetta.

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“Fragile natura”, le incisioni di Gino Cespoli nel cristallo

Le immagini non rendono giustizia all’abilità e alla profondità d’animo di Gino Cespoli, grande artista del cristallo e grande osservatore della natura nei suoi aspetti più delicati.
Cogliere l’attimo di due uccellini su un rametto che pare di sentrli cinguettare, un daino – con il suo enorme palco – sotto il meriggio di una quercia, incisi in una bottiglia per grandi distillati, rose, cavalli alati, i lunghi colli dei cigni nel calice da spumante.
Oggetti d’arte unici che chi ama la raffinatezza argutadel colpo d’occhio immerso nel verde, comprende l’istante esatto della sfumatura nel cristallo.

Gino Cespoli nasce nel 1932 a San Gimignano da una famiglia contadina che si trasferisce nel fiorente distretto industriale di Colle Val d’Elsa nel 1937.

Non ha ancora compiuto 14 anni e serve la liberatoria del sindaco per poter entrare a lavorare alla più importante vetreria dell’epoca, la Boschi come apprendista.

Il talento è sotto la cenere che cova, la sensibilità nel decorare il vetro lo porta in breve a essere un rinomato artista.
Solo che nel 1953 la Boschi chiude e Gino decide di mettersi in proprio o consorziandosi con altri molatori prestando la sua opera per le grandi vetrerie.
Successivamente nasce la vetreria CALB dalla fusione di due grandi industrie e Gino ne diviene capo reparto fino alla meritata pensione conseguita negli anni ’80.
Da allora coltiva la passione delle passeggiate con il cane e continua a trasferire gli incontri nei boschi e del suo immaginario in pure opere d’arte, una cui parte si trova esposta al Museo del Cristallo in una mostra di scintillante piacevolezza e bravura.

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La casa degli orsi e della Pace di Villa a Sesta

Un pensiero di Pace scritto su uno sciavero e preso in prestito dal primo Papa argentino – venuto dalla fine del mondo – per dare un po’ di vivacità fra quei duri bronzi millenari: ” La Pace è un artigianato, si fa ogni giorno con le proprie mani”.
Per il resto Villa a Sesta è sempre una certezza di allegria sobria ed elegante, che rispedisce al mittente la famosa teoria di Cesare Pavese a cui serviva un paese per il solo gusto di andare via.

La vista che si protrae tra le vigne fino alle finestre rotte di Pagliaia e poi si dilunga fra le torri laiche e civili di Siena, il Montemaggio da una parte, l’Amiata da quell’altra, gli atri e ventricoli indigeni che sono da sempre il motore che connota le azioni di questo piccolo villaggio come se fosse gallico.

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Eugenio Giani si tuffa nel torrente Chianti

Il Presidente della Regione Eugenio Giani è un uomo di vasta cultura: conosce il CAP di ogni paese della Toscana, dove per cresime, battesimi e comunioni, ha presenziato almeno una volta in ogni singolo podere o frazione.
Non manca nemmeno a quella filastrocca giallognolo vinaccia e pretaiola che si ritrova qualche volta l’anno fra le zuppe acquesantiere mogie della “Lega del Chianti” in ossequiosi antani.

Notevoli un paio di libri da lui medesimo scritti quali: “La Toscana giorno per giorno” e il recente volume dedicato a Pietro Leopoldo di Lorena che sono un cesello per conoscere la Regione nei suoi momenti più alti e arguti (Medici esclusi).
Ma Giani è anche un uomo di sport e di tradizioni: ogni inzio anno mai si esime da un tuffo il primo giorno dell’anno nell’Arno, con il suo costumino panzerotto della Canottieri Firenze.
Però quest’anno fresco di rielezione lo ha voluto festeggiare lontano dal panteganesco rigagnolo che attraversa il risciacquo dei panni di Renzo e Lucia e ha voluto buttarsi nelle acque più limpide e salubri di un tributario di rinterzo dell’Ombrone.
Il tuffo nel torrente Chianti dal ponte e nel tombolo dell’Osteria della Passera è uno di quei fatti che riga la pancera e l’anima.

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A Pitigliano il Monumento al Villano

Il monumento in bronzo è stato scolpito da Mario Vinci, lo stesso che ha eseguito il Leonardo da Vinci all’aeroporto di Fiumicino a Roma, e rappresenta le figure di due personaggi fondamentali per il territorio e appartenenti al secolo scorso: il contadino (Villano) e il suo asino sulla cui soma trasportava, attraverso la campagna circostante e le Vie Cave, attrezzatura o prodotti della terra al proprio podere o al paese.

Il Villano è intento nel preparare il proprio asino per la partenza, pare accarezzarlo con affetto a dimostrazione del legame che univa gli agricoltori agli animali che utilizzavano per il trasporto di attrezzi o prodotti della terra.

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Fioritura precoce della mimosa

Siamo solo a fine dicembre ma le mimose sono convinte che sia marzo e nelle parti più esposte al sole o sono già fiorite o stanno per esserlo, mentre le parti più in ombra hanno qualche giorno di ritardo.
Sulle cime del Pratomagno e dell’Amiata ci sono dei pennacchi di neve, ma ciò non scoraggia le piante a crogiolarsi nelle temperature miti del periodo.

Se non viene un inverno serio e circostanzaito si presenteranno i soliti vari problemi per le colture e per i giardini, ma intanto la mimosa in fiore lasciamo che sia un cenno augurale per l’anno a venire.

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