
















Laicissimo pellegrinaggio alla casa di Giorgio Perozzi – l’unico che ha un figlio che mette l’impermiabile alla macchina e quando pensa alla carne della sua carne diventa subito vegetariano – e in via de’ Renai al Bar – Trattoria Necchi, ritrovo di partite a biliardo e punto di partenza per zingarate varie.
C’è tanto di cambiato intorno a questi luoghi e di certo non c’è più Birillo che all’alba era a pisciare – sennò inonda la casa – con il Melandri riottoso e assonnato a traino del cane bovino.
Una città senza più stragi di mondane brutalmente assassinate e con baristi a cui non viene tolta la licenza perchè si scaccolano il naso dietro alla macchina del caffè.
Andare a ripescare il conte Mascetti in un albergo mentre innesca “il rigatino” per non pagare il conto al giorno d’oggi sarebbe arduo in una città che è tutta un albergo, come sarebbe difficile cornificare il fornaio mentre è a cuocere e impastare o far dormire Lucianino senza il rumore che giunge dalla strada di giorno come di notte e la mattina il bimbo dovrebbe andare a scuola.
Film amarissimo “Amici Miei”, ma per fortuna viene in soccorso il Perozzi con la sua vena disincantata che gli viene dalla penna e dal lavoro in redazione ogni notte al giornale: “Di nuovo le stelle.. Come le ho viste la notte scorsa e tante altre notti: notti, giorni, amori, avvenimenti.. Ho già sulle spalle un bel fardello di cose passate. E quelle future? Che sia per questo, per non sentire il peso di tutto questo che continuo a non prender nulla sul serio? Oppure che abbia ragione mio figlio? Mah.. però è stata una bella giornata: bella, libera, stupida, come quando s’era ragazzi. Chissà quando ne capiterà un’altra”.