







Mentre nelle Balze di Castpreno si sta erigendo una utile – quanto orrenda – antenna per telefonia in una raffinata espressione del paesaggio che vedrebbe ugualmente irradiare il segnale anche se rizzata un po’ più in disparte – non avendo il pregio e la fattura di un “Bronzo di Riace” – nella campagna altrettanto romantica che scorre tra Rapolano e le Serre, spunta un’erezioe dal terreno appena inaugurata, prodotta dalla ricerca artistica di Jean – Paul Philippe, lo stesso autore del “Sito Transitorio” situato a poca distanza da Mucigliani.
Una colonna di locale travertino che, a seconda dal punto di vista, rimanda ad anatomia, a un razzo spaziale o a un enorme flauto che gli studenti medi portavano a scuola nell’ora di musica.
Un’opera di 4.5 metri che pare un faro di fronte a un mare di terra che cambia espressione e colore a seconda delle coltivazioni e delle stagioni.
Nelle intenzioni dell’autore, c’è quella di condurre un dialogo con la luce, attraverso le nuove prospettive che si aprono dal centro della colonna dove si riflette l’immagine del visitatore e la specola che si apre sull’orizzonte del tramonto impastata con la rotondità della creta.
Una scultura introspettiva… bella o brutta che sia a seconda dei gusti e dei punti di vista, inutile se non a gettare uno sguardo entro se stessi, ma che porta a uscire e muoversi in luoghi carezzati dalla rondine e dalle acque salutari.
Non una legnata ai sentimenti come l’installazione – non artistica – in corso d’opera alle Balze di Caspreno… a due passi dalla “Battaglia di Montaperti”, in mezzo a dune aspre e solitarie che addolciscono il cuore.