Antonio, un volto sereno e gioviale, come quello delle persone sensibili che forse hanno preso tante sberle dalla vita.
Accoglie i visitatori di Trastevere al suono della sua fisarmonica, seduto su un panchetto, in giacca e cravatta, inappuntabile di stile e simpatia.
Improvvisa accenni di canzoni, le rivolge, ognuna diversa, ai tanti del quartiere che lo salutano, che gli fanno un cenno passando, a chi non lo ha mai visto, ma dedica velocemente un motivo appropriato.
Aznavour, la Cumparsita, altri tanghi, canzoni melodiche, successi inossidabili come Volare. Poche note, pochi tocchi sui tasti, in punta di piedi, come i ricordi più cari.