Agostino Fantastici e riflessi di cipressi

Tutto si sporse poi entro trasparenze

Giuseppe Ungaretti

Nei giorni di Benvenuto Brunello non si alzano sguardi dai calici di Sangiovese rubino se non per pensare un vino, immagazzinarne gli umori, scansare gomitate tentando di passare ad un altro assaggio.
A Montalcino c’è l’opera di tanti pregiati artisti Maestri Vignaioli e l’opera più imponente di Agostino Fantastici, architetto neoclassico di inizio ‘800 che ha creato il Duomo della città, appena più grande e visibile della mattonella dell’archi-tutto Carlo Petrini per immortalare l’annata 2014 ai posteri.
Nell’enciclopedia biografica Treccani sotto la voce Agostino Fantastici c’è una lenzuolata di informazioni sulle opere innalzate che pare impossibile avere fatto in una vita.
C’è l’armonia, il gusto, l’inseguimento del Rinascimento e l’inserimento nel contesto.
Ha creato lo spazio di punti di vista ariosi dove nuotano germani e si rinfrescano riflessioni, dove amore, dolore, grinta e ferite mettono in moto ingranaggi e curiosità intellettuali.
Stando in zona contemporanea, passeggiare di fronte alla casa dei Barbapapà o dentro Gotham City San Miniato, produce solo bestemmie.

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