Olivicoltura intensiva e raccolta meccanizzata

Serve un terreno sciolto e pianeggiante per poter realizzare un impianto super intensivo coltivato a olivi esattamente come fosse un vigneto.

Testate, tutori ad ogni singola pianta, fili di ferro per creare la spalliera, un impianto a goccia per la fertil irrigazione, tanto uso di fertilizzanti fogliari, cimature che sostituiscono la potatura, trattamenti intensivi per le varie malattie funginee e quando entrano in produzione per la mosca olearia e tempo tre anni può iniziare la generosa raccolta.
Si possono arrivare a produrre oltre cento quintali per ettaro, raccolte dalla stessa macchina che vendemmia, in questo caso la raccolta degli ulivi delle foto abbattendo di molto i costi di produzione.
La velocità di trasformazione delle olive è fondamentale per la qualità dell’olio, tempo poche ore devono essere in lavorazione al frantoio.
Le nostre varietà non si adattano ad una coltivazione così intensiva e radicale: le piante, ad una  cimatura meccanica risponderebbero riempiendosi di malattie o producendo tanti sterili rametti.
Servono ulivi di varietà spagnola: arbequina, arbosana, la greca koroneiki e la tosca, una nuova varietà creata recentemente da un vivaio pistoioese.
Qui Gioia De Leone parla della sua esperienza nell’Agro Pontino, qui un po’ di informazioni sugli impianti intensivi.

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