Pitigliano, città del tufo e del bianco

Elegante e sobria allo stesso tempo, eretta e in profondità, scavando sulle rughe coriacee del tufo.
Splendido esempio di come alle costruzioni antiche si opponga una parte moderna – che poteva essere presa d’esempio – decisamente priva di gusto, se non nei primi edifici ottocenteschi eretti fuori le mura.
L’ufficio postale – in puro stile termosifone – messo a strapiombo sul cimitero è il tipico esempio di come fra pagare e morire è un tutt’uno.
Il lazio papale è a due passi e le zone paludose che erano dei dintorni vennero bonificate in epoca lorenese, rendendo l’aria molto più salubre.

Il territorio comunale è piccolo, la popolazione risiede per la maggior parte nel capoluogo e in tante case sparse che da poderi si sono trasformati in efficenti agriturismi.

Al suo interno c’è il famoso Ghetto, centro vitale di una comunità ebraica ben integrata e accogliente verso quelle persone che non avevano la stessa considerazione all’interno del vicino stato pontificio.
Romanticamente la sera il tufo si accende delle luci del tramonto, il camminamento posto davanti alla città distesa è un ottimo rifugio per leggere, fare due chiacchiere, ammirare come la storia e il tempo facevano fare le cose con estrema bellezza.
Intorno le vigne di trebbiano da cui esce il gran bianco da pasto di Pitigliano.

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