
Fuori l’operatività è compromessa da un istante all’altro per un mugolio di venti che portano a scrosci d’acqua improvvisi che sono un ardito prologo a qualche sproloquio religioso nel dover smettere in furia e riporre gli arnesi lasciando le cose a mezzo.
Ci vuole pazienza perchè lo schidione non è possibile comporlo pensando ad altro e perchè la leccarda di sotto (predisposta di patate) ha biosgno ogni tanto dell’ampolla dell’olio per tenere tutto morbido con una infervorata finale di brace per brillantare rigatino, fegatello, salsiccia e pezzettino di pane che diventa sempre la preda più ambita.
Sangiovese mescolato a uva bianca come si conviene, di accompagno al lavoro di legno di quercia, di alloro e frasche di ramerino, salvia, cipresso e pino.