San Sano, la rana beona, Plinio Tammaro, Amintore Fanfani, Giuseppe e Ferdinando Anichini

L’unica rana al mondo con la cirrosi epatica endemica si trova nel paese chiantigiano di San Sano, dove lo scultore Plinio Tammaro collocò una sua opera raffigurante una granocchiona che beve dal fiasco “La rana beona” che ha dato il nome ad una prestigiosa rassegna d’arte per le vie del paese e a un gruppo teatrale grazie all’opera di Ferdinando Anichini.

San Sano è il pensiero di due persone, due fratelli diversi che hanno lasciato dei grandi ricordi in chi, con gli occhi di bambino, li ha conosciuti e tanto ha appreso.
Ferdinando Anichini, il maestro elementare che insegnava ad amare questa terra aspra e arida che dona buon vino, carica di contese, vicende storiche e innata, secolare servilizzazione ricasoliana nelle sue genti.
Il maestro che insegnava la storia antica e faceva leggere il giornale in classe, che spiegava la storia grande e triste della sua giovinezza dentro la seconda guerra mondiale, che non contempla nei libri di scuola le piccole vicende di persone normali. Insegnava educazione civica in seconda elementare, lasciando sicuramente semi da germogliare in tutti quei bambini da scolpire.
Giuseppe, meglio conosciuto come “Beppe”,era un artigiano che conosceva il linguaggio del legno, l’arte del restauro dei mobili o la loro costruzione fatta per durare.
Un volto gioviale, un tenero battutista burlone, grande appassionato dell’arte di fare il vinsanto, affascinante conversatore.
Poi c’è Amintore Fanfani la cui venuta da Ministro degli Esteri il 24 maggio 1966 è ricordata da una targa di marmo apposta su una casa. A quei tempi, i ministri forniti da Arezzo avevano nomi strani e non erano slanciati come la Boschi.

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0 risposte a San Sano, la rana beona, Plinio Tammaro, Amintore Fanfani, Giuseppe e Ferdinando Anichini

  1. Nadia ha detto:

    …….sarò di parte ma erano due “grandi” (Beppe e Ferdinando)! Grazie Andrea, grazie davvero.

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  2. Andrea Pagliantini ha detto:

    Le persone di quella generazione hanno dato tanto in termini di cose da tramandare ed esempio di come essere, e sono loro ad essersi schierati dalla parte del giusto e di quella libertà che sembrava un sogno e di tanti sacrifici negli anni, ma fatti con il sorriso e il garbo di chi è nel puro.
    Noi (come generazioni) a forza di stare in mezzo ai numeri si è perso il sorriso o la voglia di esercitare tale diritto…. sono convinto che Beppe guardando i tempi in cui si vive non direbbe niente, ma alzerebbe le spalle, un battito d’occhi e gli scapperebbe da ridere pensando a quanto si è bischeri 🙂

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