Lecce.
La perla del Salento.
Chilometri di ulivi secolari con l’impianto di irrigazione a lacrima.
La città dove sverna la rondine puntigliosa e dove si usa fare colazione con ottime paste a forma di barpapapà o scamorza inzuppate nel mosto di Negroamaro.
Il mare dove uno scarabocchio solare venuto bene nuota come una spigola brontola, ma in realtà è una sirena, e dove la torsione dei girasoli al sole sembra un film da seguire sulle carezze di un dondolo posteggiato in seconda fila.
Un calice a forma di pergola innestata su meloncelle che piangono come viti tagliate, l’ombra candita di popone abbronzato imbastito di rosa, la scuola De Amicis del libro Cuore, il suono del vento che intona canzoni dei Beatles passando attraverso una conchiglia di costole secche da spiaggia a impossessarsi del sole.
Il profumo di pesche da carezzare profondamente nel giorno di Palio.
Piccina.
emozionante
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Ah il sud. Quando rinasco (ovvero mi reincarno) sarà a sud, anzi a Sud.
Dove persino l’inquinamento (che devasta il mondo) è più estetico, dove la gente è più civile (perché si riconosce nell’altro, perciò è più benevola); dove i muri a secco sono orlati di fichi d’india commestibili; dove gli olivi fanno pure ombra; dov’è il barocco e dove sono pure gli orti. Viva il Sud, dove Lecce è regina.
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Aggiungere qualcosa a quanto ho letto e riletto al fine di intuirne i significati sfiorati, ma non inespressi, significa tradirne lo spirito ed il fine. E’ per questo motivo che non aggiungo niente ad un aggettivo che tuttavia
non spiega tutto : “magnifico” !
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E’ commovente……
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Quando l’amore chiama seguitelo, benchè le sue vie siano ardue e ripide
Kahlil Gibran
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Lecce è piena di brividi vorticosi e di stradine come Vigata.
Sole negli occhi agli stop e rose da consegnare.
Diligenze per il nord e semi di affetto germogliati e perenni.
Ottimi rosati salentini di negramaro in purezza.
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