Il Chianti è senese

castello di brolio autunno

Se Chianti (insieme a Pizza e Ciao) non fosse fra le parole italiane più conosciute al mondo, è certo che non desterebbe alcun interesse, rimanendo quella zona brulla, arida e scoscesa, che anche i proverbi o i modi di dire, squalificano non poco.
“Chi va nel Chianti o trova un sasso o trova un bischero” oppure “A Radda, Gaiole e Barbischio non ci starebbe neanche Cristo” e tanti altri…
Invece il Chianti è talmente rinomato dal punto di vista commerciale che di Chianti ce ne sono ben due: quello vero e quello inventato.
Una Lega politica, militare e amministrativa che ha tenuto insieme un territorio senza sussulti per oltre cinque secoli, legata allo Stato Fiorentino.
Tre amministrazioni distinte dopo lo scioglimento delle Leghe nel 1774 volute dalla Riforma di Pietro Leopoldo di Lorena (rimanendo integrati nella Provincia di Firenze).
Il passaggio dell’intero territorio del Chianti nella Provincia di Siena, con il Dipartimento dell’Ombrone, in epoca napoleonica e poi confermato dal Regno d’Italia nel 1861.
Quindi il Chianti è fiorentino fino agli albori del 1800 e da quel punto in poi diventa interamente senese, tanto che oggi il Chianti – storico e geografico – è senese, l’altro (ammesso ce ne siano altri) ricade nella denominazione Inventato.
E da quando dal punto di vista commerciale il termine “Chianti” ha cominciato a “tirare”, non sono mai mancate istanze e tentativi di appropriarsi del nome e della storia o di entrarne a farne parte entrando dalla finestra.
Per 1900 anni, il Chianti è rimasto quel territorio arido e sassoso, cerniera di confine fra due stati che almeno fino alla metà del ‘500 se le sono date di santa ragione.
Le ambizioni esterne di entrare a far parte di questa famiglia sono sempre state rigettate a livello statale e ci sono voluti ben 1972 anni prima che una decisione (regionale) regalasse a Greve (FI) il titolo tanto agognato.
Non è un caso se a uno di Radda, Gaiole o Castellina, viene chiesto di dove provenga, esso risponda semplicemente dal luogo senza star lì ad allungare il brodo con il termine Chianti.
E’ vero che se si domanda a un qualsiasi tizio che è diventato “chiantigiano” da solo mezzo secolo, questi prenda la rincorsa e a pieni polmoni riversi ‘essere di “Greve in Chianti” o “Panzano in Chianti”,”So’ di Strada in Chianti” oppure “So’ di San Polo in Chianti” e via dicendo…
Come aiuta il linguaggio nel capire le cose: alcuni anni indietro,si era alla ricerca di una vigna bruciata da delle fave che con il trinciaerba nel mese di luglio erano andati a sfalciare l’erba secca alta un metro in una vigna intorno a Colle ai Lecci di San Gusmè.
Chiedendo informazioni a San Gusmè su dove quella vigna si trovasse, venne chiesto anche di chi fosse e la risposta fu emblematica, guardando e indicando una certa direzione: “La vigna è di gente là del Chianti”.
A Barberino (Val d’Elsa) il comune patrono della chiesa (san Bartolomeo) permise di scambiare diverse parole con signore e signori di ogni età che per far capire dove si trovava Vertine (sapendo vagamente dove si trovasse Radda per averci avuto qualche lontano parente) dissi che Vertine era dietro Poggibonsi e tutti si sentirono più sollevati.
Quindi, se il commercio allunga e allarga le cose a piacimento, il linguaggio, i contatti e le relazioni fra le persone, riconducono le cose più vicine al reale.

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