In Contrada, viaggio nei territori delle Contrade di Siena: Oratorio, chiesa di Santo Spirito e museo nella Nobile Contrada del Nicchio

E’ culturalmente impensabile e pretenzioso credere di poter conoscere Siena in ogni suo cantuccio quando in ogni strada, vicolo, museo, oratorio di Contrada si accavallano le ricchezze umanistiche sociali e politiche di una Repubblica autonoma durata oltre 400 anni.
Una potenza mondiale dell’epoca in cui le menti, le arti, i mestieri gli ingegni producevano civiltà, benefici economici e bellezza allo stato puro.
Vi furono illuminati governanti come immensi artisti che hanno lasciato opere immense sparse per ogni spicchio della città, si producevano idee, qui la prima Costituzione è stata scritta in volgare in modo che chiunque la potesse capire…. comprendere.
All’alba del 3 luglio 1944, il generale De Monsabert, guidò l’entrata della fanteria francese a Siena da Porta San Marco e prima di arrivare in vista della città e di eventuali, probabili combattimenti, ordinò alle sue truppe di non tirare “oltre il XVIII secolo pena la morte” per preservare la bellezza della città.

Siena vive di luce riflessa di tanta bellezza costruita da generazioni passate e troppo spesso non si ha l’umiltà di comprenderlo.
Però per spiegare le vene addominali del suo essere, bisogna far ricorso al Palio e alle emozioni che vi si racchiudono intorno e questo non è banale: è amore, esserci, vivere, piangere, crescere. Non sono i tre giri di Piazza percorsi in meno di due minuti da dieci cavalli due volte l’anno il senso. Il senso di tutto è racchiuso nell’esser parte di una comunità e di un territorio. Averne cura.

Le Società di Contrada infatti nascono come Società di Mutuo Soccorso, in cui c’era uno scopo ludico e ricreativo ma essenzialmente servivano per non lasciare indietro nessuno della grande famiglia contradaiola che dalla vita aveva ricevuto o sberle o difficoltà.
Amare il territorio in cui si vive e saperlo raccontare accogliendo chi arriva da ovunque e vuole capire…. è una cara visione di vita.
In Contrada, creato dallo sgobbone lineamento biondo di Sonia Pallai, assessore al turismo forse vuol essere questo: aprire la bellezza accumulata nei secoli alla realtà di ciò che siamo.
Chi ha atri e ventricoli lontani dallo sfiato dei fagioli comprende che il petrolio di Siena, dell’Italia è la sua cultura, l’avere idee, il saperle raccontare e mettere in mostra.

Gli scempi edilizi e i palpeggiamenti all’illegalità diffusa hanno le gambe corte se contrapposti alle idee e all’amore per il territorio in cui si vive.

La Chiesa di Santo Spirito (mai vista prima) è un barocco schivo e un freddo gelido nelle ossa per quanto è preziosa.
L’oratorio di Contrada in cui, durante la benedizione del cavallo viene detto “Vai e torna vincitore” è il centro della gioia e del dolore, della vita e della morte dei contradaioli.
Una bandiera listata di una striscia rosa annuncia al popolo del Nicchio l’allargamento della famiglia: l’arrivo della piccola Violante.
Il museo di Contrada raccoglie i drappelloni vinti da un cavallo, da un fantino e una comunità intera che fa festa. Anche qui uno spicchio di Bar Rondine.

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