Da un punto di vista privilegiato lo scorrere lento e musicato delle comparse delle Contrade si avviano ad entrare in Pazza del Campo con un lungo, continuo, commovente applauso di tutti al passaggio della Chiocciola colpita a lutto dalla morte del cavallo.
Tamburi, bandiere, chiarine,passeggiata storica prima di un silenzio totale irreale piomba improvviso nel momento in cui la busta con l’ordine di partenza al canape viene calato dal palco dei capitani al vigile la consegna al mossiere.
Grida, incitamenti, lacrime, mani sugli occhi, sorpresa, dispiacere, fantini cascati o mosse da decifrare, alla fine una sola vincitrice che riempe di bandiere e canti una città quasi al buio che si incammina verso il rione festante.
Odore di bruciato nella macchina a scaricare foto, speriamo bene.
Penso che l’odor di bruciato venisse dai festeggiamenti vari in quanto le foto sono tante e molto belle
Grazie per fare il reporter
Anna Maria
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No, purtroppo la mia fedele digitale ha sopportato quattro anni di intenso lavoro di foto e scatti e mentre scaricavo le immagini del Palio ha esalato l’ultimo respiro e mi sento monco di un arto.
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Secondo me e’ stato fatale questo Palio. Avrei anche una mia ipotesi sul perche’. Brava macchina, brava. Ci capisce.
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Avevo commentato per prima, ma il mio commento è finito sul barile …dell’aceto.
Ogni allusione è puramente voluta.
E il mio commento suonava pressapoco così:
“…e brava Oca, anche se non ci dà diritto di voto. Perché ogni Contrada, quando vince – per noi che siam di fuori – è brava, e ci commuoviamo; il Palio – unica tra le ‘antiche feste’ a non essere folkloristica – sottolinea la diversità da cui siamo marcati e in questa diversità che sta il bello: nella scoperta dei reciproci (diversi) terroir dell’anima.”
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Silvana, non c’è traccia alcuna di un tuo commento precedente neanche fra lo spam, non so cosa sia successo e perchè non sia apparso sul blog.
Io non so se sia normale, ma a corsa finita e Palio inteso come drappellone in testa al corteo e popolo dietro verso la chiesa di Provenzano, non c’era una donna che sia stata una.
Il bello del Palio è che essendo la festa dei senesi, non se ne curano di come viene preso ed avvertito fuori e non essendo una cosa ad uso e consumo dei turisti è cosa vera molto più grande ed ampia di tre giri a cavallo di piazza.
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Certo, Silvana, si tratta di filosofie di vita. Ci sono contrade che esprimono ben precise filosofie di vita. L’Oca e’ una di queste. La mia e’ un’altra di queste. Ovviamente si tratta di filosofie diverse. Anche la scelta dell’animale totemico rispecchia qualcosa. Sono segni, indiscutibili. A noi decifrarne il senso.
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Ciao Andrea.
Ciao Filippo e Silvana.
Scusate l’ espressione che scritta suona offensiva ma rende bene l’idea: in questa materia si fa come ci pare.Punto.
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ne sono ben consapevole ag@! Ribadisco: è la diversità che rende più interessante la vita.
Siena da questo punto di vista è (per noi) luogo esotico, nel senso pieno e autarchico della parola. Quando ero molto giovane andavo a sud (luoghi totalmente sconosciuti) e con gli abitatori dei luoghi meridionali si provava una sorta di meraviglia reciproca, fatta di curiosità rispettosa, voglia di conoscenza, desiderio di assaggiare.
Qualcosa di identico al Bossi pensiero, insomma. Eh sì, è passato tanto tempo….
Andrea P.@: il mio commento sparito dev’essere frutto di una qualche fattura.
NON chiamare commercialisti.
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Silvana, questo sarebbe un discorso lungo che mi attirerebbe strali all’uranio impoverito. E’ una città unica, il problema è che, in quanto tale, nessuno la capisce più. E Lei si perde….
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Lasciamo che si perda, ag, un giorno si ritroverà (tecnica russa, appresa dal mio trisavolo durante la ritirata napoleonica).
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lasciate siena ai senesi,firenze ai fiorentini il chianti ai chiantigiani,montalcino agli ilcinesi….la toscana e’ diventata terra di conquista…dove tutti si sentono in diritto di mettere bocca….o peggio ancora drizzare catterdrali nel deserto solo perche con qualche quattrino in tasca…e spacciassi poi per toscani di vecchia data, contadini agricoltori, vignaioli…ecc…ecc….ecc….vaia,vaia,vaia…..
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Michele la nostra indole (per nostra intendo quella di quelli come noi), grazie a Dio, alza un sopracciglio e fa spallucce davanti a questi parvenus. E poi ci si ride a cena….
Un abbraccio e grazie della visita.
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Sono più che d’accordo con Michele.
Si vada a Siena, o Firenze, o nel Chianti, si deve arrivare in punta di piedi con il rispetto e la conoscenza di chi c’è, ci vive da sempre e senza violentare il posto.
Per questo il Palio di Siena per esempio mi limito a narrarlo, andarci, visitare le Contrade quando mi invitano o per puro caso, ma di certo non posso permettermi di giudicare o appropriarmi di storie e situazioni che non sono e non possono essere mie.
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posso commentare quanto è bello quell’alfiere vestito di amaranto (o meglio color del vino!)e quanto è stato bravo in piazza a sbandierare ( mesi di allenamento)
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So quanto il tuo cuore batte per la Contrada cremisi della Torre, ma l’alfiere per avere tutto questo unto di complimenti deve avere qualcosa di particolare oltre ad essere bravo con le bandiere…….
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