Ieri la storica trasmissione agricola di Rai Uno ha toccato il territorio del Chianti Classico, e lo ha fatto in un modo sublime, carico di fantasia e specchio della realtà verace e tattile del territorio.
Non si capisce come mai quando si deve parlare di Toscana o di Chianti si vada a vedere le cantine del signor Antinori in Umbria con l’enologo Cotarella davanti al banco di selezione per scegliere l’uva.
Si passi da Capannelle dove si viene portati a vedere la bariccaia di rito dove nasce un Igt frutto del taglio di vini di due aziende e si venga poi traslati nel caveau che (ricorda il posto che svaligeranno Ocean Eleven e soci nel famoso film) contiene delle bottiglie con una lamina d’oro personalizzabile con dedica dall’acquirente.
E infine si passi a vedere una gara di giornalisti fra i filari a chi coglie più uva e nel minor tempo nei possedimenti della famiglia Zonin su Radda e pillole di goduria sulla vita in campagna, la tradizione contadina, i bimbi che giocano fra le cassette del sangiovese con tavolata cicciosa finale.
In mezzo un macellaio famoso con le sue bistecche alte 10 centimetri, la bravissima Nora Kravis che ha un allevamento di capre con cui ha ripulito dall’abbandono dei bei pezzi di bosco, ma che si vede sempre più spesso…..
Possibile che queste persone e aziende sia pur valentissime siano lo specchio con cui rappresentare un territorio senza scendere almeno per una volta dai luoghi comuni del Mulino Bianco e dal vedere nelle pieghe delle bestemmmie quotidiane quanto succede?
Possibile che per rappresentare una realtà varia, difficile e complessa si scelgano sempre i grossi nomi come se fossero i rappresentanti omogenei delle cose e delle persone che ci vivono?
Possibile si faccia vedere sempre il winemaker di grido, le nobiltà o l’azienda di qualche gaudente americano?
E parlando di Sicilia e di vino, quale sarebbe la realtà del territorio che le rappresenta tutte e andrebbero a visitare?
Lo so che lo sapete, ma ve lo dico uguale.
Sempre Donnafugata iè!!!
Andrea buongiorno.
Beh, le immagini della cantina di Capannelle erano quantomeno paradossali quanto l’enologo che vantava una “gion ventur” di cui si può facilmente fare a meno (sangiovese di Chianti e merlot di Montepulciano che poi sarebbe Cortona, almeno avessero fatto il contrario…..) ma hai visto quanto erano curati quei filari di Albola?
Un appunto però mi sento di fartelo: sinceramente non si può parlare di Chianti senza citare Piero Antinori.
Buona giornata
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Ho tolto l’audio e guardato solo le immagini, non sò cosa sia stato detto durante la trasmissione, difficile da credere, ma garantisco che è così.
Ho visto i filari di Albola, bel Sangiovese intorno la Fattoria con un grappolo a razzolo.
Antinori non mi risulta abbia vigne nel Chianti Storico e poi a dirla tutta, non c’è solo lui che produce vino, così come non c’è solo Albola.
Mentre le bottiglie con le piastre d’oro da incidere sono una rarità.
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ciao, tanto per parlare di vino guardatevi questa presentazione, vera espressione del terroir chiantigiano http://espresso.repubblica.it/food/dettaglio/debutta-il-coevo/2111645
bella però l’idea del nome del coglione da mettere su placca dorata, alla ghiozzeria non c’è proprio più limite, dopo la barique con tappo swaroski anceh la placca d’oro. e’ propro vero che la mamma del cretino è sempre incinata ed un pollo lo si trova sempre
ciao
francesco
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caro Andrea, purtroppo me la sono persa, stavo lavando 800 casse da vendemmia, con un attrezzo costruito da Ale, che per usarlo mi e’ toccato mettermi le cuffie per evitare il rumore e l’impermiabile per non ammollarmi tutta, e siccome c’e’ mancata anche l’acqua sabato, erano anche un po’ appiccicose. Ma sono proprio contenta di essermela persa, perche’ questo tipo di trasmissioni mi e’ un po’ venuto a noia, per non dir di peggio. Il motivo per cui non possono andare nelle piccole aziende sconosciute, e’ secondo me, perche’ per pochi minuti di riprese la Rai si fa pagare salatamente, e quindi noi poveri disperatelli che non abbiamo il Mulino Bianco ma un poderino un po’ arrangiato, anche se si cerca di fare della qualita’, un ci sa i soldi per permettersi di pagare la Rai, che peraltro avrebbe gia’ riscosso dagli abbonati dei bei canoni, ma che vuoi gli sposamenti della troup, ecc. ecc. costano un occhio, solo a loro !!!! Beh comunque i posti che fanno vedere sono molto belli, e cosi’ si puo’ sognare un po’, invece che vedere le sole tristi trasmissioni di pacchi, strisce, paperissime e squarcia morti. ciao simo
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Possibile che…. possibile che.. Si’, Andrea, e’ possibile. E’ possibile in tempi di incultura, di superficialita’, di banalita’. Sarebbe come fare un programma sulla musica romantica e limitarsi a Chopin. Oppure discettare di letteratura italiana e citare Dante e Manzoni. O sul cinema italiano e parlare della Dolce vita di Fellini. Mancanza di immaginazione. Pedanteria scolastica. Ma neppure. In quei casi, almeno, si resterebbe sull’ovvieta’. Un’ovvieta’ difficile da contestare, per quanto ovvia. In questo caso del Chianti e della Toscana invece si scivola persino nella falsita’, o nel vero a meta’, nel vero solo apparentemente.
Puo’ anche darsi che non si possa parlare di vino DOCG denominato Chianti Classico senza citare Piero Antinori, come dice Ag. Parlando di Chianti inteso come territorio, d’altra parte, non si capisce cosa c’incastri l’Antinori. C’entra solo come giustificazione principale del perche’ il comprensorio del Classico e’ stato stirato cosi’ in lungo verso nord-ovest, rispetto alla sua vera estensione, da comprendere un paese a due passi da Empoli, e ho detto tutto.
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Andrea, Filippo, buongiorno.
Via su, un filino di riconoscenza storica se la meriterà il marchese, no? o preferireste altri personaggi che a metà anni ’60 si occupavano professionalmente di vino in Chianti?
Buona giornata.
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Riconoscenza per cosa?
Il signor Antinori è un imprenditore, produce, acquista e vende vino e porta il pane a casa come chiunque.
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Se non fossero amare le tue considerazioni, ci sarebbe da rotolarsi a terra dalle risate. Ma sai anche i giornalisti rai hanno un debole per l’ospitalità dorata che certi possono offrire, dalle mie parti al massimo una mangiata di funghi cardoncelli e due orecchiette alla buona avrebbero potuto avere.
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Esatto,Andrea. E nel 1968 chi lo pensava il Tignanello? Forse chi faceva i fiaschi?
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Sono un candido, lo riconosco, non crederei mai che certe comparsate televisive siano a pagamento…. poi mi fermo un attimo, mi giro intorno, guardo dove vivo e come si vive e dico che si, è tutto normale.
E caro Beniamino, funghi cardoncelli e orecchiette non hanno il potere di attrazione di quanto sostiene la mela destra dei calzoni!!!
@ ag
è nato prima il Tignanello o il Pergole Torte?
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Andrea, direi di almeno 8 anni il Tignanello, puoi chiederlo ai diretti interessati.
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In altre parole potremmo dire che il Pergole (’76) è la risposta neo-tradizionalista sotto l’innovativa dizione IGT al modernismo di Tinanello (’68) e Vigorello (’73). Questo per quanto ne so io….
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Quando nacquero questi vini non si parlava di IGT, ma di vino da tavola e se non ricordo male, l’idea del Pergole Torte nacque fra il ’66 e il ’67 anno in cui poi fu piantata la vigna omonima.
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Andrea, gnamo, via……. il podere Tignanello allora sta lì da sempre…..
Come vedi non esprimo preferenze ma le annate di prima commercializzazione quelle sono. Sempre a quello che ne so io, nel ’67, Sergio Manetti sapeva di vigne quanto io di carichi strutturali e faceva l’imprenditore. Piero Antinori, forse, di vigne, qualcosina già ne masticava, credo….
Ma è ridicolo fare un confronto fra due personaggi grandi ma in maniera diversa.
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All’epoca il Manetti di vigne già ne capiva e poi aveva accanto Il Maestro, non dimentichiamolo mai.
Non c’è nessuna gara e confronto da fare fra due persone differenti e con realtà dalle dimensioni diverse.
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Con questo cosa vuoi dire?
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Niente, nessun messaggio subliminale o sottinteso, il vino è bello perchè vario!!!
Non dirmi che non hai capito chi è il Gran Maestro? Ovvero Il Maestro?
Di quel palato ve ne è uno solo, della sua dirittura morale e pazienza ancora meno.
Negli anni è stato ritenuto vecchio, sorpassato, vetusto, poi con i supertuscan che macerano in cantina, viti dai colori improponibili nelle vigne e idee zero, la gran corsa per rivalutarlo e tirarselo ognuno dalla sua parte e dire io lo conoscevo e adoravo e peggio, altri a me fa il vino da sempre…..
Hai capito chi è adesso?
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ma guarda mi riferivo a Manetti e Antinori
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