In condizioni normali e non discali, questo periodo, dopo le pene, le fatiche della gestione del vigneto, del culmine massimo della vendemmia, la concimazione della vigna, raccolta olive e frantoio, realizzazione del severo e impegnativo Vin Santo, il periodo si faceva lieve, si distendevano i nervi e la tensione si abbassava.
Era un periodo nel quale si badava ad un pò di solita burocrazia che fa da contorno e non manca mai e a spedire vino in prossimità delle feste natalizie ai vari contatti che c’erano, alla consegna a casa alle signore che richiedevano l’olio (cosa sempre piacevole).
Si ricaricava in qualche modo le energie approfittando di un pò più tranquillità e di quei ponti che le feste natalizie, riescono a concedere, e con la mente si andava a pensare al gennaio, al ripartire, al darsi tempi, ordini di materiali, concimature, potatura della vigna, a rinnovare qualche cordone preso dal carrello del trattore durante la raccolta delle cassette, ad iniziare i travasi in cantina, ad organizzare qualche imbottigliamento, con burocrazia che ne consegue e con calici per capire quando era il momento di farlo.
Anche queste giornate umidiccie e grigiastre, non erano prese come turba o indebolimento umorale, questo sonnacchiare, questa calma e silenzio sono uno degli aspetti affascinanti di questi luoghi chiantigiani e campagnoli, un modo per riappropriarsi del tempo e di se stessi.
Anche questo grigiore umido allampanato era atteso, stanco dell’eco caciarone dell’estate e delle cene in piazza, dei colori e della luce del giorno infinita, carica di fatiche fisiche e mentali.
L’autunno tardo, freddo ed umido fa parte dell’insieme, non c’è rimpianto dei suoni e dei colori, non vi è fretta di arrivare al marzo e al clima più morbido, gli anni passano e se devo misurarli con le annate dei vini che mi sono passati per le mani, è meglio che la primavera tardi ancora un pò, non abbiamo fretta.
