








Glifosato, uno degli studi scientifici più citati a difesa dell’innocuità dell’erbicida è stato ritirato dalla letteratura scientifica. Un colpo durissimo per la credibilità del diserbante più usato al mondo e per le politiche che, per oltre vent’anni, ne hanno consentito l’impiego.
Lo studio, pubblicato nel 2000 sulla rivista Regulatory Toxicology and Pharmacology, concludeva che “il glifosato non pone un rischio per la salute umana”.
Per anni quel lavoro è stato considerato una vera e propria “pietra miliare” nella valutazione della sicurezza del prodotto ed è stato utilizzato per rassicurare istituzioni, agricoltori e cittadini.
Oggi, però, emerge un’altra verità: lo studio sarebbe stato scritto in larga parte direttamente dall’azienda che il glifosato lo produce e lo commercializza.
La redazione della rivista, motivando la “retraction” che è l’atto più grave che possa colpire una ricerca scientifica, ha parlato di ghostwriting industriale e di omissione di risultati scientifici negativi.
Il glifosato, commercializzato insieme a varietà geneticamente modificate per resisterli, è stato a lungo al centro di accuse per i possibili danni alla salute, in particolare per chi lavora nei campi.
Nonostante ciò non è mai stato vietato, anche grazie a studi come quello ora ritirato.
Attualmente la sostanza è classificata come “probabilmente cancerogena” dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità.
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Glifosato, ritirato lo studio che lo dichiara innocuo: “È ora di vietarlo per salvare le falde”
https://www.viterbotoday.it/attualita/glifosato-monsanto-studio-ritirato-19-gennaio-2026.html
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