I nonni di Radda nel Bicchiere

All’interno della bella manifestazione che raccoglie per le vie del paese i produttori di vino del territorio comunale, presso la sede della pro-loco i soci dell’Eno-Club di Siena hanno fatto tirar fuori dalle casseforti aziendali i nonni, ovvero le annate passate che permettono di fare un confronto serio e ragionato fra il vino che era neanche tanti anni fa e il vino di adesso.
Annate diverse fra loro, partendo da un lontano 1988 di Montevertine Sodaccio fino a cadere in annate molto più vicine e recenti come il 2004 e 2006 di altre aziende.

Senza prendermi troppo sul serio pareva che alcune  riserve fossero ancora sulle bucce in macerazione o fossero campioni di botte  tanto  i vini erano intensi, impenetrabili e modaioli del tempo che fu quando le vacche erano grasse e le penne pure.

In rigoroso ordine alfabetico le bottiglie con sentimento: Caparsa 1999, vino che per freschezza, profumi e colore camperà altri cento anni.

Monteraponi Riserva Il Campitello 2004 una delle prime annate imbottigliate da quando la famiglia Braganti ha deciso di vinificare in proprio, l’inizio fu buono, le ultime annate siamo sull’eccellente.

Montevertine Il Sodaccio 1988, una bomba di profumi floreali e scorza d’arancia che culminano nell’antico toscano fumato dai nonni.

Pruneto 1996 elegante, floreale con giaggiolo, malvasia bianca dentro l’impasto a significare che le vecchie ricette e le vecchie tradizioni non erano ricettacolo di coglioni rispetto agli attuali criomaceratori e colori pompati.

Tantissima la gente per le vie di Radda, capitale del Chianti Storico.

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0 Responses to I nonni di Radda nel Bicchiere

  1. Avatar di Paolo Cianferoni Paolo Cianferoni ha detto:

    Allora possiamo dire che in Chianti ci sono vini eccellenti e questa è una buona notizia. Nella due giorni ho assaggiato alcuni Barolo (Massolino 2004 è buonissimo!) e devo dire che tra molti vini di Raddda, chiantigiani, e il famoso Barolo la distanza è breve. Solo che i barolo, a quanto ho capito, costano minimo 25 euro(il prezzo normale è di 60 euri!) e il nostro Chianti Classico costa 1/3 e anche meno. Quali considerazioni?

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  2. Avatar di Stefania Stefania ha detto:

    Neri per caso è tropo bellina! 😉
    ah ah proprio per caso……..:-)

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  3. Avatar di Davide Bonucci Davide Bonucci ha detto:

    Grazie Andrea per le foto e i commenti. Devi ammettere che “faccia da blogger” era divertente come battuta, anche se involontaria… :-))
    Ieri a Radda tanto lavoro, ma compagnia davvero piacevole. Finalmente un po’ di donne, dopo tante degustazioni passate in mezzo ai bria’oni! 😉
    Sui vini, non dimenticare Val delle Corti e l’omaggio a l’ultima Riserva del padre di Roberto Bianchi. Anche Poggerino non era male…
    @Paolo. Baroli da sempre viaggiano su quei prezzi… le migliori Riserve (appena uscite) si trovano in enoteca tra i 150 e i 250 euro (Giacosa Red, Monfortino, etc)

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  4. Avatar di Andrea Petrini Andrea Petrini ha detto:

    Ma Michele che camicia aveva? _-)

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  5. Avatar di Andrea Pagliantini Andrea Pagliantini ha detto:

    Sarà che la zona di produzione del Chianti Classico è un pò troppo ampia e varia di gente e di realtà?
    Dentro c’è la Val di Pesa, la Val d’Elsa, le terre cui la dizione Chianti è stata appiccicata con la colla a pennello nel 1972…….. per me c’è troppa terra in più nella zona di produzione del Chianti Classico.
    Stando alla bicchierata dei nonni, il Val delle Corti è durato poco nel bicchiere, solo per questo non ne ho detto niente.
    L’effetti strani della camicia di Michele mi sa che vengono dal riverbero del faretto che ha alle spalle con la luce che entra dalla finestra, almeno credo…. mi pare strano si infili volutamente una camicia del genere..

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  6. Avatar di Michele Braganti Michele Braganti ha detto:

    …no….no…..e’ proprio cosi’ :-))))….non so se si nota anche l’occhio a ….mezza costa…..+camicia effetto tecnomusic
    sembro il produttore del sabato sera……il tony manero del chianti……avessi piu’ capelli…!!!…:-(

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  7. Avatar di Davide Bonucci Davide Bonucci ha detto:

    A ennesima conferma della vitalità del vino, quando è fatto a modo, le due bottiglie de Il Campitello 2004 erano nettamente diverse l’una dall’altra. E la bottiglia h 24 era ulteriormente mutata…

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  8. Avatar di Francesco Regina Francesco Regina ha detto:

    Bravo Davide a sparare subito i “colpi grossi”. Ma che coincidenza nella scelta…
    In genere si dice che gli ultimi saranno i primi…non in questo caso. 😉
    Sono d’accordo con la disamina di Andrea e sono rimasto piacevolmente sorpreso dal 1996 del Pruneto, azienda che non conoscevo.
    Bella serata davvero.
    Viva tutti.
    W Radda. 🙂

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  9. Avatar di Francesco Francesco ha detto:

    Ciao, purtroppo pur essendo spesso in zona per lavoro non sono potuto venire alla manifestazioione ma avevo assaggioto alcuni dei vini citati già a terre di toscana. che dire? grandi, grandi e veri, tutti. il val delle corti e caparsa sono poi micidiali quanto a beva e si vuota un bichiee dopo l’altro, forse solo il pina del ciampolo ha una beva così irresitibile.
    So che paolo ha ancora del 1998 e anche quello è sempre in grande forma con un frutto ancora bello definito.
    gran bei vini, sin quando non costeranno come i baroli potrò ancora permettermeli!
    un saluto
    francesco

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  10. Avatar di andrea Andrea Pagliantini ha detto:

    @ Davide
    Il Campitello è molto buono, ma le annate successive prodotte da Michele lasceranno il solco negli anni a venire.
    D’accordissimo con Francesco, ma il Chianti Classico saggio e sano è bene costi nello spazio fra i 10 e i 15 euro e che tutti almeno il sabato sera, la domenica e nelle occasioni se lo possa mettere in tavola, semmai sarà il Barolo e il Brunello a dover abbassare il capo un pochino….

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  11. Avatar di gian paolo gian paolo ha detto:

    Certo che però la camicia del Breganti :):) io la adotterei come divisa dei produttori del chianti-scherzo ovviamente-cavolo e si continua a confrontare Sangiovese e Nebbiolo… vuoi dire che… peccato solo a non esserci stato.Se mai un giorno volete organizzarne una degustazione di Lambrusco ,io vi porto il Lambro e voi lo bevete -poi cerco una bottiglia di Doccio a Matteo-ciao Buona notte GP

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  12. Avatar di andrea Andrea Pagliantini ha detto:

    @ Gian Paolo
    guarda che non mi pare mica una cattiva idea usare la camicia psichedelica come quella di Michele al posto di tante stelline, bicchieri o grappolini come fanno le guide.
    I produttori con i controzebedei saranno ricinoscibili per quel capo di abbigliamento come un ciclista per la maglia rosa.
    Però mi fermo che sennò qualcuno mi frega l’idea e fregia il produttore del Coevo con la camicia psichedelica.
    Il confronto Sangiovese – Nebbiolo regge, ma da una parte ci sono florealità e un pò di frutta, dall’altra erbe aromatica, sentori di umidità, liquirizia.. sono uniti da bella acidità che lli preserva, sono uniti dal fatto che vanno coccolati perchè sono di carattere bizzoso e difficile.
    Vai tranquillo che qualcosa si inventa col Lambrusco…… qui si aggrega sempre più gente ogni volta ci sono cosa bone da stappare..

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  13. Pingback: Radda e il Chianti Classico: viaggio tra arte, cultura e curiosità del prestigioso vino toscano | Andrea Pagliantini

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