O meglio, tempo di tutti quei preparativi che precedono la vendemmia.
Intanto sono stati ripresi in mano i barili sculati in cui versare l’uva per la fermentazione.
Nonostante siano stati conservati in una stanza ventilata e ben pulita, la prima cosa da fare è un controllo approfondito dell’odore del legno e controllare se vi siano muffe negli angoli più nascosti.
Fra le tante, ve ne è una che non mi convince per un certo odore di legno secco accompagnato da lievi sentori di aceto.
Non è un difetto grave e l’uva che si metterebbe non ne subirebbe ripercussioni dopo un accurato lavaggio, ma per quale motivo si deve rischiare di compromettere i 2 hl di vino che ne usciranno?
La destinazione di quel barile è sicuramente una: diventerà una fioriera.
Il legno degli altri barili, come ovvio si è ritirato ed occorre riallargarlo prima di metterci l’uva, la prima cosa da fare è capovolgere dal lato del culo e riempirlo di acqua con un pizzico di metabisolfito, in modo che attraverso i pori del legno, l’acqua scivoli nelle doghe e le allarghi.
In pochi giorni la tenuta dei barili sarà ristabilita e a quel punto, saranno lavati internamente con un getto di acqua alimentato da un’idropulitrice, verranno capovolti su dei pancali e asciugheranno, per essere ripresi in mano il giorno prima della vendemmia per un’altra pulizia a base di acqua e metabisolfito, una notte per sgrondarli, e poi giù l’uva quando sarà l’ora.
Non ci sarebbe ancora molta fretta per fare questa operazione perchè l’idea è di ritardare la vendemmia il più possibile, in modo di cogliere l’uva al meglio delle suepossibilità.
Però occorre essere previdenti e pronti perchè la stagione non è delle più entusiasmanti dato che non fa che piovere ed è meglio tirare l’uva in cantina un giorno prima, ma sana.
L’uva va controllata spesso, quasi carezzata per capirla e per prenderne il meglio, l’operazione più delicata e sensibile dell’anno, ma per chi ci sa dialogare, non è difficile.
Il problema sarà vivere la vendemmia quasi da spettatore, l’acqua non da fastidio solo all’uva, ma anche alla schiena.


