Miseria e nobiltà: il barone Stanca

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E’ una storia vera e delicata, per cui non conta il nome del protagonista ed il contesto nella quale si svolge,  conta solo la storia.

Un nobile decaduto, un barone che qui chiamerò il Barone Stanca, ultimo rampollo di un nobilissimo casato finito in disgrazia e relegato dalla storia, dai tempi e dalla  sfortuna a vivere per le strade di una città sparsa per lo stivale.

La sua unica compagnia, un cane, un pò vecchio, un pò malato che ai velluti di un tempo, ha dovuto abituarsi suo malgrado al selciato dei marciapiedi e alle righe delle panchine.

Questo amico, spesso necessita di cure e non potendo andare in uno studio veterinario e non potendo permettersi le spese per le cure , in una scuola veterinaria, ha incontrato delle anime buone che lo hanno curato a più riprese, lo hanno rivitalizzato, lo hanno reso pimpante al suo sfortunato Barone.

Però, la nobiltà, l’educazione manieristica del casato, imponevano al Barone una ricompensa per le cure al cane,  quindi non avendo un centesimo per le tasche, ma disponendo di una voce notevole e di una cultura musicale spropositata, cantava arie d’opera su richiesta del personale medico.

In una stanza ripostiglio della clinica veterinaria, si allestiva l’auditorium, sempre più pieno e affollato di gente e poi il Barone componeva dei grazie musicali perfetti e digiuni di retorica.

Qualche anno fa, la scuola è stata trasferita e del Barone Stanca e della sua musica, ne sono scomparse le traccie.

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